Il prezzo del petrolio aumenta i costi di produzione degli alimenti

Il record del petrolio spinge verso l’alto i costi di produzione degli alimenti che fanno segnare un aumento medio del 8,8 per cento per effetto dell’aumento di energia, fertilizzanti e mangimi
per l’alimentazione degli animali, è quanto afferma la Coldiretti nell’evidenziare gli effetti a valanga provocati dal caro petrolio sottolinea che sono l’attività di allevamento
e la coltivazione dei cereali come grano, mais e riso ad essere le più colpite.

A questi aumenti si aggiungono – sottolinea la Coldiretti – quelli provocati dall’incremento nei costi di trasporto con l’86 per cento delle merci che in Italia viaggia su strada ed i costi
della logistica che incidono dal 30 al 35 per cento per frutta e verdura e assorbono in media un quarto del fatturato delle imprese agroalimentari.

Tra i fattori della produzione necessari alle campagne che hanno subito maggiori rincari ci sono – precisa la Coldiretti – i fertilizzanti ( 35,6 per cento), i mangimi ( 22,6 per cento) ed i
carburanti ( 7,1 per cento), sulla base dei dati Ismea relativi a marzo 2008.
Tra i settori in grave difficoltà c’è quello dell’allevamento dei maiali dove gli allevatori si preparano ad attuare lo sciopero del prosciutto di fronte all’impossibilità
di far crescere maiali di qualità che vengono pagati appena 1,15 euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione. Gli allevatori – precisa la Coldiretti – hanno infatti annunciato
che non verranno più consegnate assieme ai maiali le certificazioni di qualità che consentono la commercializzazione del prosciutto a marchio d’origine.

Nel 2007, grazie al lavoro di 4.987 allevamenti italiani, sono stati prodotti in Italia oltre 9,5 milioni di prosciutti di Parma Dop per i quali gli italiani hanno speso 1,3 miliardi di Euro
mentre il giro di affari ha raggiunto i 400 milioni di Euro all’estero, dove si è verificato un aumento record delle vendite in quantità con un incremento del 9 per cento. Nel
biennio 2005 – 2007 secondo il Consorzio le vendite hanno registrato una crescita in volume pari al 5,1 per cento con il prezzo medio al consumo del Prosciutto di Parma che è stato pari
a circa 24,34 euro/kg.

Nella forbice tra prezzi alla produzione e al consumo c’è – secondo la Coldiretti – un sufficiente margine per garantire una adeguata remunerazione agli allevatori e non aggravare i
bilanci delle famiglie, ma occorre lavorare sulla trasparenza dei prezzi e della informazione ai consumatori. In Italia sono arrivati in un anno quasi 60 milioni di cosce fresche di maiale
dall’estero per essere stagionate e divenire prosciutto in Italia, dove rischiano di essere spacciate come Made in Italy e per questo – conclude la Coldiretti – è necessario estendere
immediatamente alla carne di maiale e ai suoi derivati l’obbligo di indicare la provenienza in etichetta, che al momento vale solo per i prodotti della salumeria a denominazione di origine.

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