Convegno Associazione Architetti per Milano e Assoedilizia

Convegno Associazione Architetti per Milano e Assoedilizia

By Giuseppe

La difesa dei Caratteri Urbani di Milano; dalla Storia all’Urbanistica di oggi

Così si difendono i caratteri urbani e storici della città.
Al convegno degli Architetti per Milano i progetti di salvaguardia e come realizzarli

 

 

Milano, 14 novembre 2025

 

A cura di ASSOEDILIZIA informa

“La difesa dei Caratteri Urbani di Milano; dalla Storia all’Urbanistica di oggi” – Convegno Associazione Architetti per Milano e Assoedilizia – 12.11.2025

Così si difendono i caratteri urbani e storici della città

 

Al convegno degli Architetti per Milano i progetti di salvaguardia e come realizzarli

di Saverio Fossati

Gli Architetti per Milano riprendono le attività: si è svolto mercoledì 12 novembre, presso la sede di Assoedilizia in largo Augusto 8, il convegno sul tema: “La difesa dei Caratteri Urbani di Milano; dalla Storia all’Urbanistica di oggi” (disponibile in streaming all’indirizzo https://events.assoedilizia.mi.it).

Una difesa che l’Associazione pratica da sempre, vigilando sulle diverse operazioni in corso o previste. Si è discusso così di alcune componenti della realtà urbana, che non impediscono altre operazioni, anzi, spiega l’Associazione, sono compatibili con gran parte di esse, ma hanno anche il ruolo di “prescrizioni” per le quali sono stati proposti Interventi specifici e individuate le istituzioni da coinvolgere.

Ad aprire i lavori l’introduzione del segretario generale di Assoedilizia Cesare Rosselli, che ha letto il messaggio del presidente Achille Colombo Clerici, dove è stato sottolineato come la cultura milanese derivi dallo spirito illuminista e dallo spirito giansenista. Così Milano ha ora una grande disponibilità di case popolari ma ha avuto, nel passato, anche l’interesse delle famiglie che hanno investito negli immobili da costruire e affittare. Una storia molto diversa da quella di Roma, dove ancora nel 1913 dei 180 mila ettari dell’agro romano, bel 75mila erano posseduti da 11 sole famiglie dell’aristocrazia nera. Una città, Roma, caratterizzata da uno spirito di conservazione ed espansione, con 8mila ettari di lottizzazione abusive, mentre Milano è città di rinnovamento, con interventi sul tessuto consolidato, soprattutto dopo la guerra. Tra aree industriali dismesse e riedificazioni sulle macerie belliche, il meccanismo del Pgt  va quindi incontro al meccanismo sociale della città.

Sperimentare e difendere alcuni caratteri urbani della città, fissando dei punti obbligatori che si ritengono decisivi, indicando alle istituzioni le procedure indispensabili sono gli scopi dell’Associazione – ha esordito Alberico Belgiojoso, già professore ordinario di Progettazione Urbana al Politecnico di Milano, e presidente dell’Associazione Architetti per Milano – concentrandoci sul tipo di città che Milano è stata, che è ora e che intendiamo che resti.
Si indaga sulle mappe mentali che ciascuno di noi si fa della città nel suo insieme e alle quali riferiamo le sensazioni e gli effetti che gli interventi hanno su tutto questo: presenza storica, qualità urbana, tecniche, il tipo di città che si ritiene che sia Milano, e la sicurezza. Il Pgt si è concentrato su fatti procedurali mentre Milano è una città d’arte delle trasformazioni, che si leggono molto bene anche per il suo sviluppo concentrico, sia sotto il profilo urbanistico che architettonico, e questo è un aspetto che va preservato.
Cominciando dalla città romana, che è una presenza importante da via Circo ai cardi, a via Brisa e corso Magenta con il palazzo imperiale, riteniamo utile proporre anche la facilitazione della lettura di questi luoghi.

Il cardo attraversa il centro da via Manzoni alla biblioteca Ambrosiana ed è ancora recuperabile ed evidenziabile e reso leggibile con pochi interventi. Poi c’è l’asse di via Torino, partendo da San Satiro e sino a porta Ticinese, che era usato, per esempio, dai nuovi arcivescovi quando entravano a Milano.

