Il toscano nel bicchiere raccontato da Fabrizio Franchi

Il toscano nel bicchiere raccontato da Fabrizio Franchi

Siamo a Parma, al Cibus Tour, e all’esterno sotto un gazebo incontro un vecchio amico di fumate: Fabrizio Franchi.

Fabrizio è un grande esperto di sigari ma soprattutto è un buon esperto di tabacchi.

Accanto a lui due belle signorine dalle lunghe gambe mi fanno accomodare e mi offrono un bel “Modigliani” accompagnato da un buon Chivas.

E’ la prima volta che mi fermo in questi tre giorni frenetici di incontri e di interviste eccellenti: Il Ministro Saverio Romano, l’amico Paolo De Castro, il presidente Zanlari della Camera di
Commercio, la Direttrice di Cibus Tour Elda Ghiretti, il Direttore Generale di Fipe, il Presidente di Slow Food Burdese, …e tanti altri.

Mi ero riproposto:-“Ora basta interviste! Ed invece non posso non fare una chiacchierata con l’amico Fabrizio sul suo libro che parla di sigari.

Fabrizio Franchi, mi vuoi raccontare questa tua opera?

E Fabrizio comincia a parlare, fumando anche lui un buon Toscano:

E’ stata la storia, la tradizione ad ispirarmi. Proprio grazie a loro, ai nostri nonni che si presentavano in tabaccheria – all’epoca definita “la privativa” – ad acquistare il sigaro
prediletto; sceglievano il colore e lo ascoltavano con l’orecchio premendogli la pancia con le dita, se emetteva un sordo “scricchiolio” era pronto per la fumata. Quando poi si trattava di
trovargli un compagno, quale miglior accostamento, se non un bicchiere di vino; naturalmente la tecnica era quella di inzuppare il Toscano dentro un bicchiere di vino, di vin santo, di
grappa…(chi più ne ha più ne metta). Lo stesso gesto che compie un bambino ancora ingenuo quando va a tuffare il primo biscotto della mattina in un bicchiere di latte ancora
caldo.

Sembra che il tempo si sia fermato dentro quel bicchiere visto che non è una rarità vedere ancora oggi il Toscano nel bicchiere. Un percorso ricco di numerose
analogie tra il Toscano e il vino che ci fa capire la stretta somiglianza di questi due prodotti, per l’importanza del clima, del fattore umano, alla preparazione e cura della materia prima,
alla produzione e conservazione, tutti aspetti che incidono e determinano il gusto dei due.

Come protagonisti due grandi e intramontabili attori, e a dirigere quest’opera come un buon maestro d’orchestra è proprio lui, il gusto, che in questi ultimi decenni ha raggiunto i
massimi livelli per la qualità dei due prodotti; oggi sia il Toscano che il vino sono prodotti eccellenti e rappresentano il made in Italy, oltre ad uno stile di vita. Certamente il vino
nasce molto prima, e sul vino sono stati condotti molti studi, molte ricerche; oggi conosciamo tutto sul vino che rappresenta sicuramente il primo ambasciatore d’Italia. Anche se il Toscano
nasce molto più tardi – nell’Ottocento quando facevano già ingresso nel mercato italiano vini importanti come il Barolo e poi il Brunello di Montalcino -si trova oggi comunque
pronto per il confronto con i grandi vini. Oramai il Toscano si presenta forte di una sua identità e ogni sigaro della famiglia ha un suo disciplinare.

E se Mario Luzzato Fegiz descrive il Toscano come “il gorgonzola dei sigari“, a dimostrazione della forza e tipicità dei sapori, per assonanza al vino mi viene naturale
personalizzare il Toscano come “sigaro monovitigno” in quanto utilizza una sola qualità di materia prima, il tabacco Kentucky.

Attenzione, questa lettura può provocare un’elevata dipendenza!

Fabrizio Franchi

Fabrizio Franchi (a cura di), “Il toscano nel bicchiere. Guida all’abbinamento ed alla degustazione”, Casa editrice Giunti 2007, 160 pp., 12,50 Euro

Fabrizio non si è interrotto un attimo e neppure ho pensato di fare delle domande. Finiamo il sigaro e suona il cellulare, devo correre allo stand per un’intervista. Ciao Fabrizio.

Giuseppe Danielli

Newsfood.com

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