L’agricoltura del terzo millennio – dal “Post Kyoto” al “Post 2013”

L’agricoltura del terzo millennio – dal “Post Kyoto” al “Post 2013”

Le tematiche dell’agricoltura del terzo millennio sono state protagoniste della sessione odierna.

In primo luogo le tematiche del “post Kyoto”e cioè del futuro della politica per il contenimento delle emissioni di gas serra dopo anche il parziale fallimento del Vertice di Copenaghen
di dicembre.

“Da Copenaghen ad oggi – ha affermato il presidente di Confagricoltura Vecchioni – l’agricoltura è stata soggetta ad attacchi veri e propri tutti tesi a mettere in risalto il suo
(presunto) ruolo nella produzione di gas climalteranti. Mettendo sotto accusa la produzione agricola e zootecnica.”

Non accettiamo questa logica e già oggi abbiamo portato dati che dimostrano quanto sia fuorviante questa linea e quanto invece l’agricoltura stia già facendo nella sfida al
cambiamento climatico e quanto può fare in avvenire con le opportunità offerte dalla green economy.

Le emissioni di gas serra da parte dell’agricoltura, al di là dei sensazionalismi sono di gran lunga molto ridotte rispetto alle fonti primarie (produzione di energia e trasporti) e
anche l’impatto della zootecnia è molto inferiore rispetto a quello che alcuni studi, che hanno preso in considerazione aspetti del tutto trascurabili per l’Italia, hanno messo in
rilievo.

“E’ vero piuttosto, ha ribadito Vecchioni – che l’agricoltura ha contenuto negli ultimi anni le emissioni in Europa più di quanto hanno fatto gli altri settori e in Italia addirittura
mentre il totale delle emissioni saliva. Ogni accusa al settore primario è quindi ingiusta ed ingiustificata. Mentre si dovrebbe discutere piuttosto – appunto nella definizione del
‘post Kyoto’ – del fatto che l’agricoltura è l’unica attività produttiva che contribuisce a ridurre l’immissione in atmosfera di gas che creano l’effetto serra. Con le
coltivazioni che sequestrano l’anidride carbonica e con le pratiche ecocompatibili; senza contare il fatto che grazie all’enorme potenzialità, ancora inespressa, di produzione di energia
da fonti rinnovabili agricole, il settore potrebbe arrivare a produrre circa un quinto della energia nazionale da fonti rinnovabili richiesta all’Italia in base agli impegni comunitari ed
essere anche autosufficiente dal punto di vista energetico. In pratica gli agricoltori potrebbero facilmente arrivare a produrre da sé tra il 50 ed il 100 per cento dell’energia che gli
occorre. Con un notevole contributo anche in termini di sostenibilità dei processi produttivi.”

Tutto questo va anche incentivato in un quadro di policiesa livello comunitario coerenti e compatibili con lo scenario di sviluppo di un’agricoltura moderna che produce cibo sufficiente e
salubre per tutti i consumatori europei e che appunto contribuisce alla produzione di energia da fonti rinnovabili riducendo la dipendenza dall’estero e favorendo l’ambiente.

Oggi la Politica Agricola Comunitaria (PAC), dopo quattro riforme in quindici anni, ha perso i suoi connotati di politica di intervento sui mercati; tant’è che siamo al “paradosso di
Haiti”: la sovrabbondante offerta di prodotti agricoli in Europa non ha potuto appunto essere veicolata attraverso i canali degli aiuti alimentari a favore dell’isola terremotata ed è
rimasta ad appesantire il mercato interno deprimendo i redditi dei produttori agricoli.

Mentre le risorse a disposizione della Pac sono diminuite in termini relativi sul bilancio comunitario (tabella 2) sono stati completamente neutralizzati gli strumenti per poter intervenire
sugli equilibri domanda/offerta.

Mentre c’è chi vorrebbe ridiscutere la natura e la distribuzione dei pagamenti disaccoppiati. Un processo di ulteriore riforma è partito e dovrebbe concludersi entro il 2013
secondo le previsioni.

“Crediamo che ci sia tempo e spazio per tutti gli approfondimenti del caso e magari anche per una ridiscussione dei principi sanciti con la riforma del 2003 – ha dichiarato il presidente di
Confagricoltura Vecchioni -. Oggi abbiamo focalizzato alcuni aspetti importanti. Intanto che occorre continuare a garantire risorse al settore anche nel futuro; non accettiamo le logiche del
disimpegno che nascondono solo il desiderio di dirottare gli stanziamenti verso altri obiettivi e strumenti delle politiche. Quindi verso altri settori.”

Poi vediamo almeno due priorità:

  • studiare nuove forme di gestione della domanda e dell’offerta che consentano di gestire le crisi di mercato senza “paradossi” di alcun tipo;

  • riorganizzare lo sviluppo rurale in maniera tale da essere davvero indirizzato alle esigenze delle imprese agricole ed al miglioramento della loro competitività (la produzione
    agricola deve essere al centro degli obiettivi della Pac, visto che l’Europa sta perdendo posizioni in termini di auto approvvigionamento). Anche l’inserimento di obiettivi e di strumenti
    relativi alle “sfide” da contrastare come ad esempio la lotta al cambiamento climatico, devono poggiare su nuovi specifici stanziamenti e non riallocando le risorse destinate ad altri
    scopi.

Infine, siamo pronti anche a ridiscutere un graduale phasing outdei pagamenti disaccoppiati calcolati su base storica, ma questo deve avvenire con tempi lunghi (che tengano conto anche della
diversa entrata in vigore del disaccoppiamento per i vari settori) e soprattutto certi, per evitare scompensi al settore.

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