Ricerca e innovazione: bandi per giovani lauerati in Umbria
5 Giugno 2008
Perugia – «Dal 2004 la Regione Umbria ha radicalmente invertito la rotta, superando la logica degli interventi a pioggia per le imprese, a vantaggio invece dell’utilizzo dei
finanziamenti pubblici, di notevole entità, per favorire ricerca ed innovazione».
È quanto ha affermato la presidente Maria Rita Lorenzetti, nell’intervento di chiusura dell’incontro su «I giovani ricercatori in Umbria: una risorsa per il futuro».
Organizzata dal Servizio regionale Politiche attive del lavoro, l’iniziativa si è svolta ieri a Perugia nell’Aula magna dell’Università per stranieri ed è stata introdotta
dal direttore regionale allo Sviluppo economico Ciro Becchetti.
«La scelta di invertire la rotta – ha detto la presidente Lorenzetti – è stata frutto di un confronto, anche serrato, con tutte le parti sociali, con le quali la Regione ha deciso
di intervenire sui punti ‘critici’ del sistema economico umbro, uno dei quali era senz’altro l’insufficiente investimento in ricerca ed innovazione. Un ritardo che penalizzava pesantemente un
sistema di imprese come quello umbro, fatto di aziende piccole e medie, se non addirittura micro, penalizzando ulteriormente l’occupazione nella regione che soffre soprattutto nel segmento ‘ad
alta scolarizzazione’. L’esperienza di questi anni – ha rilevato – è stata utile sia alle imprese, che così hanno potuto beneficiare di notevoli contributi da destinare alla
ricerca, sia gli stessi disoccupati che hanno avuto così opportunità di lavoro adeguate alla loro preparazione e specializzazione».
«Una realtà economica come l’Umbria – ha proseguito la presidente Lorenzetti – può avere un ruolo nel sistema dell’economia globalizzata solo se saprà essere
competitiva, puntando con forza e determinazione verso la qualità. E la competitività di un sistema di imprese è strettamente connessa alla capacità del sistema
stesso, ma anche delle istituzioni, di investire in ricerca ed innovazione. Ciascuno è stato chiamato a fare la sua parte, così come definito e deciso con il Patto per lo sviluppo
e, appunto, l’innovazione dell’Umbria».
«La prima fase dell’esperienza di questi bandi, che abbiamo definito ‘integrati’ – ha aggiunto la presidente della Regione – ha dimostrato che la strada imboccata è quella giusta.
I lavori presentati da assegnisti, rappresentanti di imprese, Università e centri di ricerca ne sono un esempio concreto ed inequivocabile. Ora si tratta di proseguire su questo cammino.
Dobbiamo intanto procedere rapidamente verso l’attuazione dei nuovi bandi – ha concluso – ma nel frattempo si deve lavorare affinché le esperienze realizzate, il lavoro, divengano un
patrimonio stabile per l’Umbria e non una semplice banca dati».




