Più casa, meno cene nei locali. Così cambia la cucina italiana
23 Settembre 2011
Cambiano i tempi e cambiano i modi di mangiare.
Si riducono le cene, forse ostacolate dalla crisi che prosciuga i portafogli.
Al contrario, crescono i corsi di cucina, non più esclusiva di massaie e fanatici della pentola, ma argomento di larga diffusione.
Questi i dati più evidenti di una recente serie di studi.
Per cominciare, l’inchiesta di Federconsumatori sul rapporto tra italiani e cene. Secondo i sondaggisti, calano le cene al ristorante: 1,5 volte al mese contro le 3 del 2002. Di contro,
aumentano le vie alternative. Si vuole lo stesso mangiare bene, ed i cittadini della Penisola si itruiscono con diversi media: al primo posto i classici libri (+87,4% nei dati di vendita),
seguiti fa acessessori tecnologici come videoricette, accessori per smartphone e blog nel Web.
Sul fenomeno si esprime lo chef Gianni Aste, capo-cuoco di Casa Raphael, di Roncegno in provincia di Trento: “Negli ultimi anni, la curiosità verso piatti e ricette coinvolge un pubblico
ampio sia dal punto di vista sociale che anagrafico, dalla commessa al direttore di banca, dalla manager al padre di famiglia, tutti vogliono farsi guidare nella scoperta di sapori e
combinazioni sempre nuovi, complice il ritrovato piacere di cucinare per sé e gli amici”.
Come spesso avviene, le statistiche aiutano a fare luce. I protagonisti dei corsi non solo donne (per l’84% dei casi ancora legate ai fornelli), ma aanche uomini, nel 43% delle volte impiegati
stabilmente tra pentole, tegmi e fornelli.
Riguardo all’età, gli adulti convivono coi giovani, desideri d’indipendenza alimentare ma stufi del piatto unico.
Anche cosa si studia è interessante, con un balzo in avanti degli stili alternativi. Così, un’indagine Ismea-Ac Nielsen del 2001 mostra come da gennaio ad aprile le vendite dei
prodotti per cucina bio siano aumentate del 12% e la spesa per questi sia triplicata dal 2001 ad oggi.
Perciò, conclude Aste: “Quella del buon cibo come specchio di una buona salute è diventata una convinzione molto radicata, durante i miei corsi di cucina biodinamica, incontro
spesso persone che restano stupite dal fattore benefico che un determinato alimento, coltivato secondo natura e combinato ad arte, può avere sul nostro organismo”.
Matteo Clerici
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