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Esame comparato del protocollo sul Welfare e del disegno di legge attuativo

By Redazione

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha eseguito un esame comparato del protocollo d’intesa sul Welfare siglato lo scorso 23 luglio e del disegno di legge attuativo, analizzando le norme
originariamente previste e quelle che hanno subito modifiche.

Il ddl – Il testo del ddl comprende diverse norme, alcune delle quali mantengono le disposizioni del protocollo. Ecco le più importanti.

Incremento delle pensioni basse – La norma è rimasta immutata e prevede che sia potenziato il sistema di rivalutazione ai prezzi delle pensioni previdenziali per le fasce comprese
da tre volte e fino a cinque volte il minimo dall’attuale 90% al 100% della variazione dei prezzi.

Incremento delle maggiorazioni sociali delle pensioni sociali, assegni sociali, invalidi civili, ciechi e sordomuti – Il ddl prevede che l’Inps eroghi un assegno mensile di ? 242,84 per
tredici mensilità agli invalidi civili di età compresa tra i 18 ed i 64 anni, affetti da una riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%, che non svolgono alcuna
attività lavorativa nel periodo in cui l’invalidità sussiste. Il ddl, inoltre, introduce benefici previdenziali per esposizione all’amianto e rivaluta gli indennizzi per danno
biologico, mentre per gli incrementi delle maggiorazioni sociali delle pensioni sociali, assegni sociali, invalidi civili, ciechi e sordomuti con età pari o superiore a 70 anni il ddl
mantiene quanto previsto dal decreto legge 2 luglio 2007 n. 81, che prevede l’incremento delle prestazioni al fine di assicurare un reddito individuale mensile complessivo pari a 580 euro
mensili dal 1° gennaio 2008.

Somma aggiuntiva – Il ddl mantiene in vigore una somma aggiuntiva destinata ai pensionati previdenziali di età pari o superiore a 64 anni che non possiedano redditi complessivi
pari o superiori a 1,5 volte il TM (8.504,73 euro annui per l’anno 2007)

Accesso al pensionamento anticipato – Il protocollo ha definito un nuovo sistema di età pensionabile che abolisce lo scalone (cioè il brusco innalzamento dell’età
pensionabile a 60 anni dal 1° gennaio 2008) e definisce di un percorso graduale ed il ddl ha mantenuto le norme previste;

Lavori usuranti -Il ddl ha individuato le risorse (fondo decennale non inferiore a 2 miliardi di euro) che per metteranno ai lavoratori usuranti di andare in pensione con tre anni di
anticipo. Tale categoria di lavoratori sarà individuata sulla base di quelli indicati nel “decreto Salvi” del 1999, i lavoratori impegnati nei lavori con turni notturni, i lavoratori
addetti a linee di catena e ai mezzi pubblici pesanti. In via generale il DDL rispetta le norme programmatiche del Protocollo e stabilisce che le suddette categorie di lavoratori possano
accedere al pensionamento con 3 anni di anticipo (dopo aver compiuto il 57° anno d’età) purché abbiano svolto tale attività a regime per almeno la metà del
periodo di lavoro complessivo o, nel periodo transitorio, per almeno 7 anni negli ultimi 10 di attività lavorativa.

Razionalizzazione degli enti pubblici – Il ddl rispetta quanto disposto dal protocollo ed il governo, entro il 31 dicembre 2007, predisporrà un piano industriale volto a
razionalizzare il sistema degli enti previdenziali e assicurativi e a conseguire, nell’arco del decennio, risparmi finanziari per 3,5 miliardi di Euro.

Clausola di salvaguardia – Il protocollo ed il ddl prevedono, a titolo di garanzia, che dal 2011 venga innalzata dello 0,09% l’aliquota delle retribuzioni soggette a retribuzione. La
Fondazione Studi, tuttavia, ha sottolineato che “in un piano di sviluppo della competitività del sistema paese non è opportuno che venga disposto un aumento (anche se solo
potenziale) dell’aliquota contributiva pari allo 0,09% a partire dal 2011” e che questa decisione risulta “ancora più incomprensibile dal momento che esso rappresenta una clausola di
salvaguardia nel caso in cui il processo di razionalizzazione degli enti previdenziali ed assicurativi non assicuri con certezza il conseguimento dei risparmi che costituiscono la copertura
alle modifiche in materia pensionistica”: “Questo criterio – ha rilevato la Fondazione Studi – rischia di scaricare sull’aumento del costo del lavoro – e quindi sul sistema impresa con la
conseguente contrazione della competitività – una eventuale inefficienza organizzativa del sistema pubblico”.

Finestre pensionistiche per i lavoratori che hanno maturato 40 anni di contribuzione – Il ddl, rispettando in via generale quanto previsto dal protocollo, prevede la delega al Governo
affinchè  razionalizzi le diverse decorrenze dei trattamenti pensionistici; rimoduli, per un periodo da determinare, il regime delle decorrenze del trattamento pensionistico
per chi matura i requisiti per l’accesso al pensionamento anticipato con 40 anni di anzianità contributiva, ripristinando quattro decorrenze annuali; introduca un regime delle decorrenze
per coloro che maturano i requisiti per l’accesso al pensionamento di vecchiaia con età pari o superiore a 60 anni per le donne e a 65 anni per gli uomini e tenga sotto controllo la
spesa pubblica.

Coefficienti di trasformazione – Il ddl rispetta quanto previsto dal protocollo e prevede l’introduzione di una Commissione che monitori le grandezze macroeconomiche, demografiche e
migratorie che influiscono sugli attuali coefficienti, l’incidenza dei percorsi lavorativi discontinui ed il rapporto intercorrente tra l’età media attesa di vita e quella dei singoli
settori di attività.

Misure previdenziali per i giovani – Il ddl non ha modificato le disposizioni del protocollo, che determinano gli interventi per migliorare in futuro la prestazione pensionistica
modificando alcune situazioni connesse alle evoluzioni del mercato del lavoro che penalizzano soprattutto i giovani.

Interventi per i lavoratori immigrati extracomunitari – Il ddl non prevede un intervento immediato del Governo, ma solo l’impegno a verificare la possibilità di intervenire, nel
rispetto delle compatibilità finanziarie, sul regime pensionistico-previdenziale dei lavoratori immigrati extracomunitari.

Cumulo tra pensione e redditi da lavoro – Anche in questo caso, il ddl prevede che il Governo si impegni ad approfondire gli effetti dell’attuale regime di cumulo per incentivare la
permanenza al lavoro e per contrastare il lavoro sommerso ed irregolare dei pensionati.

Contributo di solidarietà per gli iscritti ed i pensionati dei fondi speciali

Sarà  posto a carico dei dipendenti in attività e dei pensionati ed il ddl rispetta quanto previsto dal protocollo;

Gestione separata – Il DDL attua le previsioni programmatiche del Protocollo, che introducono l’aumento di un punto dell’aliquota contributiva per gli iscritti alla gestione separata con
altre coperture previdenziali con corrispondente aumento delle pensione.

Disoccupazione – Il ddl, come previsto dal protocollo, prevede la creazione di un unico trattamento valido per tutte le qualifiche e per tutti i settori, che unisca la disoccupazione
ordinaria, la disoccupazione edile, la disoccupazione agricola, la mobilità, etc.

Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Esame comparato protocollo di intesa e disegno di legge attuativo
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