Pantelleria Doc e Zibibbo Classico Docg … questo è il problema! Disamina e possibili soluzioni di Giampietro Comolli

Pantelleria Doc e Zibibbo Classico Docg … questo è il problema! Disamina e possibili soluzioni di Giampietro Comolli

By Giuseppe

Pantelleria Doc e Zibibbo Classico Docg … questo è il problema! Disamina e possibili soluzioni

Incontro  5-7 maggio 2023 per un nuovo Rinascimento Pantesco, non solo Zibibbo, voluto dal sindaco Vincenzo Campo

Newsfood.com 14 aprile 2022

Pantelleria Doc e Zibibbo Classico Docg… una proposta per fare chiarezza al consumatore e sul mercato   

Testo di Giampietro Comolli
(Piacentino Doc, infatuato di Pantelleria)

Sgombro il campo subito. Sono un sostenitore dei consorzi di tutela dei vini e del cibo.
Correva l’anno 1980, ero uno stagista pre laurea della segreteria del ministro Marcora a Strasburgo, con il compito di studiare un aggiornamento al Dpr 930 del 1963 sulle Doc italiane. Nel 1998 e 1999 contribuii a scrivere le nuove leggi sui consorzi di tutela per il ministro Pecoraro Scanio e il suo successore… appena rifondata la nuova Federdoc.

Purtroppo la introduzione del “censo” all’interno dei consorzi al posto del sistema cooperativo voluto dagli industriali e grandi aziende per non votare contro i consorzi…,  è stata nel tempo modificato e interpretato “a favore” di una sommatoria di voti unica per le tre categorie canoniche in modo che i “volumi” fossero determinanti nella scelta della guida e nelle decisioni dei Consorzi.

Eppure io stesso avevo impiegato la parola “ponderale” e non “proporzionale” nelle proposte di legge della istituzione dei nuovi consorzi con l’erga omnes.   Negli anni successivi, io non ero più in Federdoc, prese forma sempre più il valore pesante più del vino vinificato e imbottigliato rispetto che agli ettari vitati e all’uva iscritta all’albo tenuto dalle Cciaa ( i veri proprietari della denominazione collettiva), come voluto dagli enti e organismi che guardavano più agli aspetti commerciali che produttivi.

Iniziò un declino del mondo viticolo legato alle Docg e Doc con l’inflazioni e la clonazione delle IGT e un aumento notevole del numero di Docg, forse come scappatoia, come ultima ancora di difesa! Ha ragione chi dice che l’Italia è l’unico paese che ha creato una piramide delle denominazioni territoriali ( io dico ancora oggi giustamente), mentre altri paesi hanno puntato tutto alla “piramide aziendale delle vigne locali”. Il termine matematico “ponderale” è molto chiaro, ma è stato disatteso.

Questo ha creato della eccessive distanze fra grande Cantina e piccola all’interno dello stesso organismo soprattutto in quelle zone dove le cantine cooperative non ci sono e ci sono 2 grandi aziende su 20-40-90 piccole aziende. Troppo potere, troppo monopolio, troppa discrezionalità, troppo peso nel bilancio economici dei consorzi.

Occorreva un calmierante, un modus operandi che equilibrasse i divari: questo era svolto da grandi “direttori” di consorzi che sapevano come governare il sistema e un modello di equidistanza favorendo soluzioni in base ai bisogni e agli obiettivi diversificati.

Con l’avvento di presidenti-direttori e la assenza di una scuola di direttori di consorzi di tutela ( oggi molto più burocrati, scribacchini e più agenzie stampa), tutto è stato lasciato al caso, al ribasso di spesa e in mano a chi sapeva muovere bene le leve economiche e non territoriali. Giustamente da un punto di vista aziendale e del bilancio commerciale, molto meno per il bilancio del distretto e del territorio.

Anche  il termine “unità di conto” per il calcolo ponderale dei voti in base a scaglioni fu totalmente dimenticato da chi  mi è succeduto in Federdoc nel 2001.  Ha totalmente ragione chi considera oggi le Docg un surrogato delle Doc, ma è l’unica soluzione per poter “muovere e cambiare” un modello che è statico e chiuso  dai “ diritti acquisiti” che valgono più di ogni intelligenza, logica, prospettiva, valore aggiunto. Non è possibile “ridurre o cancellare ” le doc, quindi si cerca di elevarle! Per fortuna io dico. Purtroppo c’è chi poi si inventa la fascetta Doc come ulteriore surrogato e palliativo della Docg.

Oggi in molti consorzi manca una strategia consolidata e utile al distretto: solo promozione, solo commercio. La legge parla di tutela e di valorizzazione della denominazione e basta!  La fascetta Doc non fa nulla di nulla come la fascetta Docg! Questo non vuol dire assolutamente che sono “contro” le grandi Cantine, assolutamente. Sono il fiore all’occhiello della enologia italiana, del vino italiano nel mondo. Senza di loro non esporteremmo 22 milioni di ettolitri di vino l’anno, non saremmo i primi produttori ed esportatori.