Della città medioevale restano le porte a S. Ambrogio, San Lorenzo e in piazza Cavour: è possibile leggerle meglio con un lavoro di pavimentazione omogenea  e di illuminazione serale. Piazza Diaz basterebbe liberarla dal verde per tornare al vero Novecento milanese. Per San Satiro basterebbe liberare largo Borges e migliore l’affaccio su va Torino con pavimentazione e illuminazione serale.
Milano, poi, ha molte realtà museali, tutte collegabili semplicemente con delle targhe, omogeneizzando illuminazione e pavimentazione.

Alberico Barbiano di Belgiojoso e Achille Colombo Clerici (foto d’archivio)

Vi sono poi una quindicina di palazzi immersi  nel traffico (da Serbelloni e Litta sono per citarne alcuni), dove si potrebbe sollevare la pavimentazione obbligando al rallentamento. La lottizzazione di via XX settembre via Boccaccio richiede che le facciate non vengano modificate. I caselli neoclassici lungo i bastioni spagnoli vanno resi più visibili pavimentando opportunamente lo spazio tra l’uno e l’altro e lavorando sull’illuminazione.
Belgiojoso ha presentato la mappa delle presenze che rappresenta il sistema storico di Milano ed è poi passato a parlare della fascia esterna al centro storico, dove ogni demolizione con ricostruzione comporta un cambio del sistema urbano, con l’espulsione degli abitanti e delle attività commerciali originari. Così come accade in piazza Loreto. A New York ogni quartiere ha una sua identità, a Milano questo si è perso e va recuperato.
La cintura ferroviaria, di grande valore architettonico ma lasciata degradare dalle Ferrovie, può far cambiare faccia alla fascia circostante con un recupero che chiederemo alla Soprintendenza, eliminando le pubblicità e consentendone la lettura architettonica.
Le grandi strade radiali, il vero sistema di Milano, possono essere messe in evidenza dando loro nuova qualità urbana. Quanto alle periferie, per esempio, il centro storico di Greco va valorizzato agendo sulle arcate ferroviarie e liberandole dalle presenze delinquenziali. All’Ortica serve un ponte pedonale più basso. Ma, ha sottolineato Belgiojoso, la periferia nuova è più pericolosa di quella vecchia.
Il settore nord è più pasticciato a causa dell’espansione e i centri storici sopravvivono in mezzo a grandi arterie.
Infine le grandi presenze di edilizia sovvenzionata (come a via Feltre), ha concluso Belgiojoso, non hanno ancora i 70 anni di età per essere protette per legge ma si possono tutelare con opportune iniziative.

Ilaria Borletti Buitoni

 

La parola è poi passata a Ilaria Borletti Buitoni, già sottosegretaria alla Cultura con il Governo Monti, e vice presidente del Fai (Fondo per Ambiente Italiano). Dalla sensibilità dei milanesi, ha detto Borletti Buitoni, deve nascere la spinta per realizzare gli interventi proposti, che sono realmente attuabili, con il Fai al loro fianco. L’affresco del Buongoverno suggerisce che il compito della buona amministrazione è quello di un contesto che migliori la vita delle comunità che vi abitano, rafforzandone le identità ma con lo sguardo sul futuro, e in questo senso vanno le proposte di Architetti per Milano. Creare mappe mentali che uniscano luoghi dal punto di vista storico, creando segni concreti, è un aiuto alle comunità perché si rafforzi l’identità, perché essere milanesi significhi raccogliere le testimonianze materiali di quella storia che trasmettano appunto il senso positivo di comunità e di appartenenza.

Marco Engel

Marco Engel, architetto, presidente dell’Istituto Nazionale di urbanistica della Lombardia, ha dedicato il suo contributo a istituzioni e procedure per trovare la strada giusta verso la realizzazione del progetto:  si tratta, ha detto Engel, di una visione della città presente e futura e del modi conoscerla e usarla. Lo strumento, almeno in linea teoria, è quello del piano di governo del territorio. La catastrofe in cui ci troviamo sul piano urbanistico consente però di avere un po’ di tempo per ragionare sul futuro.

