Il paradosso degli eSports in Italia: in grande crescita, famosi ma invisibili
27 Febbraio 2025
eSports: il fenomeno coinvolge 7,3 milioni di spettatori italiani, con 3,3 milioni di appassionati regolari
Il mercato globale, attualmente a 1,87 miliardi di dollari, raggiungerà i 6,63 miliardi nel 2032
esports in Italia e tendenze del mercato 2025.
Il paradosso degli eSports in Italia: in grande crescita, famosi ma invisibili
Nota del direttore
Settori difficili da affrontare e capire per chi ha i capelli bianchi come il sottoscritto ma non possiamo ignorarli, tantomeno giudicarli… il futuro è dei giovani!
Mentre il settore ha raggiunto i 51 milioni di euro di fatturato, continua a non esserci una regolamentazione chiara.A febbraio 2024 è stato presentato in Senato il disegno di legge “Regolamentazione delle competizioni videoludiche“, ma dopo un anno è ancora in fase di discussione. Nel frattempo:
- Il fenomeno coinvolge 7,3 milioni di spettatori italiani, con 3,3 milioni di appassionati regolari
- Il mercato globale, attualmente a 1,87 miliardi di dollari, raggiungerà i 6,63 miliardi nel 2032
Questi numeri rendono ancora più urgente una riflessione sulle implicazioni economiche e sociali del fenomeno.
All’interno del report viene tracciato anche un identikit dell’appassionato di eSport evidenziando quali sono le abitudini di fruizione, le piattaforme più utilizzate, i giochi più seguiti e molto altro.
Giuseppe Danielli
Il paradosso degli eSports in Italia: famosi ma invisibili
Filippo ha 32 anni, un lavoro a tempo pieno e vive in un piccolo centro in provincia di Napoli. Ogni settimana dedica almeno cinque ore a seguire competizioni di League of Legends. Non è un caso isolato: rappresenta il nuovo volto del pubblico degli esports in Italia, un fenomeno che sta ridefinendo i confini dello spettacolo sportivo nel nostro Paese.
“Non ero nemmeno un gamer accanito, prima. Ho iniziato a seguire gli esports durante il lockdown e non ho più smesso”, racconta Marco, che oggi fa parte di quei 3,3 milioni di italiani che, secondo i dati raccolti da Giocoresponsabile.info, seguono con regolarità le competizioni videoludiche.
Ma mentre in alcuni paesi gli esports godono di pieno riconoscimento istituzionale da oltre vent’anni, con un apparato normativo completo che tutela giocatori e competizioni, in Italia il settore continua a vivere un singolare paradosso: milioni di spettatori, un giro d’affari crescente, ma nessuna esistenza ufficiale dal punto di vista normativo.
La mappa degli eSports italiani
Dimentichiamo Milano e Roma. Il vero cuore pulsante degli esports italiani batte in provincia. Campania e Sicilia guidano la classifica delle regioni con più appassionati, contrariamente a quanto accade per la maggior parte dei fenomeni culturali emergenti, tradizionalmente concentrati nelle grandi città del Nord.
È una geografia culturale completamente nuova. Gli esports rappresentano la prima rivoluzione dell’intrattenimento che non segue il classico schema centro-periferia, ma crea comunità che prescindono dalla prossimità fisica e si fondano su interessi condivisi.
Questa distribuzione geografica racconta una storia interessante sulla digitalizzazione del paese. Nelle aree dove l’offerta di intrattenimento fisico è più limitata, i videogiochi competitivi assumono un valore che va oltre il semplice svago.
Chi sono i consumatori di eSports?
Se i dati demografici hanno sorpreso gli esperti – il 47% dei fan ha tra i 25 e i 44 anni, ben lontano dallo stereotipo dell’adolescente – ancora più rivelatore è il comportamento di queste fasce d’età.
Non sono i giovani a introdurre gli adulti al mondo degli esports, ma spesso sono i trentenni che hanno vissuto la transizione dai videogiochi tradizionali a quelli competitivi a coinvolgere sia i più giovani che i più anziani. Questa generazione ha attraversato l’evoluzione del gaming: dai primi giochi arcade alle console domestiche, fino agli attuali titoli competitivi online con pubblico globale.
L’aspetto più significativo di questa tendenza è il suo impatto sulle dinamiche familiari. Sempre più spesso, genitori Millennials condividono con i figli la passione per titoli come League of Legends o Valorant, creando una continuità generazionale che pochi altri intrattenimenti possono vantare oggi. Non è raro trovare padri e figli che seguono insieme i campionati, discutono di strategie o addirittura giocano in team.
Il modello di business italiano: potenzialità inespresse e ostacoli strutturali
Nonostante le premesse favorevoli – un terzo degli appassionati appartiene alla fascia più alta di reddito – il modello economico degli stakeholder italiani fatica a decollare. I ricavi, sebbene in crescita, non coprono ancora le spese operative. Questa situazione economicamente fragile riflette una contraddizione più profonda che caratterizza molti settori innovativi in Italia.
Le cause di questa difficoltà sono molteplici, ma affondano le radici in un problema strutturale: in assenza di un riconoscimento come disciplina sportiva, gli esports non possono accedere a molti benefici fiscali e opportunità di sponsorizzazione disponibili per sport tradizionali. Le imprese con capacità di investimento significative si trovano così frenate dall’incertezza normativa che caratterizza il settore.
