Grattacielo Intesa – Sanpaolo a Torino

Torino – «Siate severi, ma abbiate fiducia», è questo l’invito che Enrico Salza, presidente di Intesa – Sanpaolo ha lasciato ai consiglieri della Commissione
Urbanistica, presieduta da Piera Levi-Montalcini, riunita questa mattina a Palazzo Civico per approfondire il progetto del grattacielo che dovrà ospitare gli uffici del gruppo bancario.

All’audizione, richiesta dai gruppi di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Sinistra Democratica, era presente anche il direttore generale di Intesa-Sanpaolo, Pietro Modiano.

In relazione all’altezza del grattacielo Salza ha dichiarato di condividere, come l’architetto Renzo Piano, l’opportunità di ridurla ad una misura di poco inferiore a quella della Mole.

Sottolineando come alcune sedi di Sanpaolo siano già state vendute, si è soffermato sulla necessità di avere una struttura unica per una migliore razionalizzazione delle
attività e per maggiori risparmi.

«Manterremo – ha detto – le sedi storiche di piazza S. Carlo e di via Monte di Pietà».

Il grattacielo ospiterà, per 150 metri di alteza, uffici in grado di contenere 2500 persone «ma la struttura – ha continuato il numero uno della Banca – sarà anche in grado
di attirare visitatori a Torino». Si prevede infatti la creazione di una pinacoteca che ospiterà temporaneamente le ricchezze del gruppo, come la collezione di 500 icone russe,
oggi a Vicenza.

Ai consiglieri che chiedevano garanzie sulla permanenza della direzione della banca a Torino, ha risposto come questa non sia mai stata in discussione, essendo prevista anche nello statuto.

«La scelta della fusione – ha poi aggiunto – è stata dettata dalla necessità di avere gambe più robuste per resistere, in un momento complesso dell’economia mondiale.
Oggi Intesa-Sanpaolo è al nono posto nella classifica mondiale delle banche (al 12° se si considerano tre banche cinesi). Siamo presenti in 40 Paesi e, almeno in 10 siamo la prima
banca. Questo rappresenta anche un’opportunità per i nostri giovani».

Rassicurazioni sono venute anche dal direttore generale Pietro Modiano: «Dalla fusione ad oggi i clienti, solitamente in calo dopo un simile processo, sono aumentati di 200.000
unità, 9000 solo nell’area torinese. Quanto più crescerà l’azienda, tanto più si riempirà il grattacielo».

«Torino – ha aggiunto Modiano – deve svolgere in ambito finanziario un ruolo di capitale, essere propulsiva ma, per questo, deve difendersi di meno.
La testa della Banca resterà a Torino, perché il Gruppo nasce dalla cultura del Sanpaolo e qui dovrà crescere».

Ha poi concluso dicendo che 500 o 600 saranno i torinesi che lavoreranno nel grattacielo, mentre gli altri duemila proverranno da altre direzioni, sottolineando così come non esista
più un pendolarismo solo verso Milano ma anche verso il capoluogo subalpino.

Durante l’incontro è intervenuta la consigliera Monica Cerutti (Sinistra Democratica) che ha espresso preoccupazione per la percezione diffusa di uno slittamento della direzione della
Banca verso Milano e per la crescita verticale della città che deve responsabilmente valutare impatto ambientale e sociale. Per Michele Coppola (Forza Italia) l’incontro odierno è
utile perché consente alla maggioranza di esprimersi, dopo 6 mesi nei quali non si è presa alcuna decisione. Domenico Gallo (Comunisti Italiani) ha posto domande
sull’indispensabilità del grattacielo e se non fosse possibile utilizzare sedi dismesse. Gioacchino Cuntrò (PD – L’Ulivo) ha evidenziato come sia stato utile il dibattito non
tanto sull’altezza quanto sul tema dell’occupazione. Mario Carossa (Lega Nord), oltre ad aver chiesto garanzie circa l’occupazione, ha evidenziato come il grattacielo, secondo il progetto, sia
stato realizzato più alto ancor prima dell’approvazione della variante al piano regolatore. Anche da Roberto Ravello (AN) la richiesta di dati sull’occupazione, da Gian Luigi Bonino
(Partito Socialista) il parere favorevole all’opera con la garanzia che sia davvero un’opportunità per la città. Preoccupazione sul dato occupazionale anche da Antonello Angeleri
(UDC) che, sul tema delle costruzioni, ha annunciato una mozione insieme alla Lega Nord che invita la città a dare indirizzi univoci. Per Stefano Lo Russo (PD – L’Ulivo), invece, non
è negativo poter dare risposte diverse a seconda delle esigenze dei cambiamenti. Infine Luca Cassano (Rifondazione Comunista) ha sottolineato come gli standard urbanistici individuati
dal piano regolatore siano diversi e come ci sia l’interesse a ragionare anche sul tema dell’occupazione.

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