Pesca: La Fao avvisa che la crisi è ormai profonda nel Caucaso e nell’Asia Centrale
11 Novembre 2008
Roma – La produzione ittica nei Paesi dell’Asia centrale e del Caucaso è calata drammaticamente dopo il crollo dell’ex Unione Sovietica e oggi il settore pesca e
acquacoltura sono in crisi profonda. A lanciare l’allarme è la Fao che ha stimato il calo nel 60-72%, tra il 1989 ed il 2006, in Kazakistan, Turkmenistan ed Uzbekistan. Nello
stesso periodo in Tagikistan il calo è stato del 94% e in Kirghizistan del 98%. Cali significativi sono stati registrati anche per l’Azerbaigian, l’Armenia e la Georgia,
rispettivamente del 92, dell’81 e del 98%.
La conseguenza di questi cali è la scomparsa del pesce dalla dieta della popolazione. Molte, osserva la Fao, sono le cause che hanno portato alla quasi definitiva scomparsa del
settore ittico, a partire dal sovrasfruttamento e dalla cattiva gestione, dai tagli nella ricerca, dai minori investimenti nella manutenzione delle flotte e nei vivai, dalla gestione
carente delle risorse e dall’inquinamento dei fiumi.
A questi fattori si aggiunge il bracconaggio e il fatto che la privatizzazione è avvenuta, secondo la Fao, troppo rapidamente in un settore afflitto da corruzione e malgoverno.
Per uscire dalla crisi occorre ripristinare una risposta regionale, “i singoli Paesi non hanno la capacità di sviluppare il proprio settore pesca da soli”, ha detto Ndiaga Gueye,
responsabile del Servizio Fao in Asia Centrale. Con questo obiettivo, in questi giorni, in Tagikistan i rappresentanti di nove Paesi dell’area si sono riuniti per cercare una risposta
coordinata a livello regionale.
Ansa.it per NEWSFOOD.com





