Fedagri, bene la tutela del metodo tradizionale di produzione del vino rosé

Fedagri, bene la tutela del metodo tradizionale di produzione del vino rosé

By Redazione

Roma  – “La posizione della Commissione Europea di consentire la produzione di vino rosato attraverso la mera miscelazione di vini rossi e bianchi
è una pratica attualmente vietata in ambito comunitario e la sua autorizzazione porterebbe seri danni economici a quelle cantine che producono vini rosati con metodi tradizionali”.

Con queste parole Paolo Bruni, presidente di Fedagri-Confcooperative ha commentato le dichiarazioni fatte oggi dal Ministro Luca Zaia che ha preso posizione a tutela della produzione
tradizionale del vino rosé, come già aveva fatto la Francia.

“L’apertura della Commissione Europea alla commercializzazione del vino rosato ottenuto dalla miscelazione di vini bianchi e rossi consentirebbe tra l’altro – prosegue Bruni – di immettere sul
mercato tutta una serie di prodotti a basso costo e non necessariamente legati alla produzione delle singole vendemmie”.

Il vino rosato riscuote un crescente successo soprattutto nei mercati del nord Europa, in cui il consumo di rosé sta sostituendo sempre più quello della birra durante gli happy
hour pomeridiani.

In crescita dell’8% nel 2008, nel mercato Britannico il rosé rappresenta per l’Italia l’8,9% dei vini complessivamente esportati ed il 2° posto come Paese fornitore alle spalle degli
Stati Uniti e davanti alla Francia.

A livello mondiale, un recente studio di Vinexpo/IWSR ha, poi, riconosciuto che il consumo di vino rosé nel mondo dal 2003 al 2007 è cresciuto del 13%, per un quantitativo di
circa 219 milioni di casse e a fronte di un incremento medio della domanda di vino mondiale del 5,46%. Per il 2012, sempre secondo Vinexpo/IWRS, l’interesse del vino rosé potrebbe
crescere ulteriormente ( 17%, oltre il 3% all’anno), superando le 257 milioni di casse, per una quota pari al 10% delle bottiglie complessivamente commercializzate.

Condividi su:

VISITA LO SHOP ONLINE DI NEWSFOOD