Mense scolastiche: igiene e salute primi doveri

Mense scolastiche: igiene e salute primi doveri

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Premessa
Ritengo doveroso ringraziare la sig.ra Beatrice Lorenzin, a nome di tutti i genitori, per la determinazione con la quale sta cercando di tutelare i nostri bambini.

 

LETTERA APERTA

MA SENTI QUESTA

di

BENITO MANTOVANI

Ministro alla Salute
Sig.ra Beatrice Lorenzin
Ministro all’Agricoltura
Sig. Maurizio Martina
Presidente Regione Veneto
Sig. Luca Zaia
Assessore alla Salute – Veneto Sig. Luca Coletto
Assessore all’Agricoltura – Veneto Sig. Giuseppe Pan

RISTORAZIONE SCOLASTICA

I nostri bambini alla stregua di …. “discariche”per cibi scadenti, muniti di certificazione di qualità?

Per la ristorazione in generale e quella scolastica in particolare, io credo sia giunto il momento, anche se, per la verità, già con molto ritardo, di rivedere i criteri imposti fino ad oggi, per la scelta degli alimenti da somministrare ai nostri bambini nella scuola in tema di garanzie igienico – sanitarie e nutrizionali. Gli alimenti devono avere:

  •   certezze igienico – sanitarie (quasi matematiche), indipendentemente dal possedere un marchio e/o una certificazione di processo.
  •   essere accompagnati da una documentazione che attesti le loro caratteristiche, come previsto dal Reg.to CE 1169/2011 e da una certificazione sanitaria rilasciata dalle USL di competenza. essere preferibilmente accompagnati anche da una scheda contenente le caratteristiche salutistiche e nutrizionali oggettive (titolo da premiare negli appalti).
    Per quanto riguarda, poi, le diversità etniche e l’integrazione sociale, facendo riferimento alla ristorazione, occorre precisare che tutti i bambini hanno il diritto al cibo, però occorre tener presente che, la scuola non è un ristorante, e nemmeno un Hotel a 5 stelle.
  • Pertanto, nel caso in cui il bambino è costretto dai propri genitori al rispetto delle tradizioni e/o della religione della sua etnia, oppure perché appartenente a famiglie vegetariane e/o vegane, non si possono stravolgere tutti i menù concordati con le USL di competenza. Viceversa, si dovrebbero inserire dei menù “surroganti”, in grado di soddisfare le abitudini delle varie etnie. Ad esempio, se per un pasto giornaliero ( perché solo di un pasto si tratta) ad un bambino ( che non abbia problemi di salute particolari) gli viene somministrata una pasta al pomodoro, una minestra con le verdure, frutta e verdura, oltre al pane, io credo che sia più che sufficiente. Sarà compito delle famiglie, non della scuola, completare la dieta del bambino con gli altri pasti consumati in famiglia.

Sul Gazzettino del 21 giugno 2016, leggiamo:
RAPPORTO SULLE MENSE–

Nei piatti dei nostri ragazzi cibi scaduti e pollo contaminato.

ROMA. Emerge una vera e propria “ antologia degli orrori dal Rapporto sui controlli condotti nel corso dell’anno scolastico 2015 2016 già anticipato nei giorni scorsi dal mini- stro della Salute, Beatrice Lorenzin.

Alimenti “bio” taroccati a Km 0 acquistati al discount, ma anche listeria in una frittata … A Brescia alimenti di agricoltura tradizionale venivano spacciati per biologici, a Pescara i prodotti a Km 0 venivano comprati in un hard discount… Ad Ancona sono stati somministrati alimenti scaduti, in qualche caso addirittura riconfezionati e rietichettati con una nuova data di scadenza, ecc. ecc.

Leggiamo anche, per completezza d’informazione, la:

Nota n. 0011703 del 25 marzo 2016 “Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica” – INTEGRAZIONE

Le “Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica” ap- provate in sede di Conferenza Unificata nel 2010 da Governo, Regioni, Province Autonome e Autonomie locali, prevedono a pagina 22 che “Vanno assicurate anche adeguate sostituzioni di alimenti correlate a ragioni etico-religiose o culturali. Tali sostituzioni non richiedono certificazione medica, ma la semplice richiesta dei genitori”.

Io credo che i nostri bambini, se fossero in grado di capire a quali insidie è sottoposta la loro salute con alcuni tipi di ristorazione scolastica, così come viene attuata, non potrebbero che esprimere lo stesso desiderio dell’alunno del mae- stro Marcello D’Orta: Io speriamo che me la cavo!

