Punto e virgola di Comolli: Focus su Discount… l’Italia Finanziaria… Italia Consumi
20 Gennaio 2026
By Giuseppe
Ancora Mercosur… Grande Distribuzione e Marca Private Label… l’Italia Finanziaria… Italia Consumi 2026, grossi problemi…
Ultim’ora: giacenza vino Italia
Newsfood.com, 15 gennaio 2026
Il Punto e Virgola di Comolli: Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.
Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.
Punto e Virgola di Comolli
Quattro gli argomenti di questi primi giorni del 2026
- Ancora Mercosur…
- Grande Distribuzione e Marca Private Label…
- l’Italia Finanziaria…
- Italia Consumi 2026, grossi problemi…Mercosur divide oggi più di ieri, perchè? Ma si parla anche di prodotti DOC nel trattato? L’Italia, come Francia e altri 4 paesi europei, si è messa da subito per traverso alla firma dell’accordo UE-Mercosur ( e Messico?).
Il governo Meloni (come Macron) ha sposato in pieno il niet degli agricoltori italiani, impersonato in modo pesante dalla Coldiretti, sindacato imprenditoriale-datoriale di imprese agricole. “reciprocità di standard produttivi e tempi lunghissimi della clausola di salvaguardia e quindi una prolungata concorrenza sleale prima di chiudere rapporti con imprese sudamericane”: queste le motivazioni di Coldiretti e condivise da Meloni (e ministro Lollobrigida). Intanto negli ultimi 5 anni è raddoppiato l’import UE agroalimentari da Brasile ( e altri paesi come Usa e Canada) e sono diminuiti gli import da Russia (-74%) e Ucraina(-18%). Il governo Meloni ha trovato la quadra, si dice: la Commissione UE e il comitato tecnico diplomatico UE ha accettato le proposte italiane di accorciamento immediato dei tempi di salvaguardia, di tutti i controlli tecnici e sanitari in vigore in Europa su tutte le merci importate, la caduta di ogni accisa e dazio ai prodotti esportati dall’UE.
Oltre a questo, la UE ha stabilito che l’agricoltura Europea tornerà ad avere il plafond (se non superiore) di fondi che ha sempre avuto con la PAC e OCM anche per il settenato 2028-2035.
Successo? Forse.
Bisogna vedere il testo internazionale e definitivo del trattato e quanti paesi lo sottoscrivono. Da parte Europea la Francia, Polonia, Ungheria, Irlanda non hanno sottoscritto l’accordo neanche rinnovato con tutte le garanzie richieste dall’Italia. Forse eccetto una. E’ vero che il libero mercato è una grande realtà e scommessa per il commercio mondiale, ma l’Europa dal 1963 ha attivato i meccanismi di protezione sull’agroalimentare: le Doc in Italia e la Aoc in Francia.
Questi prodotti altamente di qualità, unici al mondo, con un valore diretto e indiretti alto che creano PIL e reddito alle imprese… sono stati “salvaguardati al 100%” all’interno del trattato? C’è un allegato con l’elenco di tutti quelli europei? Dovrebbero essere in Europa: 1600 vini DO-IG e 1493 alimenti DOP-IGP-STG. Per l’Italia sono circa 800 in tutto.Nell’accordo con il Mercosur è stata inserita la clausola di salvaguardia e rispetto totale di tutte le Do-Ig Europee ed è stato chiesto una garanzia di “non copiare” marchi, brand e metodi registrati in Europa? Visto quante volte gli accordi Gatt e Trips con gli “americani” sono caduti nel vuoto dal 1981 ad oggi, sarebbe molto importante che ci fosse una garanzia prima della firma.2026: prospettive Grande Distribuzione o Private Label e Marca Insegna
La situazione economica generale incide automaticamente sulle tasche degli italiani. Il governo Meloni poteva fare di più, certamente! Ma questo governo ha dovuto garantire (e ha voluto per ambasceria verso i diffidenti europei) un forte impegno su deficit e debito di Stato.
Il binomio Pnrr e Superbonus hanno portato l’Italia a un incremento accelerato del debito pubblico (valore dei titoli di Stato emessi per prestiti vari di lungo periodo) che stava per arrivare al 150% del Pil nel 2026. L’Europa “chiede” un massimo 70-80% per non incorrere in infrazioni.
