Un itinerario per scoprire il vino ottenuto dalla vinificazione delle uve negroamaro

Un itinerario per scoprire il vino ottenuto dalla vinificazione delle uve negroamaro

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Lo degustava Lorenzo de’ Medici al rientro dei banchieri toscani che si recavano in Puglia per affari. Lo decantava Giosuè Carducci che se ne approvvigionava presso la famiglia di suo allievo salentino. Il generale Charles Poletti lo trovò ottimo per rinfrancare le truppe anglo americane impegnate a combattere i nazifascisti che ancora imperversavano nella Penisola. Negli anni Cinquanta attraversò anche una crisi tale da provocare sommesse popolari. Poi il rilancio e adesso la definitiva affermazione con la presenza nelle carte dei vini dei migliori ristoranti del mondo.

Questa, in sintesi, la storia del vino, rosso e rosato, ottenuto dalla vinificazione delle uve negroamaro. Un vitigno tipico della Puglia meridionale che nel Salento da secoli è la base dell’economia locale. Un vitigno che adesso ha conquistato anche interi capitoli nei libri di storia della vite e del vino, dopo essere stato, per decenni, relegato a ruolo di donatore di “corpo e di colore” ad alcuni pavidi vini francesi, ma anche piemontesi e toscani.

Per conoscere meglio il negroamaro dei grandi vini che oggi produce la Puglia, abbiamo pensato ad un itinerario nelle Terre d’Arneo, il gruppo di azione locale che comprende i comuni della provincia di Lecce che qualcuno indica come “benedette da Dio” per la coltura della vite, negroamaro in particolare. Itinerario che permette di scoprire i grandi vini di queste terre, magari partendo da Copertino, dove nello stupendo Castello del Cinquecento, primo esempio di architettura militare, il 10 agosto è in programma Calici di stelle 2014. Ma a Copertino c’è da visitare una delle cantine storiche per il vino negroamaro, Cupertinum (via Martiri del Risorgimento 6, tel. 0832.947031) che ha contribuito a fare conoscere i grandi rossi pugliesi; e l’azienda Monaci (località Tenuta Monaci, tel. 0832.947512) creata dal guru del negroamaro,  Severino Garofano, che si esprime con un grande rosso, Le Braci e il rosato Girofle.

Prima di approdare ad un altro sito storico di questo vitigno, Salice Salentino, è consigliabile una sosta a Leverano, dove sono attive due grandi cantine che del rispetto del grande vitigno salentino ne hanno fatto un vero e proprio credo attraverso la produzioni di grandi vini: Conti Zecca (via Cesarea, tel. 0832.925613) dove c’è solo l’imbarazzo di quali vini degustare, tanto è vasta ed eccellente la produzione,  e la Cooperativa Vecchia Torre (via Marche 1, tel. 0832.925053) che ha fatto conoscere il Leverano doc. In successione c’è Veglie, che è anche sede del Gal “Terre dell’Arneo” (via Roma, 27 – tel. 0832.970574) dove operatori culturali molto disponibili vi potranno accompagnare nelle cantine più interessanti della zona..

Come Salice Salentino centro che ha dato il nome  ad uno dei più importanti vini della Puglia, il Salice appunto, che si esprime al meglio sia nella tipologia rosso che rosato: entrambi hanno conquistato ampi capitoli in tutti i volumi dedicati all’enologia regionale e nazionale, grazie all’impegno don Piero Leone che ha dedicato la vita al Salice. E, quindi, la  visita obbligatoria  è proprio alla bella cantina di don Piero, la Leone de Castris (via Senatore de Castris, 26 – tel. 0832.731112) vero tempio del negroamaro oltre che punto di riferimento storico del mitico rosato del Salento come il Five Roses, quello scelto dal generale Poletti per le truppe americane; e, la Cantina sociale di Salice Salentino (via Pietro Nenni, 12 – tel. 0832.731138).

Segue Guagnano, dove si potrà fare una indimenticabile immersione nel negroamaro. Qui, in un ex palmento di fine Ottocento, il gal Terre d’Arneo ha allestito il Museo del negroamaro (via Castello, 19 – tel. 0832.704021) mettendo insieme tutta l’attrezzatura utilizzata nel passato per produrre uva e vino, arricchito di un Centro studi sul negroamaro che è luogo di incontro e di ricerca sul vitigno e sulla sua vinificazione. Insomma, quasi un santuario, del vino però. E subito dopo passare a degustare grandi rossi direttamente dai produttori come Patriglione Notarpanaro da Taurino (strada provinciale 365 – tel. 0832.706490), Teresa Manara da Cantele (strada provinciale Salice-Sandonaci, km. 1 – tel. 0832.705010), Nero di Velluto dei Feudi di Guagnano (via Cellino, 3 – tel. 0832.705422) nonché la vecchia cantina scelta da Claudio Quarto, uno scienziato appassionato di vino che ha investito tutti i suoi risparmi nella Magistravini (via Provinciale, 222 – tel. 0832.704398), che è una sorte di network del vino apulo-campano.

Da Guagnano si può raggiungere Porto Cesareo, sul mare, per una visita all’isola dei Conigli e al Museo di biologia marina (via Vespucci, 6 – tel. 0833.569502). Avendo sempre il mare come bussola, si attraversa Porto Selvaggio (infotel 0833.572235) prima di approdare a Nardò, dove le soste obbligatorie sono alla Cantina sociale di Nardò (via Alcide De Gasperi, 43 – tel. 0833.871606) e a Schola Sarmenti (via Generale Cantore, 37 – tel. 0833.567247).

Michele Pizzillo
Newsfood.com

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