OCM vino: Confagricoltura, a rischio la nostra tradizione enologica

Roma – “I prossimi mesi saranno fondamentali per la definizione della politica comunitaria per il vino e la nostra tradizione enologica rischia di essere sacrificata fra le righe
dell’articolato proposto da Bruxelles”.

Lo ha rimarcato il presidente della Federazione nazionale vino della Confagricoltura, Piergiovanni Pistoni, nel corso di una alla conferenza stampa che si è tenuta oggi al Salone del
Vino, a Torino.

“In questo momento – ha detto Pistoni – l’Europa è leader incontrastato per produzione, consumi, importazioni ed esportazioni di vino; eppure la Commissione sta mettendo in dubbio quelle
che finora sono state le proprie strategie ed ha deciso di cambiare approccio al mercato. Preferendo la politica dei Paesi del nuovo mondo, che valorizza il vitigno in etichetta, e che va
benissimo per la loro storia produttiva e per la loro struttura, ma non per il nostro sistema”.

Pistoni ha ricordato che in questi ultimi anni si sta affermando una dicotomia fra i vini che puntano la propria immagine sul vitigno, ed i vini che, invece, scelgono di valorizzare il
territorio e la denominazione. Confagricoltura ha legato la sua politica vitivinicola alle produzioni con forti connotazioni territoriali. “La nostra Organizzazione rappresenta le imprese
verticali che producono vino dall’uva alla bottiglia, le stesse imprese che ci invitano a puntare sulla difesa delle tipicità delle produzioni e delle tradizioni”.

Ecco perché fra le molte iniziative organizzate al Salone del Vino Confagricoltura ha scelto di cominciare, oggi venerdì 26 ottobre, con una degustazione guidata dal giornalista
Antonio Paolini, che ha l’intento di valorizzare il ruolo della denominazione sul vitigno. Così sono stati messi a confronto vari vini – caratterizzati da uno stesso vitigno (
Chardonnay, Nebbiolo, Aglianico), ma da diversa denominazione – per evidenziare la ricchezza del “terrori” e l’importanza del fattore umano.

Secondo Confagricoltura nel processo produttivo è fondamentale il lavoro dell’uomo e, spesso, il successo di un vino è dovuto alla cura del produttore nelle varie generazioni che
si sono succedute. C’è quindi anche una tradizione nelle pratiche, prima colturali e poi enologiche, che è fondamentale e che si traduce nel concetto di pratiche tradizionali di
produzione.

OCM Vino, Confagricoltura: «a rischio la nostra tradizione enologica»

“I prossimi mesi saranno fondamentali per la definizione della politica comunitaria per il vino e la nostra tradizione enologica rischia di essere sacrificata fra le righe dell’articolato
proposto da Bruxelles” lo ha rimarcato il presidente della Confagricoltura Federico Vecchioni, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione del Salone del Vino, a Roma.

“Oggi – ha detto Vecchioni – l’Europa è leader incontrastato per produzione, consumi, importazioni ed esportazioni di vino; eppure la Commissione sta mettendo in dubbio quelle che finora
sono state le proprie strategie ed ha deciso di cambiare approccio al mercato. Preferendo la politica dei Paesi del nuovo mondo, che valorizza il vitigno in etichetta, e che va benissimo per la
loro storia produttiva e per la loro struttura, ma non per il nostro sistema”.

Vecchioni ha ricordato che in questi ultimi anni si sta affermando una dicotomia fra i vini che puntano la propria immagine sul vitigno, ed i vini che, invece, scelgono di valorizzare il
territorio e la denominazione. Confagricoltura ha legato la sua politica vitivinicola alle produzioni con forti connotazioni territoriali. “La nostra Organizzazione rappresenta le imprese
verticali che producono vino dall’uva alla bottiglia, le stesse imprese che ci invitano a puntare sulla difesa delle tipicità delle produzioni e delle tradizioni”.

Ecco perché fra le molte iniziative organizzate al Salone del Vino Confagricoltura ha scelto di cominciare, venerdì 26 ottobre, con una degustazione guidata che ha l’intento di
valorizzare il ruolo della denominazione sul vitigno. Con l’ausilio di un esperto, saranno messi a confronto vari vini – caratterizzati da uno stesso vitigno, ma da diversa denominazione – per
evidenziare la ricchezza del terroir e l’importanza del fattore umano.

Secondo Confagricoltura nel processo produttivo è fondamentale il lavoro dell’uomo e, spesso, il successo di un vino è dovuto alla cura del produttore nelle varie generazioni che
si sono succedute. C’è quindi anche una tradizione nelle pratiche, prima colturali e poi enologiche, che è fondamentale e che si traduce nel concetto di pratiche tradizionali di
produzione.

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