In costruzione la versione 3D del patrimonio culturale europeo

Presso l’Università di Lovanio (Belgio) è stato avviato lo sviluppo di una biblioteca digitale europea che un gruppo di dottorandi realizzerà utilizzando uno scanner dome
per produrre immagini digitali utilizzabili a distanza dai ricercatori, l’ateneo partecipa alla rete EPOCH, finanziata dall’Unione europea, per lo studio di una nuova tecnologia intesa a
preservare testi e manufatti antichi e deteriorati, rendendoli al contempo disponibili a fini di ricerca. Alla rete EPOCH (Excellence in Processing Open Cultural Heritage) appartengono circa
100 istituti culturali europei impegnati a migliorare la qualità e l’efficacia delle tecnologie dell’informazione (TI) nella salvaguardia del patrimonio culturale.

Attualmente, l’équipe di Lovanio lavora su un’immagine digitale di una tavola cuneiforme del quarto millennio a.C., che presenta circa 260 raffigurazioni, per consentire ai ricercatori
di tutto il mondo di manipolarla come immagine virtuale. L’équipe ha sviluppato strumenti che permettono agli utenti di caricare immagini digitali nei server in cui il software elabora
una ricostruzione tridimensionale della scena e riporta i risultati all’utente che ha richiesto l’informazione.

Secondo il professor Luc Van Gool, le tecnologie sviluppate dalla sua équipe renderanno più semplice ed economica per gli studiosi la realizzazione di modelli tridimensionali
realistici e di alta qualità di tutti i tipi di manufatti archeologici.

A gennaio, l’équipe partirà alla volta di una delle più grandi città antiche Maya, Calakmul (Messico), per iniziare a sperimentare tutte queste tecnologie.

Il progetto è legato a un programma di digitalizzazione su vasta scala condotto dalla Biblioteca Nazionale dei Paesi Bassi, all’Aia.

È già possibile accedere a libri, manoscritti, fotografie e lettere, dal sito web della biblioteca, che ha ora iniziato a digitalizzare la sua intera collezione di 30 milioni di
documenti. La biblioteca dichiara di possedere una raccolta di circa 8 milioni di pagine di giornale databili fino al 1618.

Il progetto di Lovanio impiega strumenti specifici sviluppati dalla società viennese Quidenus Technologies, che ha realizzato uno scanner di testo robotico in grado di digitalizzare
circa 2 000 pagine all’ora.

La società ha dichiarato che sono state coinvolte 50 persone, tra ingegneri e tecnici, nella creazione della macchina, che trasforma automaticamente tutte le pagine dei libri, a
prescindere dalla qualità della carta, dallo spessore e dal peso.

L’Università di Lovanio ha inoltre collaborato con lo storico olandese Ewoud Sanders, che ha realizzato una banca dati di 1,5 milioni di pagine utilizzando uno scanner ad alta
velocità.

Secondo il dottor Sanders, digitalizzare libri, manoscritti e altri manufatti non implica la loro fine. Al contrario, dona loro una «nuova vita».

Per ulteriori informazioni consultare:

https://www.arc3d.be

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