“Cosa vuol dire mangiare”? Per due donne su tre è piacere
2 Dicembre 2011
Necessità fisiologica, piacere e momento di socialità positiva. Mangiare può avere diversi significati, a seconda dei protagonisti,dei piatti e dei momenti.
A cercar di far ordine e chiarezza, il sito Melarossa.it.
Nel portale, una domanda “Cosa vuol dire mangiare per te?”. Il quesito era rivolto a tutti i frequentatori del sito, con particolare attenzione alle donne giovani (25-35 anni) anni.
Nella maggior parte dei casi, il cibo era legato a sensazioni positive. In primis, il piacere: 67% dei partecipanti. Poi un portatore di salute, con particolare attenzione alla salute
psicologica, definibile “Antistress” (5,6% dei casi) o “Momento da condividere ” (7,3%) stimolo per la vita sociale.
Non manca il lato oscuro. Il 25% delle donne vede il tempo della tavola come tempo di disagio, l’8,8% come un’ossessione, ed il 4,1% come sorgente d’ansia. Nei casi peggiori (1,1% del campione)
vede il mangiare come un momento di censura, da non nominare neanche.
In mezzo, gli indecisi e la zona grigia. Un 8,5% vede il cibo come una pura necessità fisica. Infine, il 3,7% usa l’alimentazione solo come passatempo.
Il sondaggio e le risposte hanno attirato l’attenzione del dottor Luca Piretta, della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione.
Secondo Piretta, gli addetti ai lavori devono prendere atto del fatto compiuto, ed esplorare i molteplici significati del nutrirsi. E, facendo ciò, dando particolare attenzioni ai
soggetti femminili.
Allora, Piretta butta giù una prima strategia.
Momento centrale d’intervento, l’infanzia: è in tale periodo “Che che si crea il primo rapporto con il cibo ed è in questo periodo che bisognerebbe gettare le basi per una
corretta alimentazione che tenga conto sia degli aspetti di salute nutrizionale che di quelli ludici e gratificanti”. Da non trascurare neanche gli ambiti della famiglia e della scuola, momenti
di conoscenza e torri di sentinella di eventuali problemi e malattie alimentari
PER ULTERIORI INFORMAZIONI:
Matteo Clerici
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