La Cia Umbria e le prospettive della razza Chianina

Stefano Facchini membro della Giunta regionale della Cia Umbria e presidente del “Consorzio Filiera Agroalimentare Umbra” interverrà domani 14 dicembre a Sinalunga (Siena), presso il
Teatro Comunale “C. Pinsuti” , al convegno dal titolo “Le Regioni e le Ragioni della Chianina” parlando delle “Politiche zootecniche e programmi in un contesto interregionale”.

Tra le diverse questioni nella sua relazione Facchini affonderà alcuni temi di seguito riportati:

“Il settore zootecnico conosce in questi tempi forti ridimensionamenti, a partire dall’allevamento suino a quello bovino ed ovicaprino; sono in forte diminuzione nel numero delle aziende
presenti e quindi dei capi allevati”.

“Ciò è dovuto oltre all’effetto del disaccoppiamento della Pac, che eroga i premi agli allevatori indipendentemente dal numero degli animali, anche da altri elementi quali ad
esempio, la riduzione del numero dei capi bovini da latte collegato al sistema delle quote, che si è rivelato negli anni un sistema non rispondente alle esigenze dei mercati
perchè non garantisce una adeguata remunerazione al produttore, ma soprattutto ai livelli troppo bassi del prezzo del latte registrati fino all’ultimo anno, che ha fatto prendere la
decisione a molti allevatori di cessare la produzione”.

“Il settore delle carni, come quello del latte, soffre molto la scarsa remuneratività del mercato, aggravata in maniera molto pesante negli ultimi mesi, dai forti rincari dei mangimi e
di tutte le materie prime utilizzate nell’alimentazione del bestiame, che rischiano di pregiudicare in maniera definitiva e irreversibile la redditività degli allevamenti.

Si tratta, dunque, di attivare diversi strumenti ed iniziative che dovrebbero vedere una maggiore unità del mondo agricolo, una più ampia disponibilità al confronto da
parte degli altri soggetti della filiera ed infine la concertazione con le istituzioni a tutti i livelli”

“La situazione di mercato della Chianina è ben diversa da quella delle altre razze o incroci, dove anche se le problematiche relative all’alimentazione e ai costi di produzione in
generale sono le stesse e forse più gravose di altre zone dell’Italia e dell’Europa, semmai l’obiettivo è quello di sfruttare ed accrescere i fattori di successo del marchio “Igp
Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale” con strategie che riguardano una più corretta organizzazione della produzione, della lavorazione e della commercializzazione attraverso un
coordinamento e controllo della filiera nel suo insieme”

“La valorizzazione e la commercializzazione dovrebbero essere strettamente connesse, tanto che si potrebbe arrivare alla gestione dei marchi come quello Igp fatta dalle Organizzazioni dei
produttori come avviene nel resto d’Europa, dando slancio commerciale ai prodotti ed all’ingresso di questi marchi nella moderna distribuzione; l’attuale sistema che vede la valorizzazione
fatta da chi non commercializza e la commercializzazione fatta da chi non gestisce i marchi mostra seri limiti”

“Si ravvede l’esigenza, secondo il nostro punto di vista, di gestire la filiera su base nazionale e non su singole Regioni perché senza la presenza di una gestione massiva della
produzione, non si generano neppure i servizi necessari alla commercializzazione”.

“L’aggregazione di aziende produttrici che abbiano tutte lo stesso fine, sotto un unico marchio, in questo caso quello dell’Igp è un elemento essenziale”

“Si potrà utilizzare, tra l’altro la norma appena approvata sui mercati degli agricoltori che prevede la vendita direttamente in città in appositi spazi che dovranno essere
definiti dai Comuni, oltre che quella già sperimentata nelle aziende.

In questi spazi dedicati, gli agricoltori potranno anche trasformare i loro prodotti e svolgere attività didattiche e dimostrative per promuovere così, attraverso produzioni di
eccellenza come la Chianina, tutto il territorio rurale.

Si tratta, a nostro avviso, di avere un’opportunità in più oltre a quelle dei canali normali di mercato, opportunità anche per i consumatori perchè accorciando la
filiera avranno vantaggi economici e prodotti di assoluta genuinità e freschezza.

Non la consideriamo sicuramente una risposta al caro prezzi nel settore alimentare o la panacea dei mali, ma sicuramente quella delle vendite dirette potrebbe rappresentare in futuro un
contributo interessante per tutti gli agricoltori”.

La relazione integrale e il programma del convegno può essere consultata visitando il sito della Cia dell’Umbria.

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