Confagricoltura esamina gli emendamenti al decreto sulle quote latte e la fiscalizzazione per le aree montane e svantaggiate

 

“In sede parlamentare il decreto legge sulle quote latte dovrà essere modificato. E’ indispensabile per non vedere vanificati l’impegno e gli sforzi del mondo
produttivo nel perseguire l’applicazione della Legge 119/2003, e per garantire i produttori che hanno sempre rispettato le regole”. Lo ha rimarcato la Giunta Esecutiva
di Confagricoltura riunita oggi a Roma.

Queste le condizioni irrinunciabili per l’Organizzazione agricola:

• l’obbligo, per avere nuove quote, della rinuncia di qualsiasi contenzioso in atto o futuro;
• la previsione di un “pagamento d’ingresso”, commisurato all’entità del debito, per accedere alle nuove quote ed alla rateizzazione;
• un fondo con adeguate risorse a favore degli allevatori in regola;
• la retroattività al 2009 dell’efficacia del superprelievo nel caso di non accesso alla rateizzazione.

La Giunta di Confagricoltura – che ha esaminato la difficile congiuntura dell’economia del Paese e del settore agricolo – ha risollecitato il varo di un pacchetto di
misure “anticrisi” specifiche per il settore primario, tra cui quelle per ripristinare il fondo di solidarietà nazionale per le assicurazioni agevolate per le
calamità naturali e le avversità atmosferiche e per la ridefinizione del regime di credito d’imposta, per favorire le attività di internazionalizzazione delle
imprese agroalimentari.

Preoccupa Confagricoltura in particolare il problema delle agevolazioni previdenziali per le zone montane e svantaggiate, nell’ottica di contenere il costo del lavoro nelle aree
difficili. Non va dimenticato che le giornate di lavoro in zone montane e svantaggiate sono – calcola Confagricoltura – 85 milioni su poco più di 100 milioni. La
mancata proroga della legge 81/2006 sulla fiscalizzazione delle aree svantaggiate comporterebbe un incremento degli oneri per il sistema agricolo di 275 milioni di euro per anno.

La questione – ha rilevato la Giunta di Confagricoltura – richiede interventi immediati, anche perché è mancata sinora la giusta attenzione politica al problema ed
ai suoi effetti concreti sulla redditività e sulla tenuta competitiva delle imprese.

“Anche quella agricola – ha aggiunto il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni – è attività di impresa e come tale va riconosciuta e sostenuta per superare
questo momento di grave difficoltà che la sta investendo. Non dimentichiamo che il settore primario dà lavoro ad 1.200.000 addetti”.

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