Il Senato approva il federalismo fiscale

Il Senato approva il federalismo fiscale

 

La prima novità c’è ed è di rilievo. Il disegno di legge 1117 sul federalismo fiscale è stato approvato dal Senato con 156 sì, 108 astenuti e solo 6
no. Ora andrà alla Camera. La seconda novità è di rilievo anch’essa perché il gruppo del Partito democratico ha deciso di astenersi sul progetto voluto da
Bossi e Calderoli e ha ottenuto subito un apprezzamento dal leader della Lega Nord. “È stato fatto un lavoro importante con la sinistra. Senza la sinistra eravamo ancora in
commissione”: ha subito apprezzato Umberto Bossi.
Il gruppo del Pd del Senato ha deciso, infatti, a larga maggioranza, di astenersi nel voto finale sul federalismo fiscale. La decisione è stata presa durante un’assemblea a cui
ha partecipato anche il segretario Walter Veltroni.
Sulle critiche avanzate ieri dai democratici Bossi ha garantito che “Tremonti mi ha assicurato che i conti li tirerà fuori”, mentre sulla decisione dell’Udc di votare contro
spiega: “Vorrà fare il partito antifederalista e prendere i voti del sud ma ho i miei dubbi perché la legge non penalizza il sud e anche lì sono stufi di
amministratori che non fanno il loro lavoro”.

Veltroni spiega l’astensione
“Il gruppo del Senato a larghissima maggioranza ha preso una decisione giusta per una forza che ha la responsabilità di affrontare una grande sfida di innovazione e che ha
contribuito ad un cambio radicale del testo rispetto a quello originale”: il segretario del Pd, Walter Veltroni, spiega così al termine della riunione dei senatori democratici la
decisione del Pd di astenersi al Senato sul ddl sul federalismo.
“È il nostro atteggiamento – spiega Veltroni – in prima lettura, ma potrà cambiare se non saranno affrontate molte cose su cui siamo insoddisfatti: l’assenza di una
copertura finanziaria e il fatto che sia portato immediatamente all’approvazione il pacchetto di norme Violante oltre alla Carta delle autonomie locali”. Per ora però, evidenzia
il leader del Pd, “abbiamo deciso di astenerci dopo una battaglia parlamentare, ma il banco di prova saranno i tre punti che chiediamo alla maggioranza”.
“Noi facciamo una durissima opposizione di merito alla ricerca quando possibile di convergenze per il bene del paese. La destra non lo fa? Non importa, noi andiamo avanti e non ci
sottraiamo alle responsabilità nei confronti del paese”.

Anna Finocchiaro: è un federalismo equo
“Abbiamo deciso a larghissima maggioranza l’astensione nel segno del confronto. Nel voto ha giocato molto il lavoro da noi compiuto che ha ribaltato l’impostazione del testo da un
modello egoistico a un federalismo equo”: Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, spiega così ai giornalisti l’esito dell’Assemblea dei senatori democratici.
“Siamo soddisfatti – dice la Finocchiaro – per un testo che ha accolto molte nostre proposte anche se restano fortissime preoccupazioni soprattutto sul fatto che sui decreti legislativi
il Parlamento sarà disarmato”. La presidente dei senatori del Pd evidenzia anche che “il processo da noi avviato è all’inizio perché poi il testo
passerà alla Camera e tornerà al Senato”.
Anna Finocchiaro apprezza poi il metodo seguito nella discussione parlamentare: “Si sbriciola il cliché di Berlusconi di un’opposizione riottosa e incapace di proposte e si
capisce che se un pezzo della maggioranza decide di sedersi al tavolo del confronto, l’opposizione c’é ed é capace di cambiare la filosofia di un testo”.

Si astiene anche l’Idv di Di Pietro
Anche l’Idv si astiene nel voto finale sul federalismo fiscale. Lo ha annunciato, in dichiarazione di voto, il capogruppo del partito di Di Pietro, Felice Belisario, che ha parlato di
una astensione come “segno di fiducia” verso il provvedimento con l’auspicio che “possa migliorare alla Camera”. Belisario, comunque, ha sostenuto che “ci sono norme che non convincono
e la delega è ancora troppo generica”. Dopo le dichiarazioni di voto dell’Idv, l’opposizione voterà in maniera divisa il provvedimento: Pd e Idv si asterranno, mentre
l’Udc voterà contro. Anche il senatore del Pd Marco Follini ha espresso la sua contrarietà al progetto in discussione.

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