Le mondine, lo zucchero italiano e il vino senza alcol: il Punto e Virgola di Comolli del 13 marzo 2026
13 Marzo 2026
By Giuseppe
Il Punto e Virgola: Europa, vino, Unesco e montagna: le scelte strategiche che segneranno il futuro di agricoltura, territori ed economia
Newsfood.com, 13 marzo 2026
Il Punto e Virgola di Comolli
Europa, vino, Unesco e montagna: le scelte strategiche che segneranno il futuro di agricoltura, territori ed economia
Il Punto e Virgola di Comolli è la rubrica di analisi e commento dedicata ai grandi temi dell’economia agroalimentare, del vino e delle politiche europee, con uno sguardo attento ai territori, alle imprese e ai cambiamenti geopolitici che influenzano produzione, mercati e consumi.
Il “Punto e Virgola” non mette un punto fermo: osserva, collega e invita a capire cosa sta cambiando nel sistema agroalimentare italiano e internazionale.
Il Punto e Virgola di Comolli
Donne rurali, zucchero, carne “vegetale”, vino senza alcol e consorzi del vino: cinque riflessioni su lavoro, agricoltura ed Europa
Nota della Redazione – Newsfood.com
La rubrica “Il Punto e Virgola” di Giampietro Comolli propone riflessioni e commenti sui temi dell’agroalimentare, dell’economia agricola e delle politiche europee che influenzano il futuro del cibo, del vino e dei territori.
Giornata della Donna (non festa): le mondine che cambiarono la storia del lavoro
Fra la fine dell’ ‘800 e inizio del ‘900 la meccanizzazione agraria non era ancora diffusa. Molti lavori in campagna erano fatti a mano.
Nel mondo rurale la donna, massaia o razdora (= reggitrice), ha sempre avuto un ruolo centrale, seppur di poca visibilità e clamore: era un collante della impresa, famiglia e futuro.
Non comandava ufficialmente, aveva raramente ruoli primari, ma gli uomini in campagna dipendevano dalle loro donne, che rispettavano, a quei tempi.
Mia nonna Giuseppa Albina, rimasta orfana a 16 anni, prese in mano le aziende agricole del padre Bellotti Soprani: il nome datole dal mio bisnonno (amministratore dei beni Caracciolo a Piacenza) denuncia quanto volesse un maschio per continuare a fare l’agricoltore.
Era necessario un maschio.
Nel 1913 ne assunse onori e oneri.
Ma fu una donna fortunata perché non doveva sicuramente sudare, solo saper organizzare e decidere. Caso raro.
La gran parte delle giovani donne rurali erano meno fortunate: esse stesse braccianti, mogli e figlie di un bracciante agricolo.
Il mondo rurale (maschile quasi al 100%) ha sempre avuto il grande pregio di ascoltare la sapienza popolare delle donne rurali, la loro parsimonia e l’innato rispetto della famiglia.
È sempre vissuto il pregiudizio che il mondo agricolo fosse arretrato, resistente al nuovo, ancorato a regole patriarcali inamovibili con una figura femminile quasi inesistente.
Forse.
Ma non è stato così ovunque.
Sono proprio le donne, in primis le mondine, che per prime lottano per i diritti sul lavoro, non solo per i doveri.
Oggi parola desueta in bocca a tanti.
Lavoratrici stagionali, giovani donne, impegnate a “mondare” (= pulire a mano) il campo delle risaie dalle erbe infestanti.
Siamo nelle zone di:
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Vercelli
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Novara
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Pavia
Lavorano 10-12 ore al giorno, curvate con i piedi nell’acqua, in mezzo a zanzare ed altro: dire che era faticoso è un eufemismo.
Per molte voleva anche dire stare lontano da casa da maggio a luglio, oppure alzarsi alle 4 del mattino per arrivare sul campo in bicicletta.
Le immagini cinematografiche romantiche che hanno immortalato queste eroine non corrispondevano alla realtà.
Erano ragazze che non avevano studiato, povere, provenienti da famiglie numerose di matrice bracciantile, ma evidentemente – e giustamente – orgogliose.
Sono le giovani contadine che avviano il riconoscimento di un nuovo lavoro.
Nell’estate 1906 danno vita al primo sciopero-scontro-battaglia rivendicando migliori condizioni.
Vi furono arresti.
Ma non mollarono.
I proprietari terrieri della zona risicola cedettero dopo una battaglia di stenti e concessero le 8 ore giornaliere di lavoro.
