Intervista a Nadia Forte, massaggiatrice e scrittrice
22 Gennaio 2013
1. Chi è Nadia?
Potrei definirmi come una donna-bambina. Un giorno una cliente, finito il trattamento, mi disse: “Tu sei proprio uguale a Pollyanna!”. Pollyanna, per chi non la conosce, è una
protagonista delle fiabe, amante della vita e alla ricerca costante del lato positivo delle cose, delle situazioni e delle persone.
Ho trascorso l’infanzia nel silenzio grazie all’insegnamento di uno dei miei grandi maestri, mio padre. Lui mi ha allenata ed aiutata ad esaminare la mia interiorità e quella delle
persone vicine. Da piccola non mi rendevo conto del grande lavoro che facevo stimolando gli “occhi dell’anima”, quegli occhi che hanno la grande proprietà di aiutarci ad avere più
compassione e più amore nei confronti di noi stessi e degli altri. Adoro trovare negli altri il lato positivo e fare in modo che ognuno se ne accorga.
A volte sembro distratta ma è proprio in quel momento che sono più vicina agli altri …
Il mio atteggiamento nei confronti della vita è sempre giocoso come quando avevo 10 anni. Mi piace sentirmi a mio agio in quello che vivo: per me è basilare la cura del corpo
fisico e di quello spirituale. Mi piace scrivere ogni settimana i miei obiettivi e li sogno vedendo la loro realizzazione. Organizzo la mia vita nella condivisione con più persone
possibili.
Nel mio lavoro di massaggiatrice e scrittrice trovo tanto nutrimento perché questi due ruoli mi aiutano a sintonizzarmi sulla frequenza dell’amore, portandomi in un contatto immediato
con la mia anima. È lei che mi guida costantemente in ogni decisione.
2. Come inizia la tua storia lavorativa?
La mia storia inizia con il diploma d’estetica, un diploma molto sofferto e sognato perché la mia famiglia non era d’accordo. Quando finalmente, a 21 anni, raggiungo il mio sogno, un
incidente automobilistico mi obbliga a fermarmi per un altro anno ma soprattutto, in quel minuto, la mia intera vita si trasforma. Fu come se qualcuno avesse amplificato i miei 5 sensi,
schiacciando un bottone in qualche parte del mio corpo. Da subito iniziarono visioni e incontri con angeli e trapassati. Quando finalmente, dopo un anno, riuscii a entrare nel mondo
dell’estetica, mi ritrovai con il classico bagaglio di nozioni di studio sul corpo umano ma con la voglia di indagare piano piano il campo aurico dei miei clienti. Con i miei 5 sensi
amplificati, però, non fu proprio così facile, nel campo aurico mi ci trovavo immersa …
3. Come sei arrivata a scrivere la tua prima opera “Tu crea silenzio”?
Dopo anni di disagi, inquietudini, attacchi di panico e corse verso la gonna di mia madre, credendo disperatamente che lei dovesse e potesse darmi delle spiegazioni logiche per quello che
vivevo, dopo anni di combattimenti interiori violenti tra i due corpi, fisico e spirituale, con l’aggiunta di ore di preghiera ossessiva, vissute nell’idea di poter essere protetta dalla
coroncina di rosario al collo, finalmente, attorno ai trent’anni, una notte iniziai veramente a pregare meditando sulla parola.
Fu come una carezza calda dentro la mia anima: ogni parola mi conduceva verso la calma, verso un silenzio fatto di accettazione che mi lasciava intravedere la strada verso l’equilibrio. Iniziai
ad accettare di possedere due corpi, uno spirituale e uno terreno, e soprattutto cominciai ad ascoltarli. La scrittura fu inizialmente un atto terapeutico ma a metà stesura mi resi conto
dell’esistenza di un disegno molto più grande, quello di aiutare più persone possibili ad incontrarsi nel silenzio. Così nasce “Tu crea silenzio”.
