Prezzo del latte: la trattativa continua

Cremona – Prosegue la trattativa per la definizione del prezzo del latte alla stalla per la regione Lombardia per la campagna 2008/2009, dopo l’incontro fra le delegazioni
agricole ed industriali, avvenuto la scorsa settimana a Milano – incontro che ha aperto il confronto tra le parti, con un’ampia discussione sulla situazione del mercato nazionale ed
internazionale – il negoziato riprenderà martedì 11 marzo, con un nuovo vertice a Milano.

«Nella stessa giornata Coldiretti Cremona ha convocato a Crema tutti gli allevatori conferenti all’industria, per poterli informare in maniera precisa sulle diverse posizioni e con loro
definire le strategie da attuare a supporto della trattativa, come ad esempio lo spostamento delle forniture di latte da quelle industrie che in misura maggiore non intendono riconoscere il
giusto valore del latte della nostra provincia» evidenzia Roberto Biloni, Presidente di Coldiretti Cremona, tra i protagonisti della trattativa.

L’incontro rivolto agli allevatori del territorio (in primis a quelli che conferiscono il loro latte all’industria) è fissato per le ore 9.30 di martedì 11 marzo, presso l’Ufficio
Zona di Crema, in via del Macello 34.

Coldiretti Cremona, attraverso una comunicazione rivolta a tutti i soci, ha intanto richiamato l’attenzioni su alcuni dati che evidenziano chiaramente come il lievitare del prezzo del latte
fresco al consumo non sia imputabile agli allevatori.

Che il prezzo di tale prodotto sia aumentato, al consumo, in maniera esponenziale è stato ribadito, nei giorni scorsi, anche dal Codacons, che ha rimarcato come si sia passati dal prezzo
di 1,08 euro/litro del 2001 al prezzo di 1,55 euro al litro nel 2008, con un aumento del 43,5%. Assolatte ha attribuito la responsabilità agli aumenti nelle stalle, affermando che
«il costo della materia prima è incrementato di oltre il 30%, mentre a tutt’oggi i listini di vendita sono stati aggiornati con un incremento medio che è di solo il
10%».

«Questi dati meritano una riflessione seria ed attenta, anche perché qualcuno sta usando le informazioni a proprio uso e consumo – sottolinea Pietro Scolari, responsabile
dell’Ufficio Economico di Coldiretti Cremona -. Partiamo dal dato riguardante l’aumento del prezzo del latte alla stalla. Cominciamo a dire che, nel 2001, il latte alla stalla è stato
pagato agli allevatori conferenti all’industria mediamente 36,65 centesimi al litro. Nel 2007, in media, gli allevatori hanno percepito 34,45 centesimi per un litro di latte. In questi anni,
dunque, mentre il prezzo del latte al consumo aumentava, le imprese agricole venivano remunerate il 6% in meno. E’ certamente vero che, nei primi tre mesi del 2008, finalmente il latte è
stato pagato meglio: 42 centesimi al litro. Un prezzo, questo, giustificato dai notevolissimi aumenti dei costi che le imprese agricole stanno sopportando, in primo luogo per l’acquisto degli
alimenti delle vacche, cui si aggiungono gli effetti del caro-petrolio. Ora questo lieve momento di ossigeno, conquistato con il riconoscimento di un prezzo più equo, già viene
minato dagli industriali, che stanno rimettendo in discussione il tutto».

«Ma veniamo agli aumenti dei prezzi al consumo – prosegue Scolari -. Abbiamo appena chiarito che, dal 2001 ai primi tre mesi del 2008, per il latte alla stalla l’aumento è stato di
5-6 centesimi per ogni litro. Si è passati da 36,45 a 42 centesimi. Invece, sugli scaffali dei supermercati, si è passati da 1,08 euro nel 2001 a 1,55 euro nel 2008: l’aumento,
quindi, è di 47 centesimi al litro. Allora, chi sta traendo profitto da questa forbice tra il produttore e il consumatore? Certo, non i nostri allevatori».

«Trovo giusto anche replicare alle percentuali proposteci da Assolatte in questi giorni. Assolatte afferma che l’aumento del prezzo del nostro latte, cioè della loro ‘materia
prima’, è stato del 30%: ribadiamo che questa percentuale corrisponde, al massimo, a 10 centesimi. Nei primi tre mesi del 2007 il prezzo del latte alla stalla era di 32 centesimi/litro
(32 centesimi contro i 36,45 del 2001!), mentre nello stesso periodo del 2008 è di 42 centesimi. Sono, lo ripeto, dieci centesimi di aumento – evidenzia Scolari -. L’aumento sul listino
di vendita imposto ai consumatori, prosegue Assolatte, si sarebbe invece fermato ad un 10%: sì, rispondiamo noi, ma questo vostro dieci per cento equivale ad altri 15-20 centesimi al
litro, imposti al consumatore. Dunque, se l’industria paga 10 centesimi in più alla stalla, perché poi ne chiede 15-20 in più ai consumatori? E, con il gioco delle
percentuali, si lascia peraltro intendere che ci si sta sforzando di contenere gli incrementi di prezzo al consumo, alla ricerca di un pretesto per cercare di far accettare un prezzo più
basso alla stalla e, al tempo stesso, per giustificare in anticipo eventuali nuovi aumenti dei prezzi richiesti ai consumatori».

«Siamo di fronte ad una situazione inaccettabile – conclude Scolari -. Gli industriali sostengono di non essere riusciti a caricare sui listini del latte al consumo quell’incremento del
30% che tanto avrebbero voluto far pagare ai consumatori, quindi ora pensano di incrementare i loro profitti riducendo il prezzo del latte che pagano alla stalla. Ma noi abbiamo dimostrato che,
già da ora, l’aumento che hanno imposto al consumatore per il prodotto finito è ben superiore all’aumento del costo della ‘materia prima’ che acquistano dagli allevatori. Il
comportamento dell’industria e della grande distribuzione, che pagano poco alle imprese agricole e chiedono sempre di più ai consumatori, non può essere tollerato».

Leggi Anche
Scrivi un commento