Il lavoro è una malattia, il week-end una cura
25 Gennaio 2010
Il lavoro rovina la salute, mentre il week-end la rende migliore.
Questo non è una sorta di detto popolare, ma la tesi di una ricerca dell’Università di Rochester (Usa), diretta dal professor Richard Ryan e pubblicata sul “Journal of Social and
Clinical Psychology”.
Il team del professor Ryan ha seguito per 3 settimane 74 lavoratori, appartenenti a diverse categorie professionali (dagli impiegati agli operai, dai medici agli avvocati), con un orario minimo
di 30 ore settimanali.
Oltre tramite osservazione sul campo, i volontari sono stati monitorati con un questionario (3 volte al giorno) in grado di valutare le loro condizioni psico-fisiche. Il documento chiedeva al
soggetto di descrivere l’attività lavorativa e, tramite scala da 1 a 7, dare un voto ai sentimenti positivi ( felicità, gioia, piacere) ed a quelli negativi (ansia, rabbia,
depressione). Era presente anche una sezione più fisica, con numerosi potenziali disturbi, dal mal di testa alle malattie respiratorie.
Mettendo assieme i dati, gli studiosi hanno allora concluso come il benessere s’impenna passato il venerdì. Il week-end (i classici 2 giorni di riposo) agisce infatti da super medico,
curando corpo e mente. E tali benefici sono veramente diffusi, senza influenza di sesso, età, lavoro, retribuzione o stato civile.
Inoltre, spiega il professor Ryan, l’effetto fine settimana si fa sentire anche nei lavoratori contenti, che trovano il proprio compito gratificato e ben retribuito, e basicamente agisce su due
piani.
Primo, fa diminuire (se non riduce) una serie di disturbi: emicranie, mal di stomaco, problemi respiratori e senso di affaticamento.
Inoltre, fa sentire meglio psicologicamente. E tutto questo, conclude Ryan, grazie alla “Teoria dell’autodeterminazione”: poter controllare il proprio tempo si traduce in un aumento di
benessere, a tutti i livelli.
Matteo Clerici





