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Lavoro: Istat, 7,9% occupati tra 50 e 69 anni prolunga attività

By Redazione

Meno del 3% degli occupati tra 50 e 69 anni (circa 140 mila unità) ha ridotto l’orario di lavoro in vista della pensione, e solo una quota di poco superiore conta di farlo entro qualche
anno, è quello che rivela un’indagine dell’Istat sui dati del secondo trimestre 2006 a cui hanno risposto 32mila persone, poco meno del 22% del totale del campione.

Il 7,9% – prosegue la nota dell’Istituto di statistica – degli occupati tra 50 e 69 anni (405 mila unità) al momento dell’intervista stava volontariamente prolungando l’attività
lavorativa nonostante avesse già maturato il diritto a percepire una pensione di anzianità o vecchiaia. «Se si pensa – sottolineano i ricercatori – che uno dei principali
obiettivi della politica previdenziale comunitaria è proprio quello di ampliare nel breve termine tale platea di occupati, si tratta indubbiamente di una quota piuttosto
contenuta». Va segnalato, aggiungono, «che nel secondo trimestre 2006 otto lavoratori su 100 risultavano occupati e, al contempo, percettori di pensione (per l’88,6% da
lavoro)».

Nonostante l’esistenza di raccomandazioni in ambito comunitario, oltre il 90% degli occupati non ha diminuito l’orario in vista del pensionamento e non pensa di farlo in futuro. La quota di
coloro che riducono l’orario di lavoro aumenta, come prevedibile, con il crescere dell’età anagrafica: dall’1,2% tra 50 e 54 anni si passa al 9,9% tra 65 e 69 anni.

Nel Nord si registra la più alta percentuale di persone che hanno ridotto l’orario di lavoro (3,8%), nel Mezzogiorno quella più bassa (1,8%); una maggiore propensione alla
riduzione dell’orario in vista del pensionamento si rileva inoltre tra i lavoratori indipendenti.

Per quanto riguarda il ritiro dall’attività lavorativa si osserva che tra gli occupati 50-59enni il 40,9% pensa di concludere l’attività non prima dei 65 anni, mentre il 39,9% tra
60 e 64 anni; al contempo, tuttavia, il 19,2% prevede di ritirarsi prima dei 60 anni.

Nel secondo trimestre 2006 – precisa l’Istat – gli occupati in età compresa tra i 50 e i 69 anni erano 5,119 milioni: il 48,0% risiedeva al Nord, il 21,1% al Centro e il 30,9% nel
Mezzogiorno. Il tasso di occupazione maschile è pari al 48,3% e quello femminile al 25,5%, con una maggiore differenza di genere nel
Mezzogiorno (49,3% contro 20,9%). In questa fascia di età il peso della componente maschile tra gli occupati si accentua (64,0%); i lavoratori dipendenti sono il 66,3%, contro il 33,7%
della componente autonoma. Sempre secondo i dati Istat, nel secondo trimestre del 2006 le persone di 50-69 anni non occupate che hanno dichiarato di percepire una pensione erano 4,386 milioni
(il 49,3% delle persone della stessa fascia di età non occupate).

A sintesi di tali percorsi lavorativi scaturisce un’età media alla pensione da lavoro di 57,1 anni, con uno scarto di 24 mesi tra i ritirati degli ultimi 8 anni e i precedenti. Si tende
ad andare in pensione prima al Nord (56,3 anni) che nel Mezzogiorno (58,3 anni), in conseguenza anche delle maggiori difficoltà
iniziali incontrate dagli ex occupati delle regioni meridionali. L’età di ritiro delle donne manifesta una forte concentrazione tra i 55 e i 60 anni (70,6% delle riti-rate), con picchi
di uscita in corrispondenza dei limiti della classe d’età (15% a 55 anni e 27,7% a 60 anni).

Dei 4,084 milioni che hanno già concluso l’attività lavorativa e percepiscono una pensione da lavoro meno del 9% dichiara di aver usufruito di incentivi per andare in pensione
prima dei limiti di norma previsti. Gli incentivi considerati comprendono i cosiddetti «scivoli» per quel che riguarda gli anni di contribuzione, i premi speciali di
«buonuscita», nonché gli accordi di natura privata con il datore di lavoro.

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