Coldiretti: «il grano in controtendenza cala del 2%»

By Redazione

In controtendenza con le altre materie prime come il petrolio, all’apertura settimanale il prezzo del grano diminuisce del 2 per cento e scende a circa 0,265 euro al chilo al Chicago Board of
Trade, che rappresenta il punto di riferimento del commercio internazionale delle materie prime agricole.

Lo rende noto la Coldiretti, in occasione del record fatto segnare dal petrolio, nel sottolineare che il prezzo del grano dopo aver raggiunto il record storico ha invertito la rotta e apre la
settimana con un segno negativo ed un prezzo fissato per bushel (pari a 27,2 chili) pari 10,85 dollari per i future con consegna a maggio.

Le speculazioni che – sostiene la Coldiretti – si sono spostate dai mercati finanziari in difficoltà a quelli delle materie prime agricole sono una delle cause dell’andamento altalenante
delle quotazioni che sono comunque sostenute. Una tendenza di cui non beneficiano certamente gli agricoltori italiani che – precisa la Coldiretti – hanno già raccolto e venduto da tempo
il grano mentre sono costretti in questo periodo ad affrontare costi di produzione per la coltivazione stimati in aumento del 9,27 per cento rispetto allo scorso anno, sulla base dei dati Ismea
riferiti a gennaio.

L’andamento delle quotazioni è influenzato dalla notizia che le scorte di grano statunitensi hanno raggiunto il livello minimo degli ultimi 50 anni e dalle informazioni sugli effetti
negativi del maltempo sulle potenzialità produttive in diverse parti del mondo, dal Canada all’Argentina fino all’India mentre si registra una richiesta senza precedenti di prodotti
agricoli da parte di Paesi in rapido sviluppo come Cina ed India.

Una situazione che va affrontata – continua la Coldiretti – con la programmazione di filiera alla quale l’agricoltura italiana può rispondere positivamente grazie alla
flessibilità introdotta con la riforma della politica agricola.

Peraltro il prezzo di pane al consumo dipende – conclude la Coldiretti – solo in minima parte da quello del grano, che incide appena per il 10 per cento sul valore finale di vendita e dunque
nella forbice dei prezzi dal grano al pane c’è abbastanza spazio per recuperare diseconomie e garantire una adeguata remunerazione agli agricoltori e a tutte le componenti della filiera
senza aggravare i bilanci delle famiglie con conseguenze negative per i consumi con gli acquisti familiari che sono calati del 6,3 per cento per il pane in un anno.

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