Grandi Cantine hanno fatto grandi molti territori, come il caso della Sicilia che in 20 anni ha cambiato totalmente pelle grazie anche all’arrivo di altri marchi non siciliani. Una contaminazione molto utile: un territorio di pregio sposato con una capacità imprenditoriale. Da qui il successo. ma forse si è dimenticato che tutto il vino arriva dall’uva e si è puntato troppo sul fatto che il “vignaiolo” non è capace di vendere, di commercializzare, di trasformarsi in imbottigliatore.

Non ho nessuna “orticaria” preventiva: mi sta a cuore come a Mario Soldati, a Gino Veronelli, a Gualtiero Marchesi e ad altri il valore dell’origine e del prodotto, base da cui tutto prende forma, sostanza e deve portare reddito a tutta la filiera. L’assenza di una “matrice” distrettuale della vigna rischia di portare a una fine certa delle Docg e Doc usando solo i “nomi” geografici come richiamo delle allodole e poi dentro alla bottiglia c’è di tutto tranne che il sapore salato, minerale della lava vulcanica dello Zibibbo di Pantelleria.

Si può governare alla grande in Sicilia e Pantelleria senza arroganza e senza tirare l’elastico oltre un certo limite anche se si sa che non si spezza perché è legato a filo doppio. Pantelleria fa gola… ma i proprietari veri della proprietà intellettuale sono i 365 vignaioli rimasti… e sono ancora 360 contro 5 se i numeri veri non ingannano e se c’è una onestà sociale e civile.

La soluzione non sono i bandi e i soldi sbandierati dalla Regione, perché il futuro è…  vigna vigna vigna. Come si farà l’uva di Zibibbo di Pantelleria se ci saranno 3000 ettari di Moscato di Alessandra (già addirittura chiamato Zibibbo con la benedizione della Regione) fra Trapani, Siracusa, Agrigento su terreno sabbioso calcareo argilloso  in confronto a quello lavico ossidiano e verde di Pantelleria?

Massima comprensione, ma in  questo modo si distrugge un luogo unico fantastico: invece di 550.000 bottiglie a 5-7 euro di media cadauna… non sarebbe meglio farne 120.000 a 40 euro l’una? Manteniamo 500-1000 ettari di vigna pantesca griffata “Zibibbo” vero e in esclusiva e produciamo del passito liquoroso in altri 3000 ettari di Moscato sull’Isola Grande promuovendo e investendo nella Doc Sicilia e nella Igt  Terre siciliane senza appropriarsi del nome Zibibbo e Pantelleria? Per questo che credo che una Docg : Pantelleria o Zibibbo Classico Passito Naturale Dolce possa essere l’unica soluzione, vietando l’uso del termine sull’Isola Grande. Ovviamente il passito forzato, il liquoroso sarebbe bene che fosse ben identificato con Moscato di Alessandria e basta.  Oggi il successo di un  vino non è più quello delle DO a cappello con 10-20 sottodenominazione fatte tutte nello stesso territorio.

Tutti dicono, a cominciare dai curatori delle guide top italiane e straniere, che sul mercato dei vini, soprattutto nel comparto horeca, la Do Pantelleria ha molto appeal ma è molto difficile da spiegare, motivare ed è “ … molto difficile far emergere la sostanziale e pesante differenza nella tecnica produttiva fra un vino liquoroso qualsiasi e il pregiato unico dolce naturale. Ci vuole molta, molta saggia e continua e buona comunicazione, ci vogliono eventi dedicati, partecipazioni a fiere, ma anche occasioni di formazione del personale in Horeca. Tutti costi elevati e impegni di tempo che le “ famiglie storiche” dello Zibibbo Pantesco non hanno. Le leggi nazionali ed europee – sappiamo bene – stanno dalla parte dei Consorzi, che devono mettersi d’accordo al proprio interno su come e cosa produrre e su cosa valorizzare e comunicare.

Togliere il liquoroso dalla Doc sarebbe un grande passo, soprattutto per i più piccoli, ma ci vuole un accordo interno alla filiera e coraggio da parte degli industriali (che chiaramente andrebbero a perdere fatturato). Il brand Pantelleria fa molta gola, ma la fascetta di Stato non è un passo avanti. L’aggravio dei costi di certificazione per le cantine piccole   non sarà mai compensato da un incremento dei prezzi pagati per le uve (oggi davvero troppo bassi).

 

 

Giampietro Comolli

Redazione Newsfood.com
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Giampietro Comolli

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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Zibibbo di Pantelleria

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Comolli Pantelleria site:newsfood.com

 

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