Inflazione: l’agricoltura “frena” la corsa
30 Settembre 2008
La Cia sottolinea che le quotazioni all’origine dei prodotti agricoli hanno registrato sia a luglio che ad agosto diminuzioni, rispettivamente, del 6,5 per cento e del 3 per
cento.
Crollano i listini alla produzione di cereali e ortofrutta. Al dettaglio, nonostante la flessione di settembre, i livelli dei prezzi restano, però, alti, in particolare per la
pasta. Subito il “doppio prezzo” e rapporti più stretti di filiera.
L’agricoltura “frena” la lunga corsa dell’inflazione. Il netto calo dei prezzi sui campi registrati negli ultimi mesi ha contribuito a contrastare i rincari dei
prodotti dell’agroalimentare (anche se i livelli restano ancora elevati) e, al momento, nuove pesanti impennate al consumo non si giustificano. E’ quanto segnala la
Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento delle stime Istat sull’andamento inflattivo nel mese di settembre che vede, appunto, una crescita degli alimentari 5,8 per
cento, in flessione al 6,3 per cento del precedente mese di agosto.
L’agricoltura italiana non è, quindi, la causa dei rincari dei prodotti alimentari e non favorisce l’inflazione. I prezzi agricoli alla produzione -come evidenzia
anche l’Ismea- in agosto sono diminuiti del 3 per cento rispetto al mese precedente (meno 6,5 per cento in luglio), mentre lo stesso aumento del 2,8 per cento registrato nei
confronti dello stesso periodo del 2007 è ben inferiore agli incrementi che, in dodici mesi, si sono avuti nei vari passaggi della filiera.
Le flessioni delle quotazioni sui campi -avverte la Cia- dovrebbero quanto meno bloccare i listini sino alle vendite al dettaglio. Dunque, nessun alibi per nuovi aumenti. Purtroppo, a
settembre non è andato esattamente così. La pasta e il pane al consumo hanno avuto un aumento, rispettivamente del 10,6 per cento e del 33 per cento e questo in presenza
di un calo generalizzato dei cereali alla produzione pari al 7,6 per cento in agosto e del 3,9 per cento in luglio.
Stesso discorso per il settore dell’ortofrutta, dove -rileva la Cia- si è registrato, sempre all’origine, una diminuzione netta del 17,6 per cento per ortaggi e
legumi e dello 0,6 per cento per la frutta.
Gli aumenti che si sono avuti in questi ultimi due anni -avverte la Cia- sono, dunque, determinati da altri fattori: le filiere agroalimentari troppo lunghe, l’inadeguatezza della
gestione dei mercati agricoli, la logistica infrastrutturale, i trasporti insufficienti e costosi, gli incrementi tariffari, e, non ultime, le speculazioni.
Per questa ragione, la Cia rinnova la necessità di una maggiore trasparenza nelle dinamiche di formazione dei prezzi dei prodotti alimentari attraverso azioni e strumenti per
favorire la corretta informazione ai consumatori, con l’indicazione in etichetta del “doppio prezzo”, all’origine ed al dettaglio, per i prodotti particolarmente
sensibili. L’introduzione di questo meccanismo da una parte renderebbe più consapevole il consumatore sull’acquisto, dall’altra, fungerebbe da deterrente per
eventuali manovre speculative, favorendo anche la ripresa dei consumi. Pertanto, è opportuno un adeguato intervento legislativo per sperimentare tale sistema di
“lettura” del prezzo direttamente nei luoghi di acquisto dei prodotti al dettaglio.
Non solo. Vanno resi più stretti i rapporti in filiere più corte, anche attraverso accordi fra i soggetti interessati. Un passo verso questa direzione la Cia lo ha
già compiuto con l’accordo sottoscritto con la Confesercenti.





