Fusione GTT-ATM? Cavallera (FI): «solo se i comuni lasciano»

Torino – «Dopo gli esiti non proprio felici della fusione tra San Paolo e Intesa, andrei cauto a prospettare matrimoni tra Gtt e Atm», così Ugo Cavallera, consigliere
regionale di Forza Italia, prende posizione sulla questione, ventilata nei giorni scorsi, di un’aggregazione tra le due aziende di trasporto pubblico, la torinese Gtt e la milanese Atm.

Cavallera ha chiesto al presidente della Commissione Traspotri di palazzo Lascaris, Bruno Rutallo, di convocare un’audizione sia del vertici di Gtt sia della Giunta regionale, per un
preliminare confronto su questa ipotesi.
«A guardare le dimensioni di Gtt e Atm – dice Cavallera – con l’azienda lombarda che è circa il 50 % più grande, in termini di fatturato e operatività, non c’è
da star tranquilli sui risultati di una eventuale fusione. Il baricentro decisionale finirebbe decisamente per spostarsi a Milano. Ma non è questo il problema principale. A mio avviso,
la prima domanda che si deve fare è quali siano i benefici per i cittadini da questa iniziativa. Perché, se il risultato fosse un restringimento della concorrenza e un
rafforzamento della quota di mercato per l’azienda aggregata, non vedo quale interesse avrebbero enti pubblici come la Regione o il Comune di Torino a sostenere la fusione».

L’esponente azzurro allarga l’analisi al problema complessivo dei servizi pubblici erogati dalle ex-municipalizzate, alcune delle quali ora quotate in borsa.
«In questi mesi c’è un forte dibattito all’interno del centrosinistra – spiega Cavallera – con i ministri Lanzillotta e Bersani che vogliono puntare sulla liberalizzazione e sullo
sganciamento di queste società dagli azionisti storici di controllo, che sono ancora i Comuni. Dall’altra parte della barricata vi sono i «conservatori» dell’estrema sinistra
e i sindaci delle grandi città, che temono di perdere fonti di potere, nomine e introiti per le casse comunali. Sì, perché le ex-municipalizzate sono diventate redditizie,
perché mantengono tariffe ancora troppo elevate. Insomma, in questo campo la concorrenza non ha operato a favore dei cittadini, anzi con le aggregazioni attuate, ad esempio per la
società Iride, si sono ridotti i competitori».

Cavallera è quindi contrario a una fusione tra Gtt e Atm «che significhi semplicemente una diminuzione della potenziale concorrenza tra aziende di trasporto pubblico, proprio ora
che, seguendo le indicazione dell’Unione Europea, i servizi debbono essere messi a bando. Se Gtt e Atm si sposeranno, allora ci deve essere l’impegno reciproco dei Comuni che ne controllano la
compagine azionaria di farsi, gradualmente, da parte, collocando le azioni ai risparmiatori. Nascerebbe così una pubblic company in grado di coniugare efficienza ed economie di scala,
ridurre le tariffe e migliorare la qualità delle prestazioni, senza più l’ingerenza della politica. Naturalmente agli enti locali, segnatamente Regione e Province, restano i
compiti di programmazione e le scelte politiche principali per tutelare il pubblico interesse, garantendo il miglior servizio per condizioni di prezzo e qualità».

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