Energia, Confesercenti: «bruciati ogni anno 20 miliardi»
28 Marzo 2008
Il rapporto «100 casi di sprechi nell’energia» documenta un costo salatissimo per i ritardi, sprechi ed inefficienze che si sono accumulati: almeno 20 miliardi di euro bruciati ogni
anno, senza tanti sprechi ogni famiglia potrebbe risparmiare 516 euro all’anno con la riduzione di costi e di imposte, nella sintesi del rapporto sono elencati alcuni dei 100 casi di sprechi
fra i più clamorosi e curiosi.
Ecco brevi anticipazioni. L’Italia è il primo importatore di energia elettrica al mondo. Con la conseguenza che il costo per l’utente italiano è il doppio di
quello sostenuto da un francese e il triplo di quello che grava su uno svedese.
Ma l’Italia ha anche il record europeo della tassazione sui consumi energetici di ogni tipo ed ad ogni livello, nazionale e locale: la «spremitura» di famiglie ed imprese tocca la
ragguardevole cifra di 31 miliardi di euro l’anno, la più alta d’Europa.
E poi ci sono i paradossi: il fabbisogno energetico è di 198 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio), mentre il consumo effettivo e di 146 Mtep. Vale a dire che le perdite
sono pari a più di un quarto. Basterebbe allora migliorare l’efficienza dei motori elettrici e dell’illuminazione per risparmiare 50 mld di Kwh ed azzerare l’importazione di energia
elettrica.
«Sprecona» è l’illuminazione pubblica: il 95% delle sorgenti luminose utilizzate per l’illuminazione pubblica o privata esterna utilizza sistemi inadeguati che disperdono
inutilmente verso l’alto il 45% della luce erogata ed i nostri lampioni, da soli, disperdono circa il 30% di luce il che vuol dire erogare inutilmente la stessa luce per 250 milioni di euro
l’anno.
Indifferenti per il record europeo di «buchi nella rete» con perdite pari a 21 mld di Kwh: ovvero si spreca l’equivalente del consumo di energia di una metropoli (750 mila
famiglie).
Italia bocciata anche sul grado di utilizzo degli impianti, più basso di quello dei colossi del settore di Francia, Germania e Spagna.
Anche in termini di sprechi casalinghi andiamo forte. L’uso dei nostri elettrodomestici va in direzione opposta del risparmio: lo scaldabagno spreca 20% di energia elettrica, il frigo il 18%,
la lavatrice il 13%, la tv l’11%, il forno elettrico il 4%. Il tutto a causa di elettrodomestici sempre accesi o in stand-by, o vecchi e dispersivi.
«Curioso» anche il percorso di un metro cubo di gas naturale: ha un costo estrattivo di 2 centesimi, al confine italiano il prezzo sale a 20 centesimi mentre all’utente finale costa
65 (complice il prelievo fiscale che si aggira sul 43%). In tal modo il costo del gas naturale per il consumatore italiano è superiore di 20 punti rispetto alla media europea.
Inoltre la Pubblica Amministrazione ammodernando gli impianti potrebbe risparmiare fino al 40% dell’energia consumata, ovvero minori uscite per 240 milioni di euro.
Ed ancora: la bolletta che non ti aspetti. Il prezzo per ogni 100 kwh di energia elettrica per la grande industria è inferiore di un terzo rispetto alle altre imprese. E qualche
«Paperone» che consuma mensilmente più di 8 milioni di kwh non paga nulla per gli oneri di sistema, ovvero le voci aggiuntive in bolletta che non si riferiscono alla
produzione di elettricità ma riguardano piuttosto piccole imprese e famiglie.
Tanto è vero che ogni consumatore domestico con 3 Kwh di potenza e consumi di 2700 kwh versa 15 euro per oneri aggiuntivi ogni 100 euro pagati per la bolletta, ovvero una «stangata
continua». In compenso nel contatore c’è un tesoretto per lo Stato: le entrate fiscali per imposte sulle sole bollette elettriche sono pari a 9 miliardi di euro all’anno.
Paradossale anche il «costo» del mercato per gli utenti: una delle voci della bolletta serve per finanziare i costi cosiddetti «irrecuperabili» dell’Enel a causa della
liberalizzazione: insomma i cittadini pagano per avere un mercato concorrenziale nel settore elettrico.
Non solo, sempre gli stessi malcapitati – piccole e medie imprese e consumatori – pagano una sorta di tassa che equivale all’agevolazione esistente sui contratti per la fornitura di energia
elettrica agli impianti siderurgici ed al settore dell’alluminio.
Il rapporto guarda anche agli sprechi ambientali: ad esempio alla voce «spifferi» ricorda che istallando 20 milioni di metri quadri di doppi vetri l’Italia potrebbe risparmiare 500
mila tonnellate equivalenti di petrolio e un milione di tonnellate di anidride carbonica l’anno. Così come una tonnellata di carta riciclata farebbe risparmiare 1500 litri di petrolio.
Di conseguenza la Confesercenti avanza alcune proposte alle forze politiche ed alle istituzioni a partire dalla richiesta che il settore pubblico dia il buon esempio per primo eliminando
sprechi e agendo sulla riconversione energetica da un lato, favorendo con incentivi ancora maggiori dei previsti il risparmio energetico che riguarda famiglie ed aziende. Ed a tale proposito la
Confesercenti avanza una proposta: per l’estensione del solare, fotovoltaico si portino gli incentivi all’80% dall’attuale 55% per famiglie e piccole e medie imprese, con una maggiore
libertà da quei vincoli ambientali che possono rendere troppo complesso, o praticamente impossibile, l’iter per dotarsi di tali fonti di energia.




