Ogm: all’agricoltura italiana non servono
29 Gennaio 2010
Il presidente della Cia Giuseppe Politi sulla decisione del Consiglio di Stato: frettolosa e in controtendenza con quanto espresso dai cittadini italiani contrari al cibo-biotech. Anche gli
agricoltori devono essere ascoltati. Bene il rinvio da parte delle Regioni.
“La nostra posizione resta immutata: l’agricoltura italiana non ha bisogno degli Ogm. Quindi, l’invito rivolto dal Consiglio di Stato a concludere il procedimento di istruzione e autorizzazione
alla coltivazione di mais geneticamente modificato già autorizzato a livello Ue senza attendere la decisione delle Regioni, ci appare frettoloso e soprattutto in
controtendenza con quanto espresso dagli stessi cittadini italiani, che in più di un’occasione si sono dichiarati contrari al cibo-biotech. Su un argomento del genere ci vuole riflessione
e confronto fra tutte le parti interessate, a cominciare dai produttori agricoli”. E’ quanto sostenuto dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi.
“Davanti al problema degli Ogm – aggiunge Politi – poniamo punti fermi e irrinunciabili: la sicurezza alimentare e il principio di precauzione; la tutela dei consumatori e dei produttori
agricoli; la salvaguardia e la valorizzazione di un’agricoltura diversificata e saldamente legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle variegate realtà rurali; qualità e
difesa delle sementi e colture produttive; certezze per gli agricoltori”.
“Come abbiamo criticato l’orientamento della Commissione Ue sulla coltivazione e la commercializzazione di prodotti Ogm, anche in questo particolare frangente – sottolinea il presidente
della Cia – riaffermiamo la nostra netta contrarietà. Allo stesso modo chiediamo che sul problema del biotech e sulla coesistenza, argomento sul quale le stesse Regioni hanno preso un
momento di riflessione rinviando l’approvazione del documento di indirizzi, si avvii una grande consultazione, coinvolgendo anche agricoltori e consumatori.




