Roma: Unalat, Contro sanatorie tombali sulle quote latte, scaldiamo i trattori
24 Novembre 2008
Roma – Unalat manifesta “grande perplessità” sull’aumento delle quote latte previsto dall’accordo dei ministri dell’agricoltura Ue raggiunto ieri e si dice pronta a
mobilitarsi nel caso le quote vadano a premiare solo gli allevatori che hanno sforato il tetto, regolarizzando la loro posizione con una sorta di sanatoria tombale. “Quello che
preoccupa – sottolinea Unalat – è la dichiarazione resa dall’Italia in calce al compromesso raggiunto a Bruxelles, in quanto l’aumento sarà reso disponibile in via
prioritaria agli allevatori che hanno superato la quota assegnata”.
“Grande perplessità sull’intera operazione che vede l’assegnazione all’Italia di un aumento di 620 mila tonnellate di quote latte, ottenuto in via anticipata”. Così Unalat
commenta, in una nota, l’intesa raggiunta in sede Ue sull”health check’ della Politica agricola comune (Pac). Quello che “preoccupa” è quanto dichiarato dall’Italia in calce al
compromesso raggiunto, a Bruxelles, in quanto l’aumento sarà reso disponibile in via prioritaria agli allevatori che hanno superato la quota assegnata. I produttori di latte
italiani ricordano le dichiarazioni rese dal Ministro Zaia meno di un mese fa in occasione della Fiera del Bovino da Latte a Cremona: nessuna sanatoria, nessuna modifica della legge
119, rispetto assoluto della legge senza aumentare l’offerta di latte per non deprimere il mercato. “Aspettiamo quindi – sottolinea Unalat il decreto che realizzi quanto promesso”. I
produttori del settore lattiero annunciano poi che “stiamo scaldando i trattori, determinati a far capire a questo governo che i 43 mila allevatori che hanno rispettato il regime delle
quote, che solo negli ultimi 5 anni hanno acquistato oltre 2,2 milioni di tonnellate di quote, accumulando debiti per oltre 1 miliardo di euro, non accetteranno mai: di essere esclusi
da qualsiasi distribuzione di quote; né una regolarizzazione che non potrà che essere molto simile ad una sanatoria tombale e che premi solo 1.000 allevatori che non sono
stati certamente costretti a lavorare al di fuori della legalità”.
Il presidente di Legacoop agroalimentare Luciano Sita esprime “apprezzamento per il risultato raggiunto a Bruxelles dal ministro Zaia sull’aumento della quota di produzione
nazionale del latte” e auspica al contempo “che tali quote vengano distribuite ai produttori italiani che hanno rispettato le regole”. Una distribuizione, sottolinea Zita, che avvenga
“in base ai criteri sanciti dalla Legge 119/2003, con priorità alle aziende agricole che hanno subito il taglio della quota B e per favorire nuova imprenditoria giovanile”.
Agci-Agrital esprime soddisfazione per i risultati del negoziato sulle quote latte. “Auspichiamo che l’aumento ottenuto sia attribuito ai produttori con criteri volti ad escludere
qualsiasi forma di speculazione e sperequazione – ha dichiarato in una nota Antonio Martini, responsabile del comparto lattiero-caseario di Agci Agrital – ma va considerato che la
zootecnia italiana è ormai in una crisi irreversibile che ha avuto nelle quote latte la prima causa del dramma vissuto dagli allevatori. Noi speriamo quindi che, dopo 25 anni di
lotte tra Stato, Associazioni ed allevatori, quando finalmente tutti danno ragione a questi ultimi, questo risultato non sia da interpretare solo come una soluzione per far pagare le
multe nei prossimi 30 o 40 anni. Tanto ci vorrà infatti per cicatrizzare la ferita inferta al settore, una ferita che ormai coinvolge due generazioni di allevatori, ed alla quale
moltissime stalle non sono sopravvissute”. Agci Agrital chiede “ancora più coraggio, perché si prosegua sulla stessa strada chiedendo lo stato di crisi del settore per
arrivare a rimediare agli errori, e non a chiudere un capitolo così drammatico mandando semplicemente gli allevatori, quelli che oggi si riconosce che avevano ragione e che hanno
subito enormi danni morali ed economici, a lavorare per pagare gli errori di altri. Se questa fosse la conclusione – ha concluso Martini – noi diremo agli allevatori di andare a casa e
di chiudere le stalle”.
Dall’aumento della produzione deciso in sede europea, al Piemonte dovrebbero arrivare circa 600 mila quintali di aumento della quota regionale, poco meno del 10% dell’aumento nazionale
di 620 mila tonnellate. Lo sottolinea la Coldiretti regionale. “La regolarizzazione del settore – commentano il presidente e il direttore di Coldiretti Piemonte, Giorgio Ferrero e Bruno
Rivarossa – è importante. Le nuove quote di produzione andranno gestite con intelligenza a livello nazionale, con l’attenzione dovuta a chi ha operato nella legalità.
L’aumento delle quote produttive dovrà essere assegnato a quei produttori che nel corso degli ultimi vent’anni hanno rispettato con grandi sacrifici economici le disposizioni di
legge. Non ammetteremo colpi di spugna da parte di chicchesia”. “Siamo però aperti al dialogo – aggiungono – per consentire di riportare il settore della zootecnia da latte in
una situazione di serenità che manca da anni e per permettere quindi anche alle aziende che non hanno rispettato totalmente la di allinearsi alla quasi totalità delle
imprese del settore”. Coldiretti conclude chiedendo alla Regione Piemonte di convocare urgentemente il tavolo della trattativa, “per cercare un’intesa con l’industria in modo da
restituire certezze a un mondo in forti difficoltà economiche”.
Ansa.it per NEWSFOOD.com




