Inflazione: Coldiretti, scandalo record pasta ( 24,9) con grano dimezzato

By Redazione

 

Il fatto che i prezzi alla produzione dei prodotti agricoli si sono ridotti del 6,5 per cento rispetto allo scorso anno mentre quelli al consumo di prodotti alimentari e bevande sono
cresciuti del 5,8 per cento nello stesso periodo dimostra che la speculazione sta allargando la forbice tra prezzi alla produzione e quelli al consumo. E’ quanto denuncia la
Coldiretti che, nel commentare i dati divulgati dall’Istat sull’andamento dell’inflazione nel mese di settembre, sottolinea che mentre le famiglie spenderanno 8
miliardi di euro in piu’ nel 2008 per riempire il carrello della spesa nelle campagne si assiste ad un calo generalizzato dei compensi.

Scandaloso è il record di aumenti della pasta ( 24,9 per cento) che ha raggiunto valori medi di 1,6 euro al chilo, secondo il servizio Sms consumatori del Ministero delle
Politiche Agricole, nonostante il fatto che – sottolinea la Coldiretti – il grano duro sia praticamente dimezzato attorno ai 0,28 euro al chilo. All’inizio dell’anno la pasta –
ricorda la Coldiretti – era a 1,4 euro al chilo mentre il grano a 0,48 euro al chilo e si è dunque verificato un progressivo e ingiustificato allargamento della forbice dei
prezzi tra produzione e consumo. Una situazione drammatica nelle campagne per il forte aumento dei costi di produzione, del 56 per cento per i concimi necessari per fertilizzare il
terreno, che sta mettendo in difficoltà – continua la Coldiretti – gli agricoltori italiani che hanno avviato una mobilitazione in molte regioni per garantire il futuro delle
coltivazioni Made in Italy.

In generale mentre per i prezzi al consumo i listini sono aumentati pressoché in tutte le categorie di prodotto, le quotazioni dei prodotti agricoli nei campi su base annuale
sono aumentate solo per la frutta ( 3 per cento) e per i vini ( 1,7 per cento) mentre una forte riduzione si registra negli ortaggi (- 30,6 per cento) e nei cereali (-19,6 per cento).
Tra i prodotti zootecnici, l’unico aumento è stato rilevato a settembre per i suini ( 25,9 per cento) che avevano raggiunto livelli vicini ai minimi storici, mentre stabile
è il dato dei bovini ( 1,8 per cento) e registrano una flessione i prezzi alla produzione degli avicoli (-13,7 per cento), del bestiame ovicaprino (-5,3 per cento) e dei
lattiero-caseari (-3,3 per cento).

Il danno generato dalla speculazione questa situazione per il mondo agricolo – precisa la Coldiretti – è quindi duplice perché da una parte si verifica una
stagnazione dei consumi che riduce le potenzialità produttive delle imprese e dall’altro non consente una adeguata remunerazione del prodotto agricolo che, in tanti casi, non
copre i costi vivi di produzione, anch’essi peraltro in costante e non controllata crescita.

A favorire la crescita dei prezzi al consumo nell’agroalimentare sono – denuncia la Coldiretti – soprattutto le distorsioni e i troppi passaggi esistenti nel percorso dei prodotti dal
campo alla tavola durante il quale i prezzi moltiplicano e i centesimi si trasformano in euro. Lo dimostra il fatto che – continua la Coldiretti – in Italia al momento attuale per ogni
euro speso dai cittadini in cibo, 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all’industria e solo 17 per remunerare il prodotto agricolo.

La Coldiretti è impegnata nel costruire un sistema di accorciamento e razionalizzazione della filiera che consenta di contenere gli aumenti del prezzo al consumo per i prodotti
alimentari e allo stesso tempo di ripartire più equamente il valore aggiunto creato nella filiera attraverso l’adesione di imprese, di cooperative, di consorzi, di farmers
market, ponendo criteri di semplificazione e razionalità al centro della filiera: dai mezzi tecnici, ai servizi, dalla produzione alla trasformazione associata, sino alla vendita
diretta da parte dei produttori.

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