La legge attribuisce compiti specifici al Pgt, espressi nel documento di piano, dove si individuano i principali elementi caratterizzanti del paesaggio, e nel piano delle regole dove si individuano i beni oggetto di tutela. Così è proprio nel Pgt che si può individuare le azioni per evitare che elementi e luoghi peggiorino e anzi vengano resi, appunto, leggibili.

Il Pgt, però – ha spiegato Engel – non interviene sul progetto di gestione degli spazi pubblici. Poi va detto che esistono fonti di finanziamento per l’avvio dei progetti ma non per la spesa corrente da usare per il mantenimento delle azioni realizzate.
Per esempio, la legge regionale sulla riduzione del consumo di suolo ha ridotto il gettito Imu da terreni edificabili, con ricadute immediate proprio sulla spesa corrente.

Engel ha sottolineato che nella normativa di piano vigente non è stato previsto nulla sulla conservazione storica di cui si è parlato e tutto è ricaduto sulla Commissione Paesaggio. Così, per esempio, il ponte della Bovisasca è stato realizzato secondo i princìpi viabilistici astratti ma senza attenzione a tracciati e orientamenti rispetto alla periferia in cui è stato collocato. Eppure è stato approvato dalla Conferenza di servizi in cui le numerose istituzioni presenti non sono, evidentemente, intervenute sotto quel profilo.

Oltre al Pgt, ha spiegato Engel, gli altri strumenti sono i programmi e i progetti comunali di qualificazione dello spazio pubblico, quelli connessi a bandi di finanziamento e il sistema delle sponsorizzazioni e dei contributi straordinari. Ma anche il crowdfunding, particolarmente utili proprio per il mantenimento delle azioni nel medio e lungo periodo.

Umberto Nicolini


Umberto Nicolini
, architetto, esperto in sicurezza urbana, ha chiarito che esiste un legame tra lo spazio come viene costruito e la sicurezza dei luoghi e abbiamo strumenti per rendere questo spazio più o meno sicuro. Il primo tema è lo spazio urbano del centro storico, dove il livello di scurezza va ricondotto a tre caratteristiche, anzitutto la vitalità legata alla grande utilizzazione, le funzioni qualificanti e i simboli come gli edifici e i negozi storici.
I rischi sono il degrado ambientale, soprattutto in caso di grandi eventi o comportamenti antisociali, come avveniva in zona Brera negli anni Novanta nelle ore tra la chiusura dei negozi e l’inizio dell’attività di ristoranti e teatri.

La pressione speculativa trasforma i simboli (come nel caso di Starbucks in luogo delle Poste) e i centri storici diventano tutti uguali.

L’espulsione delle abitazioni dal centro storico è un altro grave problema per la sicurezza, così come il mix architettonico e funzionale è quindi essenziale per la sicurezza.
Per prendere a esempio il municipio 3 di Milano, mercato e indicatori sociali ne riflettono la qualità ambientale ed edilizia, il forte mix funzionale e sociale, la presenza di iniziative su strada e il sistema di piazze che consentono la leggibilità del territorio e l’orientamento.

Non mancano punti di riferimenti simbolici che permettono alle persone di sentirsi a casa e quindi di più sicure. E i piani terra sono adibiti a negozi e attività anche se ora la tendenza è quella di trasformarli in abitazioni o box auto, quindi senza più vitalità.

A Milano, però, la cintura ferroviaria non è valorizzata, con luoghi marginali e di degrado, mentre in altre città le arcate sono l’occasione per attività di ogni genere, anche luoghi di aggregazioni o spazi culturali.

Su tutti questi argomenti, ha concluso Belgiojoso, si farà un notevole gruppo di pressione con l’Associazione. Le tematiche esposte diverranno un documento base da utilizzare per delle richieste alle diverse istituzioni, per i prossimi sviluppi di Milano. E il 26 l’Osservatorio Metropolitano sarà dedicato proprio alla sicurezza.

 

 

 

Foto Cover: Alberico Barbiano di Belgiojoso e Cesare Rosselli

 

 

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