Lavoro: la crisi cancella la pausa pranzo

Lavoro: la crisi cancella la pausa pranzo

La crisi ha reso il rapporto con il lavoro più stretto. Allora, pur di mantenere il posto, si è disposti a fare sacrifici, tra cui l’eliminazione della pausa pranzo sull’altare
della produttività.

A dirlo, un indagine condotta dal “Chartered Institute of Personnel and Development” (Regno Unito). Gli esperti hanno intervistato circa 3000 persone, con domande varie su modalità e
condizioni d’impiego.

Allora, è così emerso come la paura del licenziamento si combatte con numerosi stratagemmi.

In primis, l’eliminazione totale della pausa pranzo: il 25% continua semplicemente a lavorare, mentre il 30% mangia un panino inserendo dati nel computer.

Riguardo al perché, il 50% dichiara di agire così per il troppo lavoro da sbrigare, che toglie tempo anche ai momenti liberi. Invece, un altro 30% da la colpa alla crisi, che ha
ridotto il personale e dato più compiti ai superstiti.

Ma, spiegano i sondaggisti, non bisogna trascurare la pura e semplice paura del licenziamento.

In base al sondaggio,il 50% ammette così di andare in ufficio anche in condizioni di salute, mentre il 40% si vede sotto stress almeno 1 volta a settimana.

Commenta allora Bill Wilmott, del Chartered Institute of Personnel: “Un certo grado di pressione sul lavoro è normale e non è neppure necessariamente negativo. Il problema
è che molto, troppo spesso si oltrepassa il livello di guardia, si accumula un livello di stress tale da non riuscire a controllarlo. E poi se ne pagano le conseguenze in termini di
ansia, depressione, malattie cardiache”.

Ed anche la cattiva (e frettolosa) alimentazione fa la sua parte. Circa un anno fa, un indagine condotta in 6 Paesi UE, aveva evidenziato come molti lavoratori avevano riscoperto il mangiare
con lentezza.

Ora la crisi ha completamente ribaltato la situazione: e, spiegano i nutrizionisti, la fretta a tavola è dannosa per la salute, in quanto favorisce numerosi problemi (in primis
l’obesità).

Matteo Clerici

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