4. E “Naiadis, luce alla Terra”?
Mentre arrivavo alla fine della stesura di “Tu crea silenzio” cominciai a sentire nella mia testa parole e frasi. Compresi subito che esse non appartenevano al mio flusso energetico ma andavano
a mettere luce e chiarezza su tutto ciò che avevo vissuto fino a quel momento. Avevo quarant’anni e capii finalmente quelle luci, quelle sensazioni e quell’ascolto così profondo e
chiaro: mi resi conto di aver ricevuto negli anni un vero e proprio trattamento, un massaggio per l’anima, un aiuto nella mia ricerca interiore. Compresi l’importanza del sintonizzarsi con il
respiro, del creare silenzio, del raggiungersi, esaminando ogni sfera della nostra vita.
5. Cosa ti rende felice del tuo lavoro?
Mi rende felice osservare gli occhi delle persone che cambiano grazie alle loro illuminazioni, come se delle lampadine si accendessero improvvisamente. Mi rallegra vedere ritornare le persone
dopo un po’ di tempo, felici perché hanno ripreso a viversi, sentendosi a proprio agio nel loro corpo, nel loro essere.
6. Cosa ti rattrista?
Sentir dire dalle persone: “È tanto tempo che non mi guardo allo specchio perché non mi riconosco più esteticamente né emotivamente. È come essere in un corpo
estraneo!”
7. Com’è una tua giornata-tipo?
Mi alzo al mattino ringraziando Dio per aver aperto gli occhi in un nuovo giorno nei miei panni di mamma, risvegliando Elena presto per prepararla per la sua giornata scolastica. Bacetti a mio
marito e a mia figlia e, non appena rimango sola, accendo la musica, sempre sintonizzata sugli anni “vintage” e inizio a saltellare da una stanza all’altra per lavarmi, vestirmi, truccarmi e
profumarmi. Mi piace da impazzire questo momento tutto mio!
Due coccole a Nerina, la mia gattina che mi sopporta da anni, e poi di corsa in studio a lavorare. Arrivo sempre mezz’ora prima perché amo preparare la stanza con una candelina e
l’incenso e sintonizzarmi con la mia anima per far in modo che i clienti che arrivino mi trovino veramente “a casa”, con il cuore aperto.
Poi torno a casa, cucino e, se sono sola, mi siedo vicino al fuoco a leggere o scrivere. Alle 16 vado a prendere Elena a scuola e, di solito, torniamo a casa subito per fare merenda, giocare e
studiare. All’imbrunire, quando sappiamo che papà sta per rientrare, da sempre io e Elena ci prepariamo all’incontro pettinandoci e cercando di mandare via qualche malumore, se
c’è stato durante il pomeriggio, per non accoglierlo con i cosiddetti musi.
8. Secondo te come può una persona ritrovarsi e capire il proprio dono o realizzare il proprio sogno?
È fondamentale prendere del tempo per se stessi, incontrarsi ogni giorno nel silenzio, ascoltarsi e comprendere cosa ci fa stare bene, ci fa sorridere, ci fa sentire al centro del nostro
essere. Attraverso la forza di volontà è possibile portare alla luce il nostro potenziale. Il tutto nella magia del movimento e della condivisione con il Creato. Non rimaniamo
fermi ma muoviamoci e parliamo con più persone possibili dei nostri sogni: c’è sempre qualcuno che può aiutarci ad esprimerci senza sentirci inadeguati!
9. Come vedi la tua storia personale?
È una storia come tante, ognuno di noi è Storia che può essere solo ascoltata e non cambiata. Può essere trasformata solo da noi che, negli anni, a seconda di
ciò che viviamo, trasformiamo sensazioni, emozioni e ricordi. A volte una tristezza o una paura del passato possono diventare nostalgia; un momento di angoscia o terrore può
divenire comprensione o tenerezza.
10. Chi era Nadia ieri e chi è Nadia oggi?
Ieri era una ragazza spaventata, sempre di corsa e impaurita, anche se attenta ai segnali e alle intuizioni. Oggi sono una donna che non corre più, sempre attenta ai segnali, che cerca
di percepire, di ascoltare e di capire. A volte non capisco ma accetto con serenità e con la consapevolezza che tutto è sempre in trasformazione. Vivo con uno sguardo costante
verso il cielo, con la certezza che c’è sempre chi ci sostiene dall’alto.
Redazione Newsfood.com+WebTv




