Perugia: Lavoro, Aumenta la formazione femminile ma con fatica riesce ad emergere in posizioni di responsabilità

Perugia: Lavoro, Aumenta la formazione femminile ma  con fatica riesce ad emergere in posizioni di responsabilità

 

 

Perugia – Single, sempre più impegnata nella vita lavorativa, con un buon contratto di lavoro e un’ottima qualifica: è questo il profilo tipo femminile
maggiormente rappresentato e sul quale hanno avuto i risultati migliori le politiche formative della Provincia di 

Perugia nell’arco temporale 2000-20006. Una donna che, però, con difficoltà riesce a raggiungere posizioni e ruoli di responsabilità; che ha voglia di
mettersi in gioco, di crescere e di realizzarsi professionalmente, per questo sempre più propensa ad intraprendere forme di lavoro “autonomo”, in particolare attraverso la libera
professione e in alcuni casi attraverso l’attività imprenditoriale.

A chiusura di una programmazione settennale e mentre si sta inaugurando quella nuova, la Provincia di Perugia, attraverso il progetto “Gender Tool”, ha voluto promuovere la
realizzazione del “Bilancio di genere” per avere un quadro dei risultati e dell’impatto sull’universo femminile delle attività finanziate con le risorse
del Fondo Sociale Europeo (Ob. 3 2000-20006 Regione Umbria). Bilancio la cui presentazione è avvenuta oggi, presso la sede centrale dell’Ente, alla presenza degli assessori
alle politiche del lavoro Giuliano Granocchia e al bilancio e pari opportunità Daniela Frullani, ad opera dei partner tecnici OfficinaEtica e Argacon. Con il progetto
“Gender Tool” sono state esaminate le attività relative alle Misure B1 (inserimento lavorativo e reinserimento di gruppi svantaggiati), C3 (formazione superiore) e E1
(promozione della partecipazione femminile al mercato del lavoro).

Inoltre, grazie al supporto di un software gestionale appositamente predisposto, è stato definito un sistema in grado di rilevare, organizzare, gestire e comunicare informazioni
e dati sulle politiche e attività che direttamente o indirettamente hanno avuto effetti sulla relazione tra generi. Dalla ricerca scaturisce che le azioni finanziate
dall’Ente riguardano in gran parte attività formative che hanno coinvolto donne al di sotto dei 35 anni (oltre l’80%), ed indicano chiaramente l’obiettivo di qualificare la
“società della conoscenza” per favorire l’inserimento professionale, in particolare dei giovani, rafforzando il livello quantitativo e qualitativo dell’apprendimento lungo tutto
l’arco della vita.

Rispetto al mercato del lavoro e alle opportunità di formazione, i dati evidenziano un aumento positivo nelle percentuali di occupazione rispetto a quelle registrate prima della
partecipazione agli interventi, tanto che al termine ha dichiarato di essere occupato il 73% delle intervistate contro il 30% iniziale. Ma sotto il profilo del miglioramento delle
condizioni di lavoro, come accade a livello nazionale ed europeo, è emerso che la donna ottiene con difficoltà avanzamenti di carriera, ritrovandosi solitamente confinata
ai livelli intermedi delle strutture organizzative, con ruoli impiegatizi o di segreteria. Tra gli aspetti interessanti evidenziati vi è che sempre più donne anche nel
nostro territorio decidono di intraprendere il lavoro autonomo, assumendosi il rischio delle proprie scelte imprenditoriali e ritenendo superiori le opportunità di crescita
economica e professionale date dalla libera professione. Anche se poi, specie nel caso di ditte individuali nel settore agricolo e del commercio, rimane alto il tasso di
mortalità aziendale. “Emerge, quindi – è stato commentato – che le difficoltà di conciliazione tra vita lavorativa e vita familiare e il carico di
lavoro di cura, relativo sia ai figli che a parenti anziani, restano un problema esclusivamente femminile, che limita pesantemente le scelte professionali, la crescita lavorativa e la
capacità di concorrere, grazie alle proprie competenze distintive, allo sviluppo del sistema economico e sociale”.

“Una costante e seria attività di monitoraggio e analisi dei dati rilevati è un momento fondamentale da cui non si può prescindere per le nostre
attività di programmazione sia relativamente alle politiche attive del lavoro che a quelle di promozione delle pari opportunità”: è stato il pensiero espresso
dagli assessori Granocchia e Frullani nel corso della presentazione odierna. Per il primo tra l’altro l’attualità sta proponendo nuovi e più difficili scenari
alla luce dei quali le pubbliche amministrazioni devono avere la capacità di riadattare le proprie strategie operative. “Il Bilancio di genere – sono state le parole
di Frullani – accanto al Bilancio sociale, che la Provincia redige da tre anni, è un’operazione di grande trasparenza”.

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