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La ristorazione non è in crisi per colpa dei critici che mangiano gratis: sono i critici che mangiano gratis per far fronte alla crisi

La ristorazione non è in crisi per colpa dei critici che mangiano gratis: sono i critici che mangiano gratis per far fronte alla crisi

By Redazione

Un noto ed apprezzato critico gastronomico, ha risposto con una lettera aperta alle accuse mosse dal collega Paolo Massobrio, che nei giorni scorsi ha definito “sanguisughe” e
“cialtroni” i giornalisti che “pretendono” di mangiare gratis nei ristoranti che recensiscono, additandoli anche come una delle principali cause della crisi della ristorazione in Italia.

Di seguito il testo della lettera.

Caro Paolo,

prendo spunto dalla tua ‘cartolina’, da te indirizzata ai ‘critici cialtroni’, per una riflessione senza alcuna polemica.

Personalmente sono circa trent’anni che vado a mangiare gratis nei ristoranti, in Italia e all’estero (record da guinness nel 2007: 533 ristoranti in un anno) e riguardo al fatto di essere
cialtroni o meno bisogna distinguere.

Sì, perchè ci sono quelli che si fanno invitare ‘a gratis’ e poi non scrivono, o fanno il loro compitino su qualche giornaletto insulso e di poco conto. Altri si spacciano
truffaldinamente per giornalisti, invece in realtà sono lì per vendere pubblicità, e questo è sicuramente un imbroglio.

Altri ancora -ed è il mio caso- sono giornalisti professionisti che, sebbene forse abbiano un passato importante (1 libro con Veronelli, 5 anni al quotidiano la Repubblica, vent’anni
alla Radiotivù tedesca di Stato, uno sulle reti Mediaset, guide Luca Maroni, centinaia di ristoranti ‘passati al setaccio’ ogni anno, ecc.), oggi si ritrovano senza un grosso editore
alle spalle che voglia pagare il conto al ristorante.

Che dovrei fare secondo te? Cambiare lavoro? Lasciar perdere? Dedicarmi ad altro? No, caro Massobrio, io non ho la fortuna di avere dietro La Stampa o un imprenditore che paga.

Le cinque riviste e guide sulle quali attualmente pubblico i miei pezzi non mi danno un euro, e ancora grazie che me li pubblicano -sto parlando di alcune delle maggiori pubblicazioni del
settore!- , visto che ormai l’andazzo è quello: oggi ti fanno storie perfino per pubblicare, figurati per darti due quattrini, per giunta pagati dopo mesi. Pensa un po’ se posso
permettermi di andare, chessò, da Davide Scabin e pagare il conto. Il gioco non varrebbe la candela.

Mi spiace dirlo, gentile collega, ma continuerò imperterrito a telefonare ai ristoranti e -come dicesti tu tempo fa- a ‘farmi preparare la festa’, finchè i miei editori
continueranno a non darmi un soldo.

Colpa delle leggi? Dello Stato? Dell’Ordine dei giornalisti che non ci tutela? Fai tu. Ma perdonami, non mi sento affatto un cialtrone, semmai solo uno che lavora a testa alta e si arrangia,
come più o meno tutti in questo Paese sui generis.

Con molti cordiali saluti e complimenti per il tuo lavoro, tuo

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