Quale futuro per l'automedicazione?
9 Aprile 2008
Nell’imminenza delle prossime elezioni politiche, sembrerebbe che le cosiddette «liberalizzazioni» nel settore farmaceutico, siano diventate lettera morta nei
pensieri di istituzioni e autorità competenti.
La Federazione Esercizi Farmaceutici (FEF) osserva che nel nuovo quadro nazionale della distribuzione del farmaco, che ha visto la parziale legittimazione del ruolo del
farmacista anche al di fuori della farmacia, uno dei tanti problemi che rimangono ancora irrisolti è il mancato «switch», ossia il passaggio di tante
specialità medicinali da farmaco etico a medicinale non soggetto a ricetta.
Dopo oltre un anno e mezzo dall’entrata in vigore del decreto sulle liberalizzazioni, solo cinque o sei molecole di farmaci etici hanno superato questo passaggio diventando
OTC o SOP (farmaci di automedicazione o senza obbligo di prescrizione).
Non solo, permangono numerose incongruenze incomprensibili; un esempio eclatante è la differenza tra l’Efferalgan 500 compresse effervescenti, vendibile solo con
ricetta, e la Tachipirina 500 buste, medicinale di libera vendita, contenenti entrambi 500 milligrammi di Paracetamolo come principio attivo. Nell’ambito di una politica di
liberalizzazione era opinione maggioritaria che si dovesse ampliare l’offerta dei farmaci non soggetti a prescrizione medica, uniformandola perlomeno a quella degli altri Paesi europei. In
Italia, infatti, soltanto 87 principi attivi che si possono acquistare senza la ricetta, contro i 117 della Gran Bretagna, i 114 della Germania e i 99 della Francia.
La FEF non comprende il motivo di questo ritardo, dato che già ora, come risulta da varie inchieste, circa il 15% dei medicinali che sarebbero sottoposti a
prescrizione viene tranquillamente venduto in farmacia, anche nei casi non urgenti, senza presentazione della ricetta.
Perché dunque non togliere questa formalità permettendo che questi farmaci possano essere dispensati anche nei punti vendita diversi dalle farmacie, dove pure operano farmacisti
laureati e abilitati, facendoli rientrare in un sistema concorrenziale che porterebbe vantaggi di tempo e denaro ai cittadini?
Numerosi sarebbero i vantaggi se l’AIFA si decidesse a portare a termine questo passaggio.
Innanzitutto, il più ampio ricorso all’automedicazione, con la consulenza del farmacista, potrebbe ad una riduzione del numero delle visite mediche con un tangibile
risparmio, stimato fino a 240 milioni di euro dalle associazioni di produttori di medicinali da banco, per il Servizio Sanitario Nazionale. Tutto ciò potrebbe essere
supportato dall’aiuto dei medici di medicina generale che iniziando a prescrivere per patologie minori farmaci OTC o SOP anziché etici farebbero
risparmiare alle casse dello Stato fino a 150 milioni di euro ogni anno, dal momento che un farmaco da banco costa mediamente meno rispetto a uno su prescrizione.
La Federazione Esercizi Farmaceutici si chiede se questa lentezza non finisca solo per danneggiare la concorrenza e favorire gli interessi monopolisti delle farmacie.




