Italia più brutta: meno negozi, laboratori, botteghe artigiane

Italia più brutta: meno negozi, laboratori, botteghe artigiane

Achille Colombo Clerici presidente A s s o e d i l i z i a
L’attrattivita’ delle citta’ italiane, dalle quali è legittimo attendersi molto  in termini economici e di lavoro, e’ legata anche alla varieta’ ed alla ricchezza dell’offerta artigianale.

Le piccole e piccolissime imprese – negozi, laboratori, botteghe di artigianato – rappresentano non solo il più importante settore di produzione e occupazione della Lombardia e del Paese, ma anche il mezzo di mantenimento di una tradizione di mestieri trasmessi da padre a figlio, da anziano a giovane,  e quindi di cultura, fonte di fascino e di attrattività per il turismo, soprattutto per gli stranieri.

Non credo che i milioni di visitatori attesi per Expo esauriranno il loro interesse con la visita agli orti e facendo il giro in barca sulla, ridotta, via d’acqua. Intenderanno soprattutto ammirare l’enorme patrimonio artistico-museale-monumentale del nostro Paese e accorrere nei punti vendita della produzione artigianale, dalla moda agli alimenti,  disseminati nei cento e cento negozi delle nostre città, che ancora resistono alla macchina stritolatrice dei super e degli ipermercati.

E’ quindi nell’interesse generale opporsi a un sistema normativo-burocratico ottuso che penalizza le piccole imprese e non favorisce l’attività artigianal-commerciale legata alla logica dell’economia della famiglia. Questa è una battaglia intrapresa da Carlo Sangalli, presidente dell’ Unione del Commercio di Milano, una delle più importanti d’Europa, che mi trova totalmente d’accordo: contro le miriadi di permessi necessari per aprire un’attività commerciale, le innumerevoli norme e scadenze da rispettare,  gli interventi assurdamente penalizzanti  del sistema tributario del quale, se pure è accettabile ed anzi auspicabile un sempre maggior impegno contro l’evasione, diventa difficile capire certe logiche.

Ma non solo.

Si registra una crisi in particolare per i settori ristorazione, moda e turismo: nel 2013 si e’ avuto un saldo negativo di 30.000 esercizi, con la perdita di almeno 90mila posti di lavoro. Per crearsi un posto di lavoro i giovani diventano imprenditori, però durano poco: dopo 3 anni si e’ chiuso il 30% delle imprese nel commercio, il 40% nel turismo. Secondo l’Istat, nel 2013 la riduzione delle vendite a valore è stata la più grave da quando è disponibile l’indice. Considerando i dati al netto dell’inflazione, per quanto riguarda i consumi commercializzabili, il 2013 appare negativo almeno quanto il 2012, che fu l’anno del record storico del crollo dei consumi nel Paese.

E’ assolutamente prioritario intraprendere un’azione di riduzione del carico fiscale sulle piccole imprese utilizzando una frazione rilevante delle risorse derivanti tanto dalla lotta all’evasione, quanto dalla riduzione dei costi e degli sprechi nella  amministrazione della cosa pubblica.

Redazione Newsfood.com

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Commento ( 1 )
  1. Ok MORANDO SERGIO Crocefieschi Genova Malpotremo Lesegno Italia Argentina San Morando
    8 Marzo 2014 at 1:34 pm

    Italia in declino..allo sfascio,dove sempre più in ogni città e paese si vedono sempre più negozi chiusi ,botteghe artigiane di ogni mestiere chiuse e perse con doppio danno infatti con i negozi artigiani se continuano a chiudere si perde anche l’Arte del mestiere del saper fare.. e si perdono anche gli Artisti classici come scultori e pittori..basta guardare quanto accade nel più grande centro storico d’Europa ovvero il centro storico di oltre duemila anni GENOVA.. dove le botteghe artigiane sono quasi tutte scomparse.. anche le trattorie e osterie e dove si CHIUDONO sempre più vico e vicoli al libero passaggio !!! Comunque la riqualificazione dei centri storici con fondi Europei ci sono ma NON tutti i Comuni sanno..o vogliono utilizzare ! Anche i piccoli paesi possono richiedere i fondi Europei per ristrutturare strade e palazzi case anche private presenti nei centri storici ma certi paesi italiani ripeto NON vogliono fare le dovute richieste e così facendo tutto degrada va tutto in negativo e NON si creano belin neppure di conseguenza opportunità di lavoro,che con le ristrutturazione dei piccoli centri storici potrebbero invece così creare e magari ripopolare i piccoli paesi invece ora semi abbandonati sia di abitanti che di negozi artigiani sempre in via di chiusura ecc. !!!
    Ogni città ogni paese dell’Italia può creare lavoro ma certi COMUNI devono attivarsi ovvero LAVORARE compilare i fogli relativi da richiedere agli uffici competenti Europei ..se codesti uffici comunali lavorano..possono insomma creare lavoro ! E di piccoli medi grandi centri storici l’Italia è la capitale del mondo l’arte è l’Italia ma dall’inizio del 1900 in poi si è sempre più invece CEMENTIFICATA ,INQUINATA da industrie nocive che hanno deturpato il paesaggio naturale e fatto danni alla salute mentre il TURISMO e L’ARTE sono stati bistrattati e la conseguenza che si vede oggi è purtroppo la realtà ma SE si vuole l’italia può essere ciò che è sempre stata ARTE e ARTISTI.
    Sergio Morando

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