Furono le mondine di:
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Pavia
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Vercelli
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Novara
-
Lodi
-
Piacenza
-
Tortona
a mettere le basi del primo statuto dei lavoratori, che ebbe luce nel resto d’Italia – e anche per gli uomini – solo nel 1919, tredici anni dopo.
Un nome di donna instancabile per questa battaglia vinta: Argentina Altobelli, protagonista dei primi patti agrari bracciantili.
A un altro nome di donna si deve, nel 1946, la scelta della mimosa come simbolo: fiore povero, spontaneo lungo i canali della pianura padana agricola.
Fu Teresa Mattei, la più giovane delle Madri Costituenti.
Zucchero Italia: che fine ha fatto la barbabietola?
Siamo alle solite.
Un ennesimo esempio di come perdere una leadership e delegare ad altri per poi rincorrere prezzi alti, prodotto introvabile e perdita di sostenibilità.
Oggi l’Italia produce meno del 10% dello zucchero di cui ha bisogno.
Il consumo nazionale è circa 1,7 milioni di tonnellate all’anno.
La riforma della PAC del 2006 portò alla chiusura di gran parte del sistema bieticolo-saccarifero europeo.
Su 20 stabilimenti italiani, oggi solo 2 restano in funzione.
Il marchio Eridania, una volta leader industriale, non esiste più.
Numeri che raccontano il cambiamento:
| Ieri | Oggi |
|---|---|
| 30.000 ettari | 3.000 ettari |
| 120.000 agricoltori | 2.000 |
| 25.000 lavoratori | 200 |
Il prezzo al produttore:
-
97 €/tonnellata bio
-
56 €/tonnellata convenzionale
Il consumatore paga 1,5 €/kg, cioè 1500 €/tonnellata.
La barbabietola resta però una coltura resiliente e sostenibile:
-
migliora il suolo
-
assorbe CO₂
-
favorisce la rotazione colturale
La domanda resta aperta:
perché non ricostruire un sistema bieticolo-saccarifero nazionale?
Trilogo Europa: carne solo se di origine animale
Il Consiglio e il Parlamento UE hanno trovato un accordo:
i termini tradizionalmente associati alla carne non potranno essere usati per prodotti vegetali.
Stop quindi a:
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bistecca vegetale
-
filetto veg
-
braciola vegetale
I prodotti alternativi potranno usare termini generici come:
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burger
-
nuggets
-
salsiccia vegetale
L’obiettivo è fermare il fenomeno del meat sounding, cioè l’uso di nomi che possono confondere il consumatore.
I produttori avranno tre anni per adeguarsi.
Il principio guida dichiarato è semplice:
chiarezza per il consumatore.
Vino senza alcol: è ancora vino?
Il mercato delle bevande a base di uva senza alcol vale oggi circa:
2,4 miliardi di dollari nel mondo
circa l’1% del mercato globale del vino.
Il tema però non è solo economico, ma identitario e normativo.
La domanda è semplice:
si può chiamare “vino” un prodotto senza alcol?
Secondo molti osservatori – tra cui l’Associazione Città del Vino – la parola vino non dovrebbe comparire in etichetta.
Sarebbe più corretto parlare di:
bevanda a base di mosto o vino dealcolato
Il tema riguarda anche:
-
trasparenza in etichetta
-
metodo di dealcolazione
-
tutela dei produttori tradizionali
in un settore dove operano 30.000 piccole imprese vitivinicole italiane.
Consorzi di tutela: quando funzionano davvero
I consorzi di tutela del vino sono da sempre gioie e dolori.
Molto dipende dalla qualità della direzione.
Negli ultimi anni molti consorzi:
-
hanno perso rappresentatività
-
sono diventati enti di promozione
-
hanno chiuso
Manca spesso una vera formazione per direttori di consorzio.
Un esempio positivo arriva dal Consorzio Pinot Grigio delle Venezie, che ha introdotto una novità importante:
la fascetta DOC digitale.
Un QR code collegato alla bottiglia che racconta:
-
origine
-
tracciabilità
-
disciplinare
-
storia del vino
Il sistema riguarda:
-
27.000 ettari
-
6.141 viticoltori
-
371 marchi
-
230 milioni di bottiglie
Una innovazione che rende il vino più trasparente per il consumatore.
Giampietro Comoll
Il Punto e Virgola di Comolli: Un punto per fermarsi, una virgola per andare oltre.
Il punto e virgola serve a collegare ciò che altri separano.
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