Francia. Ritorsione Coca Cola: niente nuove fabbriche

Francia. Ritorsione Coca Cola: niente nuove fabbriche

By Redazione

Di recente, le autorità di Parigi hanno annunciato una nuova serie di tasse,
che innalzano il prezzo delle bevande zuccherate. Ufficialmente presentate come misura anti-obesità, tali balzelli sono stati percepiti da molti come una misura per far cassa malamente
camuffata da tutela della salute pubblica.

Ovviamente, l’opposizione ed il disappunto maggiore sono venuti dalla Coca Cola, che per dimensione economica sarebbe la vittima principale. La tradizionale rivalità tra Francia e USA,
accentuata dalla vicenda Strauss-Kahn, ha gettato sale su un rapporto già difficile.

Così, la Coca Cola ha deciso di reagire.

L’azienda ha diffuso un comunicato, con cui afferma di sospendere un corposo investimento, programmato a Mirabeau, Francia settentrionale. Un’espansione da 17 milioni messa in ghiaccio. In base
al comunicato, ciò è stato fatto per valutare il peso della promessa tassa sulle bollicine. O, per citare, il documento: “Intendiamo anche protestare simbolicamente contro una
tassa che sanziona la nostra impresa e stigmatizza i nostri prodotti, paragonandoli a categoria come alcol e tabacco”.

I giri diplomatici non hanno convinto i politici transalpini: tra i più diretti, i rappresentanti dell’Ump, che hanno definito l’azione del colosso di Atlanta “Un ricatto”. Meno
draconiano, e più propenso alla mediazione, il governo, che definisce l’azione della Cola “Una decisione spiacevole in termini economici ma non può essere collegata all’aumento di
un centesimo di euro sulle bevande zuccherate, motivato da ragioni di sanità pubblica”.

E’ giusto osservare i grandi, ma non bisogna dimenticarsi dei piccoli. In questa partita a scacchi tra il direttivo della multinazionale e le autorità blues, chi rischia di più
sono i pedoni, gli abitanti di Mirabeau e dintorni. Da tempo in attesa della fabbrica come ossigeno per l’economia locale, ora questi rischiano di non vedere i posti di lavoro promessi. E tale
paura è condivisa dai dipendenti delle attuali strutture Cola, anch’essi timorosi di essere sacrificati nel bracccio di ferro.

Forse, in tempo di crisi, tali paure sono molto più concrete delle schermaglie tra le alte sfere.

Matteo Clerici

ATTENZIONE: l’articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L’autore, la redazione e la proprietà, non
necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti
accreditate e/o aventi titolo.

Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD