La Regione Marche contro gli Ogm
4 Febbraio 2010
La recente sentenza 183 del 19/01/2010 del Consiglio di Stato (sezione VI) ha accolto il ricorso di un agricoltore friulano che aveva chiesto di mettere in coltura del mais geneticamente
modificato e disposto che il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali concluda il relativo procedimento autorizzatorio.
In attesa degli approfondimenti giuridici del caso, riguardo al fatto che non è stato considerato l’interesse legittimo delle Regioni sulla questione e che non risultano essere stati
individuati soggetti controinteressati (ossia con interessi potenzialmente contrari a quelli del ricorrente), è utile ribadire che la Regione Marche è una Regione Ogm-free (L.R.
5/2004), che controlla annualmente le sementi prima della semina e che ha vinto un ricorso alla Corte Costituzionale (sentenza n. 116/2006) per mantenere affermato il principio secondo il quale
la coltivazione a fini produttivi riguarda il “nocciolo duro” della materia agricoltura, che è costituzionalmente di competenza delle Regioni.
La Regione Marche nel giugno scorso ha ospitato a Urbino la settima Conferenza della rete europea delle Regioni Ogm-free (formata da 51 regioni europee) e parteciperà attivamente
alla terza Conferenza “Etichettatura non-ogm, produzioni di qualità e strategie agricole delle Regioni europee”, organizzata dalla Region Bretagne, a Bruxelles.
In considerazione delle vigenti disposizioni comunitarie e nazionali (art. 2 della L. 5/2005) per la salvaguardia del principio di coesistenza, la Conferenza Stato Regioni e Province autonome
dovrà approvare le “Linee guida per le normative regionali di coesistenza tra le colture convenzionali, biologiche e geneticamente modificate”. Si tratta di un documento finalizzato alla
tutela degli agricoltori che è stato redatto dalle Regioni, in questa fase la Regione Marche ha coordinato un gruppo di lavoro tecnico e già condiviso tecnicamente con i Ministeri
competenti. L’approvazione di questo documento, che dovrà poi essere notificato alla Unione Europea, è necessaria per scongiurare il rischio di ingresso di coltivazioni di Ogm
senza regole in Italia, nonché sanzioni europee .
Questo documento prevede misure di precauzione a carattere aziendale e a carattere territoriale che ben si conciliano con la realtà marchigiana fatta di ben 50mila piccole aziende che
coltivano 500mila ettari di superficie agricola, di aree protette a fini ambientali, di aree interessate da marchi di qualità e tipicità, di tantissimi agricoltori che seguono il
metodo di produzione biologico, di 1.500 apicoltori con le loro oltre 60mila arnie, di aree per la riproduzione e propagazione del materiale vegetale .
Il 15 giugno scorso è stata approvata la deliberazione 9 (“Raccomandazione della Commissione del 23 luglio 2003 n. 2003/556/CE. Disposizioni regionali per la creazione di accordi
volontari tra agricoltori operanti in zone specializzate in una data filiera di produzione di colture non transgeniche”) in base alla quale gli agricoltori della Regione Marche possono avviare,
secondo regole già condivise dall’Unione Europea, un percorso per manifestare direttamente la loro contrarietà agli Ogm.
L’assessore all’Agricoltura sottolinea in sintesi, che la Regione Marche, nel rispetto delle leggi vigenti, vuole chiarezza e regole certe, chiede un adeguamento della normativa per consentire
alle singole Regioni di governare la propria agricoltura nel rispetto del principio di precauzione e che si continuerà a tutelare il volere sovrano della maggioranza dei
cittadini/consumatori che si sono già espressi contro il cibo contenente organismi geneticamente modificati. “Non sarà la coltivazione del mais geneticamente modificato – ricorda
l’Assessore – che risolverà i problemi degli agricoltori infatuati dal biotech, i notevoli attuali problemi della filiera del mais in Italia non saranno risolti dagli Ogm poiché
il livello di professionalità raggiunto dai maiscoltori italiani, con gli attuali ibridi disponibili sul mercato, non ha eguali nel mondo e il prezzo del mais certificato non Ogm risulta
superiore al mais non certificato”.
Per rispettare gli indirizzi della nuova era della politica comunitaria – ricorda infine l’Assessore – occorre una nuova visione, occorre organizzare le aziende verso l’agricoltura
conservativa, adottare nuovi metodi, cambiare mentalità, meglio conservare la sostanza organica e la risorsa acqua, quali fattori chiave della fertilità dei suoli da consegnare
alle future generazioni.
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