L’attendibile – Premio Giornalistico Assolatte del 28/02/2011

L’attendibile – Premio Giornalistico Assolatte del 28/02/2011

Scenario economico
Latte e latticini al primo posto nel food italiano

Il comparto lattiero caseario è il primo settore alimentare italiano e rappresenta più del 12% del fatturato complessivo del food nazionale. Le industrie lattiero casearie
generano un fatturato alla produzione che raggiunge i 14,2 miliardi di euro e danno lavoro a circa 25.000 addetti, per un indotto che coinvolge più di 100.000 famiglie.

Ogni anno le imprese italiane producono 1 milione di tonnellate di formaggi (di cui 460.000 tonnellate di formaggi DOP), 3 milioni di tonnellate di latte alimentare, 1,8 miliardi di vasetti di
yogurt e 160.000 tonnellate di burro.

Dai prodotti di origine più vicini al territorio a quelli innovativi e funzionali, dai prodotti di base agli alimenti sartoriali “costruiti” per particolari fasce di popolazione, dietro
tutto questo ci sono ricerca e investimenti fatti dall’industria.

Ed è proprio grazie all’industria e al fatto che sa fare bene il suo lavoro, trasformando in buon cibo una materia prima semplice come il latte, che i prodotti caseari italiani sono
sempre più apprezzati in tutto il mondo e subiscono innumerevoli tentativi di imitazione.

Dal dopoguerra ad oggi, l’industria è stata la vera locomotrice della filiera italiana del latte: si è concentrata in modo crescente sulla qualità e la sicurezza dei
prodotti, sullo sviluppo e la diffusione dei suoi marchi più prestigiosi, contribuendo così alla crescita dell’agricoltura e del paese.

Bisogna comprendere e valorizzare la centralità di questo primato industriale ed è necessario impegnarsi per risolvere i crescenti problemi di efficienza del sistema alimentare
italiano.

L’Italia, infatti, non è famosa per le materie prime o per la produzione di commodities, ma per un saper fare industriale che affonda le proprie radici in una tradizione tramandata di
generazione in generazione e che ha saputo rinnovarsi, mantenendo il passo con la domanda dei consumatori.

Nel grande mercato europeo e mondiale, dove la globalizzazione sta modificando in pochi anni gli equilibri produttivi di interi continenti, le parole d’ordine per il prossimo futuro sono:
efficienza, competitività e semplificazione.

Salute & benessere
Latte&Co, indispensabili per una dieta corretta

Latte, yogurt, latti fermentati, burro e formaggi sono prodotti con un ottimo rapporto tra qualità nutrizionale e prezzo: a un costo abbordabile per chiunque offrono un concentrato di
sostanze nutritive importanti. Sono una miniera di minerali (a partire dal calcio presente in forma altamente assimilabile), di proteine nobili e con un’ottima biodisponibilità, di
grassi (essenziali per la vita) e di zuccheri, importanti per soddisfare le esigenze energetiche dell’organismo.

Ecco perché i prodotti lattiero caseari sono alimenti indispensabili in una dieta corretta: le “Linee Guida per una sana alimentazione” elaborate dall’INRAN (Istituto Nazionale di
Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) consigliano di consumare ogni giorno 3 porzioni di latte o yogurt e ogni settimana 2-3 porzioni di formaggi.

Seguendo questo schema alimentare si copre facilmente, con gusto e piacere, il 60% del fabbisogno di calcio di un adulto e il 43% del fabbisogno di calcio delle fasce d’età che ne hanno
un maggiore bisogno, come ragazzi e donne in menopausa. Inoltre con le porzioni consigliate dall’INRAN ci si assicura almeno la metà del fabbisogno medio di riboflavina (vitamina B2), la
cui carenza comporta, fra l’altro, un rallentamento della crescita.

Dunque, con 3 porzioni di latte o yogurt al giorno e 2-3 porzioni a settimana di formaggi si hanno tanti vantaggi: almeno metà del calcio e della riboflavina necessari all’organismo, ma
soltanto il 17% del fabbisogno calorico giornaliero (per una dieta da 2000 Kcalorie), il 20% della quota giornaliera di colesterolo e il 30% di quella di grassi.

Sicurezza alimentare
Sicurezza alimentare: il primato lattiero caseario

L’industria lattiero casearia è stata la prima ad applicare, in forte anticipo sui tempi, i sistemi di controllo e di verifica diventati poi obbligatori per legge in tutta l’Unione
Europea. L’approccio innovativo alla sicurezza alimentare e alla qualità ha portato Assolatte a concretizzare iniziative pionieristiche nel panorama industriale, come il “Libro Bianco
sul latte e i prodotti lattiero caseari” (2006) , primo e tuttora unico documento di consenso condiviso dalle istituzioni e dalle società scientifiche nazionali di riferimento per
l’alimentazione; il “Manuale volontario di corretta prassi igienica per le aziende del settore lattiero caseario”, realizzato nel 1998 e validato dal ministero della Sanità; il “Manuale
volontario di corretta prassi operativa per il settore lattiero caseario”, realizzato nel 2009 e validato dal ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali; l’accordo di
collaborazione con i NAS, siglato nel 2010, che prevede una serie di attività di contrasto alle frodi e alle sofisticazioni che influiscono notevolmente sulle performance delle aziende
serie e sull’indotto economico del settore lattiero caseario.

La garanzia igienico-sanitaria del latte e dei formaggi che consumiamo ogni giorno è il frutto di un sistema pubblico-privato di cui l’Italia può andare fiera. Prima di tutto
c’è l’autocontrollo del processo produttivo che tutti gli operatori del settore lattiero caseario devono porre in essere, secondo i principi dell’HACCP. La sua corretta ed efficace
applicazione viene verificata dai Servizi Veterinari delle ASL, che valutano anche tutte le procedure messe in atto dal produttore.

Sono sempre i Servizi Veterinari delle ASL a svolgere quindi una serie di controlli ufficiali per monitorare la funzionalità, e soprattutto, la garanzia del sistema. Nel settore lattiero
caseario i controlli sono svolti a livello territoriale e permettano di verificare, nel miglior modo possibile, il rispetto delle norme di sanità e benessere animale e di salute
pubblica.

Ci sono altri organismi pubblici preposti a verificare la qualità dei prodotti lattiero caseari e il rispetto delle norme di salvaguardia ambientale, come i servizi medici di prevenzione
delle ASL , l’Ispettorato centrale tutela qualità e repressione frodi del MIPAAF e le ARPA (Agenzie regionali di prevenzione ambientale).

Tradizione & innovazione
Le DOP, patrimonio della tradizione italiana

Il sistema europeo delle denominazioni d’origine protetta è nato il primo giugno 1951 con la sottoscrizione della Convenzione di Stresa. Assolatte fu grande sostenitrice di questo
accordo internazionale, che portò pochi anni dopo, nel 1954, all’emanazione della prima legge italiana di tutela dei formaggi a denominazione d’origine.

Fu l’industria italiana, quindi, in anni in cui ben pochi mostravano sensibilità per questi temi, a mettere in cassaforte i prodotti della grande tradizione casearia.

Oltre a volere la nascita dei formaggi DOP, Assolatte fu artefice della costituzione dei principali Consorzi di tutela, ospitandone molti per anni presso la propria sede.

È evidente che senza l’industria buona parte di queste grandi tradizioni, legate alla cultura del territorio, sarebbero andate perse. Ed è altrettanto evidente che senza
l’industria non avrebbero conosciuto la fama internazionale che stanno incontrando i nostri grandi formaggi, come il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano, nati quasi mille anni fa nella
Pianura Padana. O come il Gorgonzola e il Taleggio, che ancora oggi viene stagionato nelle omonime valli lombarde. Senza parlare del Provolone, il formaggio nato in Campania moltissimi anni fa
ed emigrato in Lombardia e in Veneto per raggiungere le aree con maggior disponibilità di latte. Per arrivare poi ai Pecorini, già noti al tempo degli antichi Romani e che
venivano utilizzati come provvigione alimentare per gli eserciti, o alla Mozzarella di bufala campana che è diventata uno dei prodotti-simbolo del Made in Italy.

Ma la tradizione industriale italiana non si ferma ai prodotti DOP, perché anche la maggior parte degli altri formaggi di larghissimo consumo (come mozzarella, crescenza, caciotte)
affondano le proprie radici nella tecnologia tradizionale italiana. L’industria non ha fatto altro che perfezionare il saper fare artigiano tipico del nostro paese, raggiungendo la massa
critica, e farlo conoscere in tutto il mondo.

La capacità industriale di innovare si è fatta sentire anche nei prodotti più tradizionali, arricchendoli di contenuti di servizio sempre più apprezzati dai
consumatori.

Redazione Newsfood.com+WebTv

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