Come funziona il «forfettone»

Semplificazione, riduzione degli adempimenti e conseguente diminuzione dei costi. Con queste parole l’Agenzia delle Entrate ha riassunto i vantaggi derivanti dall’applicazione del cosiddetto
‘forfettone’, cioè dall’agevolazione prevista dalla Finanziaria 2008 per i contribuenti minimi.
Dal 2008, in particolare, le imprese individuali ed i professionisti singoli che rispondano a particolari requisiti possono decidere di versare un’imposta sostitutiva del 20% sul reddito
calcolato come differenza tra ricavi o compensi e spese sostenute, comprese le plusvalenze e le minusvalenze dei beni relativi all’impresa o alla professione.
Scegliendo tale regime, i contribuenti:
– non devono più pagare l’Irpef, l’Irap, le addizionali regionali e comunali;
– beneficiano dell’esonero degli adempimenti a fini Iva;
– sono esclusi dall’applicazione degli studi di settore;
– non sono soggetti all’obbligo di registrazione e tenuta delle scritture contabili e all’obbligo di inviare gli elenchi clienti e fornitori.
Al contrario, i contribuenti che scelgono il forfettone restano soggetti agli obblighi di:
– numerare e conservare le fatture d’acquisto e le bollette speciali. Inoltre l’Iva diventa un costo deducibile dal reddito, poichè i contribuenti minimi sono tenuti ad emettere le
fatture senza l’addebito dell’Iva e non possono detrarre l’Iva dagli acquisti;
– certificare i corrispettivi;
– conservare i documenti emessi e ricevuti;
– integrare le fatture di acquisto intracomunitario o in regime di reverse charge.

Chi può scegliere il ‘forfettone’
Possono optare per l’imposta sostitutiva del 20% i contribuenti minimi, ovvero le imprese individuali ed i professionisti singoli che:
– nell’anno precedente: hanno ottenuto ricavi o compensi di importo non superiore a 30 mila euro; non hanno avuto dipendenti o collaboratori (anche a progetto); non hanno effettuato cessioni
all’esportazione; non hanno erogato utili da partecipazione agli associati con apporto di solo lavoro;
– nel trienni precedente non hanno effettuato acquisti di beni strumentali con valore superiore a 15 mila euro;
– avviano un’attività e ritengono di possedere i suddetti requisiti;
– i contribuenti minimi in franchigia che avevano scelto il regime ordinario.
Non sono considerati contribuenti minimi coloro che:
– applicano regimi speciali Iva;
– non risiedono in Italia;
– effettuano cessioni di immobili, terreni e mezzi di trasporto nuovi come attività esclusiva o prevalente;
– partecipano anche a SP, associazioni professionali o a SRL.
I contribuenti non saranno più riconosciuti come ‘minimi’:
– l’anno dopo la perdita di anche uno solo dei suddetti requisiti;
– l’anno stesso in cui vengono percepiti ricavi superiori a 45 mila euro.

Leggi Anche
Scrivi un commento