Nasce il Pd: 3,3 milioni di votanti e un segretario da 75,7% di voti
15 Ottobre 2007
Roma – 3,3 milioni di persone si sono recate ieri alle urne per decidere il nome del segretario del Pd ed il 75,7% di loro ha scelto Walter Veltroni; una decisione chiara, univoca, senza
mezzi termini per un grande risultato in termini di affluenza, è questo quello che si dice il giorno dopo, che tiene banco nei comizi e nei commenti dei media.
Ma subito la mente torna alle polemiche, a Grillo, al V Day, alle definizioni di antipolitica, ad un governo che quotidianamente sembra dover cadere e che misteriosamente oggi si conferma in
piedi ed un po’ più forte.
Certo, che sarebbe stato eletto Veltroni era chiaro, non c’era discussione, ma quello che stupisce è la percentuale che ha segnato la vittoria: un dato schiacciante se messo a confronto
con i consensi riscossi dagli altri candidati. Rosy Bindi torna a casa (si fa per dire) con il 14,17%, Enrico Letta con il 10,10%, Adinolfi con lo 0,12% e Garownski, fanalino di coda, con lo
0,05%.
E il giorno dopo si parla, si discute del significato che la giornata di ieri possa rivestire. Da chi parla della “rivoluzione d’ottobre della politica italiana” (Franceschini) a chi definisce
le primarie “una sommatoria di partiti” ed il Pd come “una fusione a freddo” che non avrà risultati determinanti (Cicchitto), passando per il nuovo segretario del Pd, che annuncia “un
cambiamento radicale per la politica italiana”.
Ed è proprio lui, Veltroni, che approda in piazza di Pietra nelle vesti del vincitore, sulle note della canzone “Mi fido di te” insieme al suo vice, Dario Franceschini, e che annuncia
che il nuovo partito “non parlerà il linguaggio dell’odio”, ma sarà un luogo di “alleanze e convergenze”.
“Noi vogliamo mantenere una dialettica feconda con tutto il centrosinistra perché abbiamo tutto l’interesse ad un rapporto con la sinistra radicale, ma questo non vuol dire non
sviluppare la nostra fisionomia”, ha annunciato il segretario, per poi ringraziare i presenti e andare a ricevere le congratulazioni dal Premier, con cui ha già instaurato “un rapporto a
prova di bomba”.
Parole confermate da Prodi, che non si stanca di ripetere che “il governo non solo non ha nulla da temere, ma sarà rafforzato in modo vitale” e che annunciato che se la giornata di ieri
non avesse avuto il successo sperato “il governo sarebbe saltato”. Ma non è successo e oggi l’esecutivo è “più sereno”.
L’appoggio a Veltroni è arrivato anche dagli altri candidati alla segreteria a cominciare da Rosy Bindi: “Se non fossi stata candidata avrei senz’altro votato per Walter che, sono
sicura, utilizzerà al meglio le enormi energie che abbiamo messo in moto”, ha annunciato, sottolineando, però, che “il vero lavoro comincia adesso”: “Fatto il leader, dobbiamo
scrivere il nostro progetto e formare il partito – ha dichiarato – che dovrà sostenere il governo Prodi, per poi costruire un forte radicamento nel paese”.
Anche Letta ha confermato il suo sostegno al vincitore: “Faccio tanti auguri a Walter Veltroni che sarà sicuramente un ottimo segretario – ha affermato – Questa grande partecipazione gli
darà la forza per lavorare meglio, affinché il Partito Democratico diventi il baricentro della politica italiana”.
Tutti felici e contenti insomma: vincitori, perdenti, entranti e uscenti. Finché dura.