A questo si aggiunge la lentezza dell’iter legislativo. Il disegno di legge “Regolamentazione delle competizioni videoludiche”, presentato al Senato oltre un anno fa, procede con estrema lentezza, bloccato tra commissioni e rinvii.
Zone d’ombra: il rischio delle scommesse non regolamentate
Dietro i numeri impressionanti – 7,3 milioni di spettatori occasionali e un mercato globale destinato a raggiungere i 6,63 miliardi di dollari entro il 2032 – si nascondono anche criticità che meritano attenzione immediata, soprattutto in un paese come l’Italia, già alle prese con problematiche legate al gioco d’azzardo.
L’assenza di una regolamentazione specifica ha creato zone grigie, particolarmente evidenti nel settore delle scommesse sugli esports, che attirano un pubblico prevalentemente giovane e potenzialmente vulnerabile a comportamenti di gioco problematici.
I numeri parlano chiaro: secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale sul Gioco d’Azzardo, il 42% delle attività di gioco online in Italia è ormai legato alle scommesse sportive. La questione è particolarmente delicata considerando che molti giocatori sono minorenni o giovani adulti. La facilità di accesso alle piattaforme di scommesse online, spesso con controlli dell’età facilmente aggirabili, amplifica ulteriormente il problema.
Oltre il gaming: i benefici cognitivi degli eSports
Sarebbe tuttavia riduttivo valutare il fenomeno degli eSports concentrandosi esclusivamente sui rischi, senza considerare gli importanti benefici che può offrire quando praticato in modo consapevole e responsabile. Il problem solving rapido richiesto nei giochi competitivi migliora ad esempio la capacità decisionale sotto pressione, mentre il pensiero strategico potenzia competenze applicabili in contesti lavorativi.
La resilienza psicologica e l’autoregolazione emotiva necessarie per affrontare le sconfitte rappresentano soft skills sempre più richieste nel mercato del lavoro. Riconoscere questi aspetti potrebbe favorire l’accettazione culturale degli eSports oltre la nicchia degli appassionati, aprendo la strada a programmi educativi innovativi che sfruttino il potenziale formativo del gaming competitivo in ambito scolastico e professionale.
L’evoluzione sociale del gaming: dalle gaming house ai bar tematici
Contrariamente all’immagine stereotipata del gamer isolato, gli eSports stanno anche creando nuove forme di aggregazione sociale, sia online che offline. Le “gaming house” rappresentano un’innovazione significativa nel panorama sportivo italiano: strutture dedicate dove team professionistici convivono per periodi variabili, concentrandosi sull’allenamento e sullo sviluppo di strategie competitive sotto la guida di coach specializzati.
Un esempio concreto in Italia è la Mkers Gaming House Powered by Mercedes-Benz, inaugurata a Roma vicino al Circo Massimo. Questa struttura all’avanguardia non è solo un centro di allenamento per i Pro Player, ma un vero ecosistema completo dove i giocatori possono contare su un intero team per massimizzare le loro performance. La struttura funge anche da centro media per la creazione di contenuti originali ideati dai player e dai “creator”, figure sempre più influenti nel mondo interconnesso del gaming competitivo.
Parallelamente, emergono “gaming bar” dove gli appassionati seguono insieme le competizioni di eSports. Eventi come Milan Games Week e Romics dedicano inoltre sezioni sempre più ampie agli eSports, trasformando un’attività apparentemente solitaria in un’esperienza condivisa che rafforza il senso di comunità tra i fan.
Come si posiziona l’Italia nel contesto internazionale
Mentre in Italia il settore fatica a strutturarsi, lo scenario internazionale degli eSports sta vivendo una rapida evoluzione con mercati chiave che si stanno posizionando strategicamente.
L’Arabia Saudita, grazie agli investimenti miliardari della Vision 2030 che mira a diversificare l’economia nazionale, si sta affermando come uno dei principali hub globali degli eSports, con un livello di spesa mensile da parte dei consumatori tra i più elevati al mondo. Anche la Svizzera emerge come mercato di riferimento con una significativa capacità di spesa nel settore del gaming competitivo.
Nel contesto europeo, paesi come Germania e Spagna hanno sviluppato ecosistemi competitivi strutturati che, grazie alla vicinanza geografica, continuano a rappresentare punti di riferimento importanti per gli stakeholder italiani. La Francia completa il quadro dei mercati strategici, mentre l’Italia, nonostante il suo potenziale ancora inespresso, cerca di ritagliarsi un ruolo significativo in questo panorama in rapida evoluzione.
Il paradosso degli eSports italiani resta quindi una sfida aperta. La trasformazione di questa passione diffusa in un’industria strutturata richiederà un impegno congiunto di istituzioni e imprese, bilanciando le opportunità economiche con la necessaria tutela degli utenti più vulnerabili. In questo percorso, il confronto con le esperienze internazionali rappresenta una risorsa preziosa per evitare errori già commessi e accelerare il processo di maturazione di un settore che, numeri alla mano, rappresenta già una realtà consolidata nella cultura digitale italiana.
Redazione Newsfood.com
Nutrimento & nutriMENTE
Direttore e Fondatore
Giuseppe Danielli





