Parma: Scolmatura e Antitrust il dibattito è aperto

L’impegno assunto, nei giorni scorsi, dal Ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia, di mettere a disposizione cospicue risorse finanziarie per consentire il ritiro dal mercato
di 100.000 forme di Parmigiano Reggiano per destinarle agli indigenti è stato, quasi unanimemente, accolto con favore. Un intervento tempestivo e di forte impatto emotivo per gli
attori del comparto che ora sono chiamati a mettere rapidamente in campo quei progetti di breve termine idonei a non vanificare l’intervento governativo e di medio lungo periodo
atti alla messa in sicurezza del mercato del Parmigiano senza, peraltro, incorrere nelle censure dell’antitrust.

L’Antitrust, infatti, è quell’insieme di norme e di organi tendenti a reprimere e a scoraggiare l’abuso di posizioni dominanti e di intese restrittive della
concorrenza. La materia è disciplinata in Italia da una legge del 1990, ma già il trattato di Roma istitutivo della Comunità Europea con l’art. 81 reprimeva
le pratiche concordate al fine di limitare la produzione.

“Con il termine scolmatura – commenta Fabio Massimo Cantarelli Presidente del Consorzio Agrario di Parma – gli addetti ai lavori del settore lattiero – caseario
intendono la destinazione del latte dalla trasformazione in Parmigiano Reggiano al consumo alimentare. E’ un tema del quale si è lungamente e diffusamente parlato in questi
ultimi anni di crisi. Ma l’argomentazione principale per negarne la fattibilità era proprio il divieto dell’antitrust. Ma se è vero, come è vero, che
gli interventi di Stato non sono più un peccato ma un imperativo categorico come è stato detto a livello governativo, se è vero come è vero, che questi
interventi hanno avuto come oggetto l’Alitalia, ovvero le banche sia a livello nazionale, sia a livello comunitario che a livello internazionale.

Se è vero tutto questo perché non ripensare alla scolmatura come soluzione che possa consentire ai produttori di continuare a produrre, di essere in qualche modo
remunerati, peraltro a breve, e di apportare al mercato una minore quantità di Parmigiano Reggiano così da organizzare l’offerta in modo adeguato modulando le
quantità a seconda delle giacenze. Il tema non è di facile soluzione, anche perché ci si chiede se potrà essere facoltativo o obbligatorio, quali
possibilità di riuscita potrà avere nell’ una e nell’ altra ipotesi. Tutti temi che potranno formare oggetto di dibattito nei prossimi mesi all’interno del mondo dei
produttori del Re dei formaggi.”

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