EUROPA DELLE REGIONI O DELLA NAZIONI PER I PIANI PAC 2021-2027
PIU’ RISORSE E PIU’ CONCENTRAZIONE DEI PROGETTI REGIONALI DI PRODOTTO
PAC ORIENTATA SU AMBIENTE E SU SOSTEGNO PRESIDI IN ZONE SVANTAGGIATE
L’Europa è tacciata di burocrazia e di burocrati
L’Europa in scadenza elettorale a maggio 2019 passerà alla storia per l’austerity economica. E’ vero. Ma l’Europa è l’Europa e, come uno dei primi federalisti europei (tessera dell’anno 1980 grazie a Marcora e Spadolini), va tenuta stretta, ma fortemente cambiata.
Occorre che tutti i Paesi UE abbiano le stesse prerogative, opportunità, peso. E’ giusto che ci siano Paesi che versano una quota 10 e prendono 7, come è giusto che i più piccoli versino 1 e prendano 2, all’inizio.
Schengen è stata una grande decisione, l’Alto Commissario agli esteri e la banca centrale unica sono due grandiosi passi avanti, da migliorare rendendoli anche più autonomi, sostituendo i similari organi nazionali.
Altri trattati, invece, sono stati fonti di critiche, di disaggregazione, di disaffezione verso la Comunità, di contrasto fra paesi. Questo non deve avvenire. Assi fissi non vanno bene. Meglio i bilaterali paritetici.
Dobbiamo correre ai ripari, ma l’Italia non deve dare la colpa ad altri, deve mettersi in riga su certe cose. Esempi di una Italia non attenta all’Europa ne abbiamo: penso alle assenze, alle distanze, alla incapacità o sudditanza di chi ha tenuto rapporti con l’UE sotto il IV governo Berlusconi e il governo Monti, dal 2008 al 2013.
L’UE ha deciso e l’Italia dormiva. L’Italia versa 16 mld/euro l’anno alle casse UE, e vengono messi a disposizione 11 mld/euro, ma quanti di questi fondi sono sprecati, soprattutto dalle Regioni non in grado di fare progetti e spenderli?
Cresce in Europa il BusinessBio che vale 35 mld/euro. L’Italia è leader nelle coltivazioni Bio, cioè più remunerazione dei prodotti, ma anche meno sfruttamento delle terre. C’è grande margine di crescita e sviluppo.
Un altro successo italiano in UE è la BioEconomia, secondi solo alla Germania.
Nel settenato 2014-2020 l’UE ha messo a disposizione della BioEconomia sostegni economici per 3,7 mld/euro impiegati nella produzione di energie rinnovabili con l’uso dei residui agricoli riducendo così le fonti fossili. Un capitolo di spesa in cui tutte le Regioni d’Italia devono presentare progetti perché c’è spazio!
Un input alle Regioni Europee, e italiane in particolare, potrà essere fornito se la PAC 2021-2027 sarà impostata in modo diverso da quella nata nel 2007.
La PAC 2021-2027 deve cambiare non solo la “visione” delle misure/azioni dei pilastri, ma soprattutto l’applicazione e l’indirizzo operativo e gestionale deve tener conto della mutata composizione del mondo agricolo europeo negli ultimi 15-20 anni.
Deve definire un ruolo più federalista verso le Regioni nei vari paesi e verso le concentrazioni di Regioni su temi similari.
Le autorità di gestione della PAC 2021-2027 devono essere le grandi aree agricole omogenee, di filiera, di prodotto indipendentemente dai confini amministrativi e politici.
La questione latte e l’Europa
Per esempio la questione latte non può avere 20 accessi e soluzioni diverse.
La Politica Agricola Italiana deve lavorare su questo!
La Commissione Agricoltura dell’Europarlamento deve invece semplificare il processo decisionale: o si torna a una politica strettamente nazionale che ridistribuisce o a una scelta che vada oltre la politica locale e gli interessi legati ai colori partitici.
La PAC 2021-2027 può e deve essere implementata, non ridotta economicamente e finanziariamente, deve essere dotata di risorse maggiori e ogni Paese Membro deve progettare in un contesto di sistema allargato allo stato ambientale, climatico, idrogeologico e alle condizioni “operative” dell’agricoltore e al perché fa l’agricoltore in zone svantaggiate.
Certe prese di posizioni, seppur diverse ma nazionalistiche devono essere cambiate.
Tagli di risorse, politiche solo nazionali come pure progetti di interessi piccoli locali (ma questa è una colpa tutta italiana ad avere regioni piccole e anche autonome come Bolzano o Molise o Val d’Aosta o altre) sono segnali negativi.
Ben venga un federalismo di macro-regioni come già avviato in Francia e Germania visto i successi e risultati di captazione di risorse UE.
L’Italia deve attrezzarsi
Ma l’Europa, la burocrazia europea, non deve giocare a nascondino o a monopoli con le risorse disponibili separando e disaggregando non solo i pilastri della PAC ma anche istituendo programmi e piani separati che segmentano anche fondi, progetti, soluzioni integrate di filiera di prodotto e di aree vaste geografiche.
Sette organizzazioni europee di diverse nazioni hanno già sposato questa nuova tesi.
L’agricoltura europea non può pagare altre pecche o errori.
Ci vuole più sinergia, se non unificazione, fra PAC 2021-2027 e programmi Horizon, Life, EaSi e parzialmente il CosMe, riducendo anche diverse agenzie locali di discussioni e analisi.
Una concentrazione di fondi e di programmi sui territori è una grande opportunità.
E’ inaccettabile una riduzione del 15% del budget PAC 2021-2027 a favore di piani di gestione diretta.
Ben venga l’iniziativa della Commissione Ue sull’economia circolare in merito alla riduzione degli sprechi alimentari.
Ottima anche l’iniziativa di inserire nel programma “no-sprechi” della piattaforma UE l’uguaglianza di metodo di analisi e di calcolo fra tutti i paesi UE.
Speriamo che l’Italia risponda alla consultazione entro il 4 aprile 2019.