Questo Governo ha privilegiato la sostenibilità del paese in lungo periodo piuttosto che ” fare cassa” immediata. Oggi – a parte i piccoli e marginali aiuti a famiglie, mamme, pensionati e un po meglio a imprese – il consumatore italiano (e le imprese commerciali) si trova ad avere meno soldi da spendere per cui è costretto a stringere la cinghia dei pantaloni.
Da qui un 2026 che vedrà i Discount e i prodotti dell’Insegna e Private Label a crescere oltre il 30-35% dell’intero carrello della spesa (food e nofood). In tutto questo si inserisce l’intervento, qualcuno dice “finalmente” qualcun altro denuncia la “gamba tesa” dell’Antitrust italiana che ha aperto un fascicolo indagatorio sui prezzi dei prodotti alimentari (soprattutto) nella Gdo e Gda.
Il dato che ha fatto partire l’Autority della Concorrenza è l’incremento dei prezzi “allo scaffale” di ben il 24,9% dal 2021 al 2025 (5 anni) ben superiore alla somma – banale – anno più anno della inflazione dichiarata da BCE e dal governo italiano. Un 5% all’anno vuol dire un + 25% dei prezzi al consumo, ma c’è corrispondenza con i costi alla produzione e ai costi dei fattori distributivi delle imprese? Il dubbio è che il dato aritmetico dell’ “inflazione” non concordi con il prezzo del carrello della spesa. L’Antitrust ha aperto una indagine su tutta la GDO-GDA italiana. Infatti , leggendo bene sia i grafici ISTAT che le tabelle fornite da Osservatori di Ricerca Terzi dei Consumi e Mercati, emerge che nel 2025 ogni famiglia italiana ha speso 2000 euro in più per la spesa alimentare nella Distribuzione in 5 anni e che l’effetto “calo dei prezzi” registrati fra giugno e luglio 2024 non è stato minimamente preso in considerazione sugli scaffali. I prezzi al consumo infatti sono ricresciuti senza più una motivazione “inflazione” presupponendo un “adattamento” dei prezzi sempre in crescita. Da qui anche il grande sviluppo sia a monte (produzione) che a valle (consumatori) dei prodotti private label. Staremo a vedere.EuroSpin, una vera eccellenza
Una conseguenza, più o meno collegata, è la crisi di alcuni storici supermercati alimentari e generici, soprattutto a livello regionale, come gli attuali PAM e SIGMA, grandi marchi in Veneto Emilia Romagna Toscana. Gruppo PAM fatturava 3,5 miliardi euro l’anno in 1035 punti vendita, ora c’è crisi in 60% dei negozi e si salva solo l’insegna IN’S Mercato. SIGMA sta chiudendo molti supermercati, ma si salva ECU. Perchè? Perchè sono Discount, cioè il prezzo è altamente calmierato ed è il primo obiettivo e fattore di gestione del Private Label.
Un fattore vincente che può continuare a vincere solo se ” la qualità” nella confezione e nel prodotto resta alto. La qualità resta alta se il fornitore-produttore è di eccellenza. Fra i vari discount Italiani, il migliore, secondo una indagine Ceves, Largoconsumo e altre Uni, è EUROSPIN perchè si affida per le proprie “etichette” a grandi imprese italiane, marchi solidi. Per esempio la sigla “IT-03-169 CE” in controetichetta vicino al luogo di confezionamento indica un grande marchio di qualità nazionale. Fornitori di pregio e valore per Eurospin: sugli scaffali a marchio Eurospin ci sono produzioni di Italsilva, Dixan, Winni’s, Chanteclair, Quasar e Dash per prodotti di casa e della persona, oppure Sammontana, Bauli e Vicenzi per gli scaffali dei surgelati dolci e merende e biscotti e il colosso OlympusFood per lo yogurt greco in diverse formule. Eurospin nel 2026 probabilmente supererà il 65% delle etichette Private Label con uno stimato incremento di fatturato lordo nazionale del 6-7%, unico in tutto il panorama italiano, compreso Esselunga, Aldi, Ipercoop e Conad a parità di prezzi 2025.2025, l’Italia Finanziaria sta molto bene in Europa, grazie soprattutto all’impegno delle Famiglie
La ricchezza delle famiglie italiane nel 2025 è fortemente aumentata e incrementata. Era già un biglietto da visita solido, ma quest’anno, la sola ricchezza finanziaria (cioè la moneta, escluso patrimoni e beni materiali) raggiunge la cifra record di 6.148,2 miliardi di euro, + 266 miliardi in un anno solo e rispetto al 2024. Questi i dati forniti da Unimpresa. A fronte di una riduzione delle liquidità sul conto corrente, aumenta l’acquisto di titoli azionari, obbligazionari bancari e assicurativi e fondi a risparmio. La liquidità disponibile sui conti correnti si aggira sul pur sempre altissimo impegno di 1.140,9 infruttuosa oggi per i titolari in quanto gli interessi attivi sono vicini allo “zero” , ma altamente redditizia per banche assicurazioni finanziarie. Inoltre i conti correnti sono indifesi di fronte alla inflazione e ai tassi e sconti della Bce. Forte il disimpegno delle famiglie italiane verso tutti gli strumenti a bassa remunerazione. I titoli a scadenza breve scendono di oltre l’1% in un anno nel portafoglio famigliare a vantaggio i quelli a lunga scadenza con maggiore rischio e più incertezze.
Crescono i risparmiatori dinamici rispetto a 3-5 anni fa: più propensi ad accettare rischi visto la situazione economica e politica generale, dicono! In ogni caso resta forte la ricerca della stabilità finanziaria che, ovviamente, va di pari passo per famiglie e Stato con la stabilità politica. in un solo anno, record dei record, il nuovo investimento delle famiglie è stato di 200 miliardi di euro soprattutto in azioni e obbligazioni più esposte ai mercati finanziari e ai fondi comuni. Nel 2025 boom anche di vendita/acquisti di oro quasi totalmente reinvestito o impiegato in incrementi patrimoniali diversi.
Record anche di accantonamenti e riserve assicurative: 1.138 miliardi di euro l’ammontare in totale che risulta investito con particolare attenzione a previdenza e strumenti di protezione individuale. Derivati e stock option sempre più marginali: oggi solo 11 miliardi di euro restano investiti.Emerge che l’economia reale delle famiglie nel 2025 è stata molto solida e forte, la prima in Europa come risparmio finanziario privato. 266 miliardi di euro di incremento in un anno, escluso quello di imprese, istituzioni pubbliche e istituti finanziari, è un segno molto importante e segna una resistenza e resilienza contro tutto.
La motivazione sembra sia data dalla stabilità politica, dai riconoscimenti esteri alle politiche economiche, dalla attenzione ai conti pubblici, dalla responsabilità governativa verso il debito pubblico consolidato. Le famiglie che restano e vivono in Italia dimostrano fiducia. Questa fiducia diventa una grave responsabilità per il Governo, il parlamento e le istituzioni bancarie finanziarie. In teoria questo “patrimonio finanziario” può rendere come minimo, oggi, 12-14 miliardi che sommati al risparmio pubblico grazie a uno spread basso di circa 6-7 miliardi, equivale alla finanziaria del bilancio dello Stato per il 2026-2027. Questo “reddito” derivante dagli investimenti delle famiglie “deve” però essere canalizzato sempre meglio in sostegno alle giovani famiglie, alla difesa del territorio, alle imprese con residenza fiscale in Italia che offrono e aumentano occupazione stabile duratura.
Italia Consumi 2026, l’altra faccia della medaglia segna grossi problemi
I riconoscimenti internazionali all’Italia negli ultimi anni sono molto importanti. Ma la situazione reale, vista dal basso e dalla condizione del singolo cittadino italiano, è molto più complessa, difficile, contraddittoria. Il saldo primario nazionale è in aumento, segna quasi il doppio rispetto al 2024. Il deficit dello Stato scende entro il limite (3%) imposto dalla UE, mentre il debito globale consolidato (quello che si somma dal 1980 al oggi tanto per dare una temporalità) ha difficoltà a scendere se non molto lentamente.
Ma quanto il famoso e tanto citato PIL influisce nelle tasche degli italiani? Gli effetti positivi per gli italiano non si vedono sulle questioni quotidiane. Il 2026 si annuncia con diversi rincari: in parte allineamenti europei, in parte fabbisogni pubblici locali, in parte balzelli diretti e indiretti in base al tipo di consumi. Per le imprese si guarda all’export dei prodotti made in Italy in quanto fonte sempre più premiante i bilanci aziendali, con consumi interni o stabili o in calo in baso ai canali e alle tipologie. L’export (compreso il lusso) nel 2025 non è stato così favorevole anche se dazi e accise hanno influito meno di quanto sbandierato da cassandre di diversa matrice. Si dice, con una inflazione rientrata sotto il 2% (solo la Bce non se n’è accorta?), i prezzi di beni e servizi rientranti nel “paniere” calano, ma questo non accade.Tuttalpiù i prezzi stanno fermi, ma al livello precedente, quindi non calano. Con reddito stabile, poi, si acquista di meno, ovvero si differenzia la percezione del reale valore del prodotto. Questo porta a scartare l’acquisto di beni e servizi e servizi sanitari e spese non primarie, ma anche a livelli differenti da famiglia a famiglia. Oggi la spesa alimentare, sanitaria, istruzione è in calo mentre servizi alla persona, tasse, imposte sono in forte crescita e sono sempre più indispensabili.
Nel 2026, oltre alla stabilità dei prezzi del carrello alimentare anche se inflazione in calo e del costo dei servizi alla persona, sono previsti aumenti in diversi settori che ovviamente incidono anche indirettamente in altri comparti: rifiuti domestici, utenze elettroniche, acqua, carburanti, medicine, visite mediche, ticket sanitari, corsi riabilitativi, oneri sociali, bolli auto e accise su diversi prodotti che l’Italia importa.
Stando ad alcune ricerche e statistiche tutto questo comporta un aumento medio/annuo per famiglia che varia da 325 a 985 euro su base annua… con stipendi e pensioni che coprono una minima parte, anche grazie ad un ulteriore sforzo di riduzione del cuneo fiscale. Solo elettricità e costi fissi abitazione si possono presumere in leggero calo, ma automobili, carrozzieri, trasporti, autostrade, traghetti, voli sono tutti in crescita e questo incide anche su turismo, viaggi, contratti.
Pertanto ospitalità, alberghi, ristoranti risulteranno in crescita e quanti italiani potranno mantenere lo stesso montante di spesa? Già durante le feste 2025-2026 – al di là dell’euforia sui giornali – le spese degli italiani sono state molto più limitate rispetto al previsto. Vi è anche una tesaurizzazione di spese in abbonamento rispetto a spese aggiunte e cambi di spese. Nel 2026 ci attende un ulteriore passo indietro per certe famiglie a medio reddito in quanto la disomogeneità percepita è molto alta e all’interno dello stesso scaglione di reddito o di spsa le differenze sono sostanziali, compreso le famiglie a due redditi e a un reddito solo ( i single). Ci attende una massima attenzione nelle spese per far fronte ai bisogni primariUltim’ora… Giacenza VINO
I dati del Masaf sulla giacenza del vino italiano al 31 dicembre 2025 pone alcune riflessioni sul piatto del tavolo di programmazione e pianificazione nazionale (ed europeo!). Come Osservatorio.Ovse e CevesUni avevamo già commentato i dati di agosto 2025. La suddivisione regionale e per macroarea dei dati conferma una propensione ” di stoccaggio e affinamento” al vino imbottigliato nelle cantine del Nord Italia, mentre al Sud è maggiore la quota di mosti e vini ancora in fermentazione, o sfusi. Emerge anche che il Veneto è la regione maggiormente produttiva e con le più alte giacenze di vino pronto o quasi pronto e la maggior parte dei vini sono Dop e Igp. Rispetto al 31 dicembre 2024 le giacenze sono in aumento in tutte le regioni e per tutte le tipologie. Il Nord concentra anche le cantine più grandi come vendita ed export di vini. Il Sud presenta ancora la quota maggiore vdi vini Igt e da tavola giacenti. La Puglia è la regione con quasi il 50% di tutti i mosti giacenti.Considerazione: c’è sempre e si accentua in questo periodo una grande differenzazione produttiva e di cicli elaborativi da una regione all’altra e da Nord e Sud. In crescita sempre, da qualche anno, i vini bianchi Dop mentre fra i vini Igp prevalgono i vini rossi, a riscontro o fotografia dell’andamento positivo o frenante dei consumi nel 2025 e in prospettiva 2026. Circa un 20% di tutti i vini giacenti sono ancora senza una denominazione, anch’essi in crescita rispetto a 2/3 anni fa.Proposta: questi dati obbligano a ulteriori valutazioni e a prendere posizione prima che certe condizioni assumano un ulteriore peso nazionale per tutto il settore. Ovvio che la sola strada No-alcol o AlcolFree o DemiAlcol non è sufficienteGiampietro Comolli
Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre
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