Alle autorità in indirizzo, in quanto maggiori responsabili della nostra salute, rivolgo alcune domande precise, con la speranza che mi siano date delle risposte responsabili:

  1. Cosa fareste, se foste a conoscenza che, nell’asilo nido, al quale affidate il vostro bambino, si somministrano dei cibi non sani”?
  2. Come agireste sapendo che quei cibi ( biologico, Dop, Igp, Km 0), il più delle volte, sono dei “ cibi politici”, in quanto imposti per legge nella ristorazione pubblica ( scuole e ospedali), al solo scopo di smaltire i surplus di alcune produzioni agricole?
  3. Non credete sia un’assurdità, per non dire di peggio, imporre ai nostri bambini degli alimenti per i quali si dà per scontata la loro qualità igienico – sanitaria, non perché sottoposti a specifici ed accurati controlli da parte di personale qualificato, ma solamente perché muniti di una certificazione di processo, tra l’altro, il più delle volte fasulla?
  4. Vi sembra ragionevole, sensato e giusto, che nella ristorazione scolastica, mentre ai bambini italiani vengono imposti dei “cibi politici”, ai genitori mussulmani è data la facoltà d’imporre la scelta dei menù per i loro figli?
  5. Siete o no consapevoli che le certificazioni, sovente sono contraffatte, e che questi fatti si rendono possibili in quanto le produzioni Dop, Igp, Bio, Km 0, imposti per legge nelle scuole, non sono individuabili attraverso le loro caratteristiche nutrizionali, ma, appunto, solamente attraverso una certificazione cartacea?
  6. Siete o no consapevoli che imporre dei cibi ai nostri bambini, non per tutelare il loro sviluppo psico – somatico, ma solamente per risolvere i surplus di alcune produzioni, vuol dire considerare i nostri bambini dei “raccoglitori AIMA” (Azienda per gli interventi sul mercato agricolo, alla quale conferivano i prodotti invenduti) o ancora peggio, visto lo scandalo della frutta nelle scuole, delle piccole discariche? Tra l’altro molto economiche, visto che, per questi tipi di discariche umane, gli alimenti, anche quelli malsani, non sono soggetti alla raccolta differenziata.Purtroppo, i casi di corruzione e del malaffare, riferiti alle produzioni certificate, sono diventati delle normalità, con migliaia e migliaia di tonnellate di prodotti Dop, Igp, Bio, Doc, ecc. sofisticati e/o contraffatti, scoperti, quasi quotidianamente, dagli organi ufficiali preposti ai controlli. D’altra parte, ci vuole poco a capire quanto sia facile contraffare delle produzioni ( Dop, Igp, Doc, Bio), prive di alcuna caratteristica merceologica e nutrizionale oggettiva diversa da quelle normali, ma solamente munite di una certificazione cartacea.

E’ inspiegabile che quest’aspetto delle certificazioni illusorie di produzioni cosiddette di qualità, sia sottaciuto dai responsabili dell’agricoltura, della sanità e da molte associazioni dei consumatori.

E’ scandaloso che sia sottaciuto da tutti il sistema certificatorio in atto nel nostro Paese, furbescamente ipocrita ( perché si richiama, falsamente alla sanità delle produzioni), incentrato su dei disciplinari di produzione scritti sulla base di pratiche produttive consuete, legittimate come innovative, da un ente certificatore pagato dal controllato.

Non è assolutamente sufficiente avere una certificazione di processo, da parte di un ente certificatore terzo ( che terzo non è, in quanto è pagato dal controllato, tra l’altro con soldi pubblici) per trasformare in un alimento di qualità, un prodotto normale, ottenuto con metodi produttivi speciosi.

I modelli produttivi non sono assolutamente delle garanzie dì genuinita’ e di autenticita’ produttive, ma sono dei sistemi produttivi, piu’ o meno rispondenti alle capacita’ professionali dì chi lì realizza. Mentre le certificazioni dì processo, non sono altro che delle imposture asservite al dio denaro.

AmbrosiaPer fortuna, ci sono ancora tante aziende di ristorazione che, pur dovendo affrontare appalti concorrenziali, assieme a dei concorrenti mistificatori, lestofanti e senza scrupoli, continuano ad operare con senso di responsabilità, offrendo le massime garanzie igienico – sanitarie per i loro menù. Queste aziende meritano tutta la nostra fiducia, quella delle scuole appaltatrici e, soprattutto, quella dei genitori. Anche perché, queste aziende di ristorazione, a proprie spese, stanno sperimentando in alcune scuole, l’utilizzo dei prodotti AmbroSia ( prove effettuate in collaborazione con dei dietisti) con ottimi risultati per quanto riguarda l’apprezzamento dei bambini. Vero sia che, le prove sperimentali hanno comprovato uno scarto del cibo pari quasi a zero. I bambini sono o non sono la bocca della verità?

29.07. 2016

Benito Mantovani

 

Redazione Newsfood.com

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