Farmacie, scontrino parlante e qualche interrogativo

Roma – Da qualche mese nelle farmacie e’ affisso un cartello con informazioni sullo «scontrino parlante», non sappiamo chi abbia avuto l’idea di chiamarlo in un
modo che ricorda il «grillo parlante» ma, tant’e’, ancora oggi molti consumatori ci chiedono cosa sia questo «scontrino parlante».

Niente di particolare, ovviamente, perché lo scontrino non parla, come il nome farebbe pensare, ma e’ semplicemente lo scontrino battuto alla cassa della farmacia dove sono contenute le
informazioni relative al farmaco, alla quantità, al prezzo e questa e’ la novità, al codice fiscale del consumatore. Si individua, così, chi ha richiesto il farmaco e
intende richiedere la detrazione delle spese mediche dalla propria dichiarazione dei redditi (19% sulla spesa sanitaria totale eccedente la franchigia di 129,11 euro). La detrazione delle spese
mediche vale per i farmaci con e senza obbligo di prescrizione medica.

La novità, per il consumatore, sta nella comunicazione del proprio codice fiscale. Ma, c’e’ sempre un ma che complica la vita ai cittadini, per ottenere la detrazione fiscale occorre
presentare copia delle ricette mediche (obbligatorie e non) insieme agli scontrini. Spesso un farmaco viene acquistato ripetutamente e senza ricetta medica. In questo caso non si ha diritto
alla detrazione fiscale. A che serve, allora, aver liberalizzato la vendita dei farmaci da banco? Perché si e’ previsto una categoria di farmaci (fascia C) senza obbligo di prescrizione?
Se un cittadino compra un farmaco senza obbligo di prescrizione (per esempio l’aspirina) perché non dovrebbe scaricarselo fiscalmente? Forse i nostri legislatori pensano che il
consumatore acquisti farmaci per divertimento? E dove e’ andata a finire la semplificazione amministrativa?
Primo Mastrantoni, segretario Aduc.

Norme :
Dpr n.917/1986
Legge 296/2006

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