Coldiretti: «bene stop Comitato UE a pollo al cloro»

By Redazione

E’ positivo lo stop del Comitato europeo per la catena alimentare e animale, formato dagli esperti dei 27 Stati membri nei confronti della proposta approvata dalla Commissione Ue di riaprire le
frontiere alla carne di pollo americana trattata al cloro, al bando dal 1997.

E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che la sonora bocciatura di 26 membri compresa l’Italia è importante per evitare che questa preoccupante novità arrivi sul mercato
comunitario senza che imprese e consumatori ne sentano il bisogno.

Dopo il pressing esercitato dagli Stati Uniti nell’ambito del secondo incontro del Consiglio Economico Transatlantico (Tec) tra Unione Europea e Stati Uniti, il 28 maggio scorso la Commissione
Europea aveva adottato una proposta che – sottolinea la Coldiretti – prevedeva una durata di due anni con l’apertura delle frontiere europee condizionata: all’uso di una sola sostanza chimica a
base di cloro, tra le quattro utilizzate comunemente per disinfettare le carni, proibendo così l’uso di cocktail di sostanze; al lavaggio con acqua potabile; all’uso di etichette in cui
si espliciti che il prodotto e’ stato decontaminato con il cloro; e alla fornitura di dati da parte delle autorità americane sulla possibile resistenza agli antibiotici che questi
trattamenti potrebbero provocare.

Una serie di precauzioni che secondo la Coldiretti non risolvono le perplessità sui rischi per l’ambiente e la salute sia per quanto riguarda possibili reazioni chimiche, variazioni del
gusto, effetti tossici in caso di ingestione dei residui di queste sostanze, così come il rischio di insorgenza di ceppi di batteri resistenti.

L’Italia, che è autosufficiente nella produzione di polli – sottolinea la Coldiretti – non ha alcun interesse a promuovere sistemi di lavorazione che riducono le garanzie in un settore
che ha già pesantemente sperimentato gli effetti delle emergenze sanitarie, con la crisi dell’influenza aviaria. L’Italia – conclude la Coldiretti – è più che
autosufficiente nei consumi grazie a 6000 allevamenti, 173 macelli, 517 imprese di prima e seconda lavorazione che danno complessivamente lavoro a 180mila addetti per una produzione complessiva
di 1,13 milioni di tonnellate di carne ampiamente superiore ai consumi interni e un fatturato complessivo di 3,5 miliardi di euro, circa il 6,5 percento del valore dell’intera agricoltura
italiana.

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