Crisi: in dieci anni oltre 500 mila imprese agricole costrette a chiudere

Crisi: in dieci anni oltre 500 mila imprese agricole costrette a chiudere

Il presidente della Cia Giuseppe Politi lancia l’allarme e sollecita una strategia nuova a sostegno dello sviluppo e della competitività del settore. Occorre favorire il ricambio
generazionale. Va svolta entro il 2010 la Conferenza nazionale per un nuovo progetto.

“In dieci anni oltre 500 mila imprese agricole sono state costrette a chiudere. Non solo. Dal 2000 al 2009 il valore aggiunto dell’agricoltura è sceso da 27 a 25 miliardi di euro (meno
7,4 per cento), mentre si sono persi oltre 19 mila kmq di terreni coltivabili, praticamente un territorio come l’intero Veneto.
E la situazione rischia di aggravarsi ulteriormente. Gli alti costi produttivi, contributivi e burocratici, il crollo dei prezzi sui campi e il taglio dei redditi (meno 25,3 per cento solo
nello scorso anno) e la mancanza di una politica efficace nei confronti del settore possono trasformarsi in una miscela esplosiva e obbligare migliaia di agricoltori ad abbandonare
l’attività”. Lo ha sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi preoccupato per lo scenario agricolo del nostro Paese che richiede “strategie
nuove, interventi concreti, sostegni reali, ma soprattutto occorre un progetto di vero sviluppo che deve nascere dalla Conferenza nazionale sull’agricoltura da effettuarsi necessariamente entro
il 2010”.

“In pochi anni -ha aggiunto Politi- più di un quarto del totale delle imprese agricole ha dovuto chiudere l’attività. E questo allarmante fenomeno non ha interessato soltanto le
piccole e medie aziende, quelle dei territori marginali, di collina e di montagna. Oltre un terzo ha riguardato anche imprese grandi e attive, iscritte nel registro delle imprese delle Camere di
Commercio. A rendere più oscuro il panorama è che attualmente solo 112 mila aziende hanno un conduttore giovane, il 6,6 per cento del totale. Il che significa che nell’agricoltura
italiana non vi è ricambio generazionale: solo il 16 per cento delle nuove aziende è guidato da un giovane, solo nel 2,3 per cento delle aziende storiche è subentrato un
giovane alla conduzione”.

“Un abbandono che -ha rimarcato il presidente della Cia- sarà destinato ad aumentare, viste le grandi e complesse difficoltà che oggi incontrano gli imprenditori agricoli,
moltissimi dei quali sono con l’acqua alla gola e non sono più nelle condizioni di stare sul mercato, di produrre reddito, di svolgere una sana attività gestionale”.

“Nell’ultimo decennio -ha sostenuto ancora Politi- abbiamo assistito ad aumenti dei costi produttivi che superano abbondantemente il 350 per cento, mentre quelli contributivi sono triplicati.
Nello stesso periodo i prezzi hanno registrato un andamento altalenante che ha toccato il suo picco più basso nel 2009. Mentre i redditi degli agricoltori italiani sono crollati del 30 per
cento”.

“Le conseguenze negative degli alti costi produttivi e degli opprimenti oneri sociali sono stati devastanti. Sono costi che oggi incidono nella gestione aziendale agricola, in media, tra il 60 e
l’85 per cento. Gli aumenti hanno coinvolto tutti i fattori della produzione agricola. Non solo. A questi incrementi, che negli ultimi anni hanno frenato l’attività imprenditoriale con un
crescendo impressionate, si sono aggiunti -ha concluso il presidente della Cia- anche gli oneri previdenziali (in poco meno di due anni sono cresciuti del 25,7 per cento) e quelli di carattere
burocratico. Oneri pesanti che si traducono in forte ostacolo alla crescita economica delle imprese, con incidenza pesante sull’occupazione e la competitività”.

Cia.it
Redazione Newsfood.com+WebTV

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