Il vicepresidente dell'Anbi Distefano: «avviata l'operazione rilancio»

Scongiurato il rischio della soppressione dei Consorzi di Bonifica (nel cosiddetto decreto milleproroghe c’è un emendamento all’articolo 27 che li mantiene in vita) la terza conferenza
nazionale organizzativa dell’Anbi (Associazione nazionale bonifiche irrigazioni e miglioramenti fondiari) in corso a Castelnuovo del Garda (Verona) rilancia, tra le priorità per il nuovo
Parlamento e il nuovo Governo, «la necessità di un ammodernamento organizzativo dei Consorzi, finalizzato ad una maggiore efficienza, efficacia ed economicità delle
attività assicurate dagli enti consortili nell’interesse del mondo agricolo e della tutela del territorio».

E’ quanto ha riferito il vicepresidente nazionale dell’Anbi, Donato Distefano (presidente lucano della Cia), che ha aperto la sessione dei lavori della conferenza.

Distefano ha sottolineato che «i Consorzi di bonifica sono un grande patrimonio di strutture e risorse umane. Ricomprendono circa 18 milioni di ettari di territorio, il 60 per cento della
superficie del Paese e per il 20 per cento servita da opere di irrigazione, un migliaio di impianti di sollevamento, centinaia di invasi, impianti idrovori, acquedotti e impianti di produzione
di energia elettrica. Occorre pertanto rendere più funzionali tali strutture, riorganizzando dove c’è bisogno, riducendone il numero per aumentarne l’efficienza e ridurne il costo
relativo, semplificando i rapporti con la contribuenza e puntando a soluzioni che unifichino le riscossioni. Il futuro dei Consorzi non può che andare dal beneficio al vasto campo del
presidio del territorio, con competenze per l’irrigazione, il ciclo integrale dell’uso dell’acqua, la sicurezza idraulica ed anche la difesa del suolo».

Distefano ha fornito alcuni dati per dare il senso del grande patrimonio e della strategica funzione-missione assolta dagli enti di bonifica: il nostro Paese è esteso per poco più
di 30 milioni di ettari di superficie; circa 13 milioni è la superficie agricola utile pari al 40 per cento; circa il 60 per cento, pari a 18 milioni di ettari, sono le competenza
territoriale dei 157 Consorzi di bonifica e 21 migliroamento fondiario; circa 3,4 milioni sono gli ettari serviti da opere d’irrigazione in capo alla bonifica; 21 miliardi sono i metri cubi di
acqua distribuiti per irrigare; circa 750 gli impianti idrovori; sono 181.000 i km dei canali di bonifica; 116 sono le centrali elettriche; 111.000 i kw prodotti; 80 dighe e 900 invasi e vasche
di compenso

«In definitiva -ha continuato Distfano- la gestione delle risorse idriche ha bisogno di una reale politica di svolta rispetto al passato. Non si può unicamente intervenire in
presenza dell’emergenza. Occorre programmare. E’ necessario un Piano efficace che permetta, nelle iniziative volte alla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici e delle politiche
ambientali, un approccio integrato e multidisciplinare. Un Piano che abbia il suo punto fermo nell’Autorità unica nazionale, con il supporto di valide Cabine di regia in ogni
bacino».

Per Distefano i dati confermano la necessità di una «Cabina di Regia» sulla gestione delle risorse idriche e di «un nuovo patto civico tra agricoltura e società
sui temi della qualità ambientale-territoriale, dell’acqua e della bonifica».

L’obiettivo da raggiungere -ha cocnluso il vice presidente nazionale dell’Anbi- è quello di una bonifica moderna, dedicata, in grado di riposizionarsi, di appropriarsi andare oltre il
ruolo e le funzioni storiche, proiettata nei nuovi scenari e verso nuove sfide, come sta accadendo con le recenti stagioni siccitose che suggeriscono una specifica proposta relativa alla
revisione dei regolamenti irrigui per disciplinare le regole per l’utilizzazione delle acque nelle ipotesi di riduzione della disponibilità idrica.

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