Iran, arrestati 8 funzionari della Gran Bretagna. UE decisa: liberateli

Iran, arrestati 8 funzionari della Gran Bretagna. UE decisa: liberateli

La tensione in Iran resta alta.

Nonostante i divieti del regime degli ayatollah, che continua a sostenere la vittoria elettorale di Ahmadinejad, non si placa la protesta dei dissidenti.

I contestatori, favorevoli a Mousavi, continuano a manifestare, scontrandosi con l’ayatollah Ali Khamenei (che si è scagliato contro i loro leader, esortandoli decisamente “non
alimentare le emozioni dei giovani e aizzare le persone l’una contro l’altra” altrimenti “i risultati saranno ancora più amari per alcuni”), con le forze di sicurezza e con i
basij, le milizie islamiche.

A tal proposito,le notizie che filtrano da un Paese dove la censura è in continuo aumento parlano di un escalation di violenza, di centinaia di persone aggredite, minacciate, detenute
arbitrariamente, a volte persino fatte sparire nel nulla.

Per la Federazione internazionale dei diritti umani, sono più di duemila le persone arrestate in Iran e centinaia quelle scomparse nel corso delle manifestazioni contro i risultati delle
elezioni presidenziali.

Secondo fonti non verificate, ancora poche ore fa le due anime contrapposte si sarebbero fronteggiate di fronte alla moschea Ghoba dove una pacifica manifestazione di commemorazione per
l’ayatollah Mohammad Beheshti è stata attaccata da cariche delle polizia, precedute dal lancio di lacrimogeni.

Ma la questione iraniana non è più (se lo è mai stato) un problema solo del Governo di Teheran, ma una questione spinosa che ha coinvolto in prima persona l’ Unione Europea
e l’ Italia.

Le recenti minaccedi Ahmadinejad erano state chiare: il contestato uomo politico aveva accusato i paesi occidentali (Stati Uniti e Inghilterra in testa) di aver aizzato una
contestazione-fantoccio per destabilizzare l’ Iran, minacciando ritorsioni nel caso l’ ingerenza presunta non fosse cessata.

Ora, le minacce si sono avverate: 8 impiegati di nazionalità iraniana dell’ambasciata britannica a Teheran sono stati arrestati dai militari iraniani con l’accusa di “aver avuto un ruolo
di rilievo” nelle manifestazioni di protesta per l’esito ufficiale del voto delle elezioni presidenziali del 12 giugno.

Ovviamente, le reazioni non si sono fatte attendere.

Da Corfù, il il ministro degli Esteri britannico David Miliband ha preteso l’immediata liberazione degli arrestati definendo il comportamento del potere iraniano
un’inaccettabile intimidazione e una vessazione“.

Sulla stessa linea il collega italiano, più pacato nella scelta dei vocaboli; commentando la situazione, Frattini ha reso pubblica la richiesta dell’ Unione Europea ” liberare
immediatamente i funzionari dell’ambasciata britannica”
arrestati a Teheran, assicurando al Regno Unito l’ unanimità del provvedimento e della solidarietà dei governi
UE.

“Non possiamo accettare l’arresto dei funzionari di un’ambasciata”, ha commentato Frattini.

A livello interno, l’azione di forza di Ahmadinejad sembra aver avuto un effetto duplice.

Se per ora i manifestanti comuni non recedono dalla loro posizione, alcuni politici “contestatori” si riavvicinano alle posizioni ufficiali (forse per effetto della sindrome d’accerchiamento).

E’ il caso ad esempio di Ali Larijani, politico conservatore che aveva preso le distanze dai risultati delle presidenziali.

In un intervista pubblica, Larijani sembra appoggiare la tesi secondo cui i disordini del Paese sono nati per un complotto straniero.

Durante il colloquio, svoltosi ad Algeri, l’ ex- capo dei negoziatori iraniani per il nucleare ha sottolineato come la sua patria ” Non è l’Iraq, e neanche l’Afghanistan”,
invitando caldamente l’ Occidente a “rispettare la vita democratica del’ Iran”.

Matteo